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15:40 martedì 16 giugno 2026
È disponibile in streaming Free Party: A Folk History, uno dei più bei documentari di sempre sulla storia dei rave Presentato nel 2023, il film di Aaron Trinder racconta la nascita della scena rave britannica e soprattutto il leggendario festival di Castlemorton, uno dei più grandi rave di tutti i tempi.
Ci vorranno almeno sei mesi per rimuovere tutte le mine piazzate nello Stretto di Hormuz e riaprirlo davvero Ma prima bisogna capire se queste mine ci sono, perché l'Iran potrebbe come non potrebbe averle piazzate.
La Cassazione ha stabilito che se i tuoi colleghi ti causano ansia e stress il tuo capo deve risarcirti (e tanto, anche) Dopo la sentenza il lavoratore in questione è stato riassunto e il datore di lavoro costretto a pagare un risarcimento di 80 mila euro.
A Berlino ci sarà la più grande retrospettiva mai dedicata a Ryuichi Sakamoto Si intitola seeing sound, hearing time e, dopo Tokyo e Pechino, arriva finalmente anche in Europa, dall'11 settembre 2026 al 23 maggio 2027.
Timothée Chalamet ha detto che vedere i Knicks che vincono il titolo NBA è molto meglio che vincere l’Oscar «Preferisco aver vinto questo che gli Oscar», ha detto, festeggiando il titolo NBA vinto dai Knicks, 53 anni dopo il precedente.
La diplomazia iraniana avrebbe assunto degli psicologi che aiutassero i negoziatori a comunicare con Trump come si comunica con i pazienti psichiatrici E a quanto pare la decisione avrebbe portato a dei significativi progressi nelle trattative di pace.
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
Il primo sciopero di tutti i lavoratori della cultura nella storia d’Italia Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.

Gli organizzatori di un evento a tema My Little Pony in Russia sono stati accusati di propaganda Lgbtq+

20 Febbraio 2024

Lo scorso weekend, un evento dedicato a My Little Pony organizzato a Mosca è finito nel mirino della polizia in seguito a una presunta attività di propaganda Lgbtq+. Come riportato da Euronews, nella giornata di sabato le forze dell’ordine hanno ricevuto un reclamo che accusava il “Mi Amore Fest” – una convention interamente rivolta ai fan dei famosi cavallini colorati che celebrano il potere dell’amicizia – di promuovere «relazioni non tradizionali e simboli correlati» e presentare «contenuti per adulti rivolti ai minori». La polizia della capitale ha quindi raggiunto la sede dell’evento e, stando a quanto dichiarato dalle persone indagate sul social media russo VK Sunday, ha eseguito due diversi controlli senza riuscire a individuare nessuna prova di attività propagandistiche illecite. Ciononostante, gli organizzatori dell’evento, di fronte all’aumento delle lamentele, si sono trovati costretti a chiudere i battenti della convention in anticipo. 

Non è d’altronde la prima volta che, nel Paese, My Little Pony viene censurato perché associato alla comunità queer. Lo scorso dicembre, Kinopoisk, un database online russo di film e serie tv, aveva cambiato la classificazione di My Little Pony come prodotto riservato a un pubblico 18+. In molti avevano collegato la decisione di Kinopoisk agli sforzi portati avanti dai creatori della serie nel migliorare la rappresentazione della comunità Lgbtq+ tra i propri personaggi: nel 2019, era infatti stato trasmesso per la prima volta un episodio che mostrava una coppia composta da due pony di sesso femminile. Pochi mesi fa, la Corte Suprema russa aveva aumentato la stretta su quello che aveva definito il “movimento pubblico internazionale Lgbt”, dichiarandolo estremista, e rendendo di fatto illegale ogni forma di attivismo a sostegno della comunità queer, inclusi i My Little Pony arcobaleno.

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Si intitolava The Malefactors e dentro c'era chiunque: Nigel Farage, Taylor Swift, Greta Thunberg, Johnny Marr (tre volte), Lisa Simpson, tutto il Canada e pure lo stesso Morrissey.

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