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18:35 lunedì 20 aprile 2026
L’AI sta facendo perdere il lavoro a così tante persone che si inizia a parlare di mega layoff, cioè di mega licenziamenti A quanto pare sta diventando un vero e proprio "trend" tra le aziende, tanto che molte licenziano anche se non sono in difficoltà economiche.
È stato annunciato un altro sequel di Top Gun e ovviamente anche stavolta il protagonista sarà Tom Cruise Del film si sa ancora pochissimo, ma l'unica conferma che importa davvero c'è già: Maverick non va in pensione, nemmeno a 63 anni.
Secondo il Financial Times la crisi abitativa di Milano ormai è più grave anche di quella di Londra I prezzi delle case in città sono aumentati del 57 per cento nell’ultimo decennio, mentre gli affitti sono saliti di oltre il 70 per cento.
Gli Strokes hanno usato il palco del Coachella per denunciare tutti i crimini che gli Usa hanno commesso nel mondo dagli anni ’50 a oggi Lo hanno fatto con un video in cui mostravano i colpi di Stato in Cile, Bolivia, Congo (solo per citarne alcuni) e poi i bombardamenti su Gaza e Iran.
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.

La miglior produttrice di sakè al mondo è una donna

13 Gennaio 2021

Miho Imada ha 59 anni e produce il sakè migliore al mondo ad Akitsu, una piccola cittadina di pescatori affacciata sul mare interno nella prefettura rurale di Hiroshima. Imada è una delle poche donne tôji, o mastri birrai, che producono artigianalmente la famosa bevanda alcolica giapponese derivata dal riso. È apparsa nel documentario del 2019 Kampai! Sake Sisters e nel 2020 è stata inserita nella lista delle 100 donne più influenti al mondo della Bbc. Imada è tra le poche donne – circa un trentina a fronte di 1200 tôji – a fare questo mestiere, che in Giappone è tradizionalmente svolto dagli uomini. Come racconta il Guardian, Imada ha iniziato a fare questo lavoro 25 anni fa, quando dopo un’esperienza nel mondo dell’arte contemporanea e del teatro a Tokyo, è tornata nella sua cittadina natale e ha deciso di prendere in mano l’attività del padre, la cui azienda produceva sakè dal 1867.

Ha affiancato per 8 anni il tôji che collaborava con suo padre, imparando così tutti i segreti del mestiere e dedicando la sua vita al lavoro. Quando il padre è andato in pensione nel 2016, era pronta a prendere le redini dell’azienda, visto che suo fratello maggiore nel frattempo aveva deciso di diventare medico e non era per nulla interessato all’attività di famiglia. In quel periodo, il sakè stava perdendo di smalto, visto che i giovani giapponesi lo associavano agli impiegati ubriachi: nella metà degli anni Settanta, i giapponesi bevevano infatti qualcosa come 1,67 miliardi di litri di sakè all’anno, secondo i dati dell’agenzia fiscale nazionale, ma nel 2014 il consumo interno si è ridotto a 557 milioni di litri. Negli anni Ottanta c’erano circa 3500 aziende produttrici, ora sono solo 1200. Per tutti questi motivi, Imada ha scelto di concentrarsi sulla produzione di sakè di fascia alta e non su quello in serie e ciò ha decretato il suo successo: il suo marchio è infatti riconosciuto non solo nel suo Paese, ma anche in America e in Europa.

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