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11:57 lunedì 9 febbraio 2026
Il governatore della California Gavin Newsom ha ribattezzato il Super Bowl Sunday in Bad Bunny Day Il governatore democratico ha dato l'annuncio con un messaggio ironico che fa il verso a Donald Trump, da mesi impegnato a parlare male del musicista.
Tra le cose mai viste fatte da Bad Bunny al Super Bowl c’è anche quella di essersi esibito in un total look Zara Camicia con colletto, cravatta, maglia e pantaloni chino: questo il look dagli stylist Storm Pablo e Marvin Douglas Linares.
Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.

Il No ha vinto solo nei centri storici delle grandi città

22 Settembre 2020

Il Sì ha vinto al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre 2020 sul taglio del numero dei parlamentari (implicando quindi la modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione, promossa dal Movimento 5 Stelle), raccogliendo quasi il 70 per cento dei consensi. Il No, al contrario, ne ha raccolti poco più del 30 per cento. A emergere dall’analisi del voto referendario, un dato ulteriore, ovvero la prevalenza del Sì nelle periferie e quella del No nei centri storici, le zone dove tradizionalmente il voto è più orientato verso il centrosinistra.

A Milano infatti, il Sì ha incassato il 56,4 per cento salvo nel Municipio I, con il 56,5 per cento di voti per il No. Nel capoluogo lombardo, il sì ha comunque prevalso in tutti gli altri 8 municipi. Stessa e identica situazione a Roma, dove il No si è affermato nel municipio 1 (centro storico) con il 56 per cento e nel 2 (Parioli Nomentano) con il 57 per cento. Così anche a Torino: nonostante il sì si sia attestato al 60,74 per cento, le uniche circoscrizioni ad aver premiato il No sono state il Centro e la Crocetta, quartiere elegante del capoluogo piemontese dove il no ha ottenuto il 56,84 per cento. Anche il comune di Bologna frena rispetto alla media della sua provincia, registrando solo il 57,29 per cento del Sì contro il 42,71 per cento del No, che ha avuto la meglio nei due quartieri di Porto-Saragozza e Santo Stefano. Caso a parte per Napoli, dove il Sì ha vinto in tutte le municipalità, anche se la percentuale più bassa si ha proprio nella Municipalità 1 (Chiaia, Posillipo, San Ferdinando), e così Firenze, in cui ha vinto il Sì al referendum anche se non di molto.

Tra le provincie italiane con le più alte percentuali dei No c’è Trieste (nel solo capoluogo i triestini che hanno scelto il sì sono stati 36.477, mentre i voti contrari sono stati 31.749), seguita da Udine, la seconda provincia italiana per numero di voti contrari. I risultati del referendum hanno infine espresso chiaramente la volontà di tagliare la rappresentanza , soprattutto al sud che con la riforma passerà a eleggere 67 senatori su 200 (e non più 108 su 315).

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