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12:40 martedì 15 settembre 2026
Secondo una ricerca pubblicata su Lancet, basterebbe una patrimoniale del 3 per cento sulla ricchezza dei miliardari per salvare la vita a 30 milioni di persone Un minuscolo contributo dei 3 mila miliardari che vivono nel nostro mondo, che collettivamente possiedono un patrimonio di 17 mila miliardi.
Bernie Sanders ha proposto una legge per punire chi sviluppa una “super AI” con la stessa pena di chi sviluppa un’arma nucleare illegale Proposta di legge (che difficilmente verrà approvata) a cui ha dato l'esplicativo titolo di Ban Artificial Superintelligence Act.
Sulle Dolomiti quest’anno ci sono davvero tutti, pure Timothée Chalamet Assieme a suo padre Marc, compagno di un'escursione che l'attore ha dettagliatamente raccontato in un post Instagram.
Il governo israeliano vuole revocare la cittadinanza ai registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor, per alto tradimento Vincitori del Premio speciale della giuria a Venezia, i due si sono ritrovati accusati dal Ministro della Cultura Miki Zohar.
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.

Richard S. Wurman

Profilo di Richard S. Wurman, maestro delle conferenze. L’uomo che ha fondato TED oggi continua a fare parlare le persone di ciò che gli interessa ascoltare.

12 Ottobre 2012

Richard Saul Wurman ha 77 anni e nella schiacciante maggioranza dei ritratti ufficiali una lunga sciarpa gli si attorciglia al collo. Potrebbe essere un anziano e florido architetto di Manhattan, lo sguardo acquoso poggiato sulla lenta eutanasia della penisola, e invece vive nell’anonima Newport, tra avvocati in pensione e vecchi conservatori suburbaniti. Insieme alla moglie, la scrittrice 67enne Gloria Nagy, nel 1994 ha abbandonato New York in cerca di «una vita più autentica» e da allora occupa una magione ottocentesca nel Rhode Island. L’ha acquistata «per “soli” 2,2 milioni di dollari», si chiama Orchard, dispone di 13 stanze da letto e 11 bagni. Su di sé una volta Wurman ha lasciato scritto: «Sono uno degli ultimi umanisti», un’altra «Non so fare nulla…».

Il che non è esattamente vero. Richard S. è uno dei più incisivi information architect, termine che si dice abbia coniato lui stesso, della sua generazione, nonché l’autore di oltre 80 libri, alcuni dei quali best-seller come Information Anxiety, sui soggetti più disparati. In uno dei più recenti racconta la sua vita in forma di favola. La citazione, del resto, continuava: «… ma mi piace ascoltare le persone che sanno fare qualcosa».

Seguendo questa inclinazione, trent’anni fa Wurman ha trovato la sua seconda raison d’être dopo l’organizzazione dei dati: fare parlare le persone. In breve, ha cominciato a produrre seminari e congressi sulle cose che lo interessavano – che fossero la tecnologia, il jazz o la sanità – finché ha messo a battesimo quello che il New Yorker ha definito: «L’evento che ha settato lo stile della comunicazione intellettuale nell’era digitale». Era il 1984 e Saul Wurman inaugurava a Monterey (California) i primi TED, facendo intervenire un pugno di amici che qualcosa lo sapevano fare e raccontare: Herbie Hancock, Nick Negroponte e Steve Jobs per citarne solo alcuni.

All’epoca, ovviamente, non c’erano ancora la caricata ironia geek, la ricerca del “WOW!” a tutti i costi e il colossale circuito mediatico che hanno reso il TED che conosciamo uno spettacolo online da 800 milioni di spettatori annui (una cifra pari a ¾ dei biglietti del cinema staccati negli USA lungo tutto il 2011) e che sempre più spesso fanno mettere in discussione il reale valore di alcuni talk.  Banalmente, più di tutto, non c’era Internet. Il TED girava intorno a idee, ideatori e al tipo di conversazioni che Richard Saul avrebbe avuto «il piacere di ospitare nel salotto di casa» e che, peraltro, probabilmente comunque ospitava. Parlando di Wurman con il NY Times, Nicholas Negroponte, fondatore ed ex direttore dell’ M.I.T. Media Lab, due anni fa ha dichiarato: «Ricky ha passato la vita nel business del “capire”. Questo è quello che fa. Aiuta la gente e a capire i luoghi, le persone e i processi e usa le conferenze per farlo».

Nel 2001 erano ormai 17 anni che Wurman organizzava TED e iniziava «a esserne annoiato».  È in quel momento che gli si presenta davanti Chris Anderson – soltanto omonimo del creatore ed editor di Wired – con una valigetta contenente 14 milioni di dollari per comprare l’intero format. Baracca e burattini passano così di mano e a Richard S. resta solo lo spin-off sulla salute (fino al 2010), il TED MED. All’inizio i rapporti tra Chris e Wurman sono cordiali, poi via via più freddi fino a sprofondare in un’antipatia nemmeno troppo celata e se oggi andate a leggere la storia del TED su ted.com, vi resterà l’impressione che si tratti di una creatura di Anderson accidentalmente inventata da qualcun altro.

L’ultima volta che Wurman è salito sul palco del TED, questa volta come semplice oratore, gli astanti hanno giudicato la sua presentazione disorientante, confusa ed elefantiaca. Chi lo ha difeso, come Negroponte, ha sostenuto che il tipo di comunicazione che si fa oggi al TED, in cui ogni passaggio è studiato, quasi sceneggiato, per massimizzare l’impatto scenico, il WOW! appunto, si sia ormai allontanato troppo dallo stile da salotto che aveva in mente Richard S. quando ha inaugurato il format. «Oggi TED è troppo orchestrato, è venuta meno  la spontaneità», ha detto qualche settimana Wurman fa al Financial Times.

Nel decennio successivo alla sua vendita, quello che all’epoca sembrava un buon prezzo a cui cedere il brand, oggi assomiglia più a una liquidazione. Sotto la guida di Anderson e grazie all’esplosione di internet, dei video online e dei social network, TED è ora un evento globale con un indotto miliardario. A quanto mi risulta nessuno ha mai domandato a Wurman se nutra dei rimpianti ma, da quel che posso avere intuito del personaggio, sarei piuttosto portato a mettere un po’ di fiches sul no.

A 77 anni, comunque, Richard S. continua a fare parlare le persone per il puro piacere di ascoltare informazioni che lui per primo è curioso di sentire e quest’anno ha lanciato WWW, un nuovo format di conferenze basato su confronti a due tra persone interessanti provenienti da diversi campi, molte delle quali suoi amici personali, da Frank Gehry a Matt Groening, da Quincy Jones all’illusionista David Blaine fino ad alcuni vertici di Google, Dreamworks e HBO . Il primo appuntamento si è svolto dal 18 al 20 settembra a Redlands, una località fuori Los Angeles che Wurman ha praticamente “noleggiato” per l’occasione, spendendo oltre un milione di dollari di tasca propria per produrre l’evento. Il modello era l’esatto opposto di quello del TED, nessun limite di tempo per la conversazione, nessun canovaccio preparato e anche la copertura online era di fatto inesistente. Il solo modo per assistere alle discussioni era pagando un biglietto da 16.000 dollari e sedendosi a uno dei 299 posti disponibili nel piccolo auditorium di fianco all’albergo in cui tutti, conferenzieri e pubblico, risedevano.

L’idea era quella di dare ai paganti la possibilità di avere un contatto intimo e diretto con gli individui che avevano pagato per ascoltare. «WWW avrebbe potuto svolgersi 2.500 anni fa con Aristotele e Socrate sul palco»., ha dichiarato Wurman al FT. Il fatto che 2.500 anni fa non si pagasse un ingresso da 16.000 dollari per accedere all’anfiteatro, potrebbe in parte aiutarci a spiegare perché WWW non sia andato nemmeno lontanamente vicino al break-even e, alla fine della tre giorni, Richard S. sia stato spinyo a riconsiderare un paio di cose, tra cui questa: «Forse 10.000 dollari sarebbe stato un prezzo più appropriato» (Financial Times – Life after TED).

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