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22:04 mercoledì 1 luglio 2026
Per puro caso è stato ritrovato il diario di un sopravvissuto a Hiroshima, che adesso diventerà un libro e un film Scritto da Kiyoshi Tanimoto, rimasto per decenni negli archivi dell'università di Yale, adesso il diario diventa un libro e un film intitolati Hiroshima, 8:15.
In Messico c’è un vigilantes che dà la caccia ai ladri di biciclette, li cattura e li attacca con lo scotch ai pali stradali È successo a Lagos de Moreno, nello Stato di Jalisco. Il vigilantes è stato ribattezzato da media e cittadini "il Batman messicano".
Al movimento contro i data center si è unita anche Erin Brockovich, quella vera «Combattiamo contro chi possiede tutti i soldi del mondo», ha detto, annunciando la sua discesa in campo contro i data center.
I lefebvriani hanno il vizio di farsi scomunicare dalla Chiesa Cattolica per l’ordinazione di vescovi senza il permesso del Papa Era già successa la stessa identica cosa nel 1988, quando Marcel Lefebvre in persona fu scomunicato da Giovanni Paolo II. Ora, Leone XIV è stato costretto alla stessa decisione.
Tom Verlaine dei Television aveva una collezione di 4 mila vinili e adesso quella collezione è in vendita I vinili del frontman dei Television si potranno acquistare sulla piattaforma Discogs oppure nel negozio di dischi Academy Recors, a Brooklyn.
Quest’anno il Glastonbury non ci sarà perché gli organizzatori vogliono far “riposare” il terreno sul quale si tiene il festival Lo chiamano anno di maggese, ce n'è uno ogni cinque edizioni del festival, serve a far ricrescere l'erba e a far brucare tranquille le mucche.
In Francia hanno approvato una legge che equipara l’ultra fast fashion a sigarette e alcolici Una legge che va a limitare fortemente le attività di colossi come Shein, Temu e AliExpress, imponendo una nuova tassa e il divieto di pubblicità.
L’ondata di caldo è stata una catastrofe per i festival musicali indipendenti, che già se la passavano piuttosto male Solo nello scorso fine settimana ci sono state una mezza dozzina di cancellazioni di concerti e festival annullati. Alcuni rischiano di non tornare più.

Ah, la terza via

Riflessioni sulle sconfitte della sinistra in Europa, la sua incapacità di guardare avanti e la marcia indietro sul riformismo.

26 Settembre 2013

Roma – Se esiste un filo sottile che lega gli insuccessi registrati negli ultimi mesi dalla sinistra in Europa con il caso dei recenti insuccessi relativi ai disastri e ai mezzi disastri del capitalismo italiano, la parola da tenere a mente è sempre quella e si chiama riformismo. Che cosa c’entrano Telecom o Alitalia con i risultati ottenuti dall’Spd in Germania e dal Pd in Italia? Proviamo ad arrivarci a poco a poco. I casi tedeschi e italiani, e le relative non vittorie ottenute dai progressisti sia qui che nel resto d’Europa, sono legate a molti fattori differenti e a un numero infinito di spiegazioni ma hanno un tratto comune che riguarda la questione del posizionamento politico della sinistra europea. Dietro le sconfitte dei socialdemocratici tedeschi e dei democratici italiani infatti, l’unico vero tratto comune che si può individuare riguarda il grande errore commesso dalla sinistra la quale, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nostro decennio, ha pensato bene che il suo futuro fosse il suo passato, e che il suo passato fosse l’unica soluzione e l’unica risposta possibile per alimentare quell’onda rossa che avrebbe dovuto travolgere l’Europa e liberarci dalla destra brutta e cattiva guidata dalla signora Merkel e dal signor Berlusconi.

Le cose sono andate come sono andate, Berlusconi è ancora con più di un piede nel nostro governo e la signora Merkel è ancora la mamma della Germania; l’impressione è che il grande sbaglio dalla sinistra europea sia stato quello di aver rottamato, come va di moda dire oggi, una certa linea moderna, riformista e rivoluzionaria che dalla seconda metà degli anni Novanta aveva trovato un faro da seguire nel trio formato da Bill Clinton, Tony Blair e Gerhard Schröder. Quella sinistra aveva capito che il modo migliore per vincere le elezioni e per poi governare il paese era quello di costruire il proprio profilo non declinando una qualsiasi politica dell’anti (anti berlusconismo, anti rigorismo, anti merkelismo: perché oggi la sinistra o è “anti” o non è), ma era quello di rendere, molto più semplicemente, popolare il riformismo e diventare l’unica forza credibile nel saper coniugare insieme welfare, sociale, riforme e spesa pubblica disciplinata.

Una volta esaurite le suddette esperienze, gli eredi di quella sinistra hanno creduto che fosse fondamentale – per rendere accattivanti i propri progetti politici  e per far concorrenza alle destre poi arrivate al governo – non migliorare o magari aggiornare gli approcci politici (e di successo) visti in Europa alla fine dello scorso decennio ma tornare al passato, a una immaginifica età dell’oro pre-blairiana, creando così un nuovo grande collante attorno all’espressione “lotta al neoliberismo”. Il che ha portato a una conseguenza letale: tentare di vincere le elezioni non rubando gli avversari alla destra ma strizzando l’occhio all’estremità dall’altra parte. E seppure Peer Steinbrück, candidato socialdemocratico, venne scelto, ai tempi, proprio per non perdere contatto con l’elettorato centrista, alla fine, come il suo omologo italiano Peer Luigi Bersani, si è ritrovato non competitivo su quel fronte, sul fronte centrista, e in qualche modo si è buttato a sinistra, non riuscendo a declinare in forma attuale il riformismo schorederiano.

Lo slittamento verso sinistra delle sinistre europee, in paesi come l’Italia, ha generato inoltre una sovrapposizione di fatto tra la posizione del sindacato e quello del maggior partito progressista. E il caso Alitalia e il caso Telecom, in questo senso, sono stati più che significativi. In tutti questi anni la grande preoccupazione della sinistra, rispetto all’evoluzione del capitalismo italiano, non è stata quella di sviluppare e promuovere seri piani industriali, capaci di costringere gli imprenditori a fare gli imprenditori e non i giocatori con le scatole cinesi, ma è stata quella di proteggere, soprattutto, i singoli posti di lavoro, senza dare alcuna prospettiva futura alle aziende in questione. I posti di lavoro, come chiedevano i sindacati, sono stati protetti ma intanto le aziende sono praticamente decotte, tanto che quei posti di lavoro rischiano di non esserci più.

Seguendo questo tipo di politica, orientata a sinistra e prona sul fronte sindacale, il centrosinistra è rimasta schiacciato, minoritario, lontano dalla maggioranza del paese e, rottamando la terza via, si è ritrovato nella situazione in cui è oggi. Inseguire la sinistra-sinistra ha fatto ruzzolare la sinistra riformista dentro una trappola. Uscirne non è impossibile. Sarebbe sufficiente guardarsi allo specchio e togliersi una volta per tutte gli affettati dagli occhi.

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