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07:21 venerdì 6 marzo 2026
Mitski ha organizzato un listening party del suo nuovo disco solo per gatti in un cat café Sul suo canale YouTube c'è anche un video ASMR in cui fa l'unboxing del vinile circondata da gatti incuriositi.
Una ricerca ha dimostrato che i maschi della Gen Z credono che le mogli debbano obbedire ai mariti molto di più dei maschi Boomer E si tratta di una delle più grandi ricerche di questo tipo mai fatte: sono state intervistate 23 mila persone in 29 Paesi in tutto il mondo.
L’Iran ha dovuto rimandare a data da destinarsi i funerali dell’ayatollah Khamenei perché nessuno ha tempo di organizzarli Le ragioni sono principalmente due: i bombardamenti di Usa e Israele continuano e il regime è tutto impegnato nella controffensiva.
Dopo una saga di libri, tre serie tv, fumetti, videogiochi e merchandise d’ogni tipo, adesso arriverà anche un film di Game of Thrones Sarà ambientato 300 anni prima dell'inizio del primo episodio della serie originale. C'è però un problema: Hbo sta girando un'altra serie spin-off di Game of Thrones ambientata nello stesso periodo.
A Parigi aprirà il primo museo al mondo interamente dedicato ad Alberto Giacometti Sarà inaugurato a fine 2028 e nella sua collezione permanente ci saranno 10 mila tra opere, oggetti e documenti dello scultore.
Siccome non sono già abbastanza impegnati militarmente, gli Stati Uniti sono intervenuti anche contro i narcotrafficanti in Ecuador Le operazioni sono iniziate il 3 marzo e rientrano in quella che gli Usa definiscono «offensiva contro il narcoterrorismo in America Latina».
Per festeggiare i loro compleanni, è uscito un disco da collezione in cui Lucio Dalla e Lucio Battisti cantano per la prima volta “assieme” Sarà disponibile in pre ordine solo per due giorni: il 4 e il 5 marzo, data di nascita rispettivamente di Dalla e di Battisti.
Il centrodestra ha affossato la proposta di legge sulla settimana lavorativa corta La proposta di Avs, M5S e Pd prevedeva quattro giorni di lavoro a parità di stipendio. La maggioranza ha deciso che non se ne farà nulla.

Una ricerca ha scoperto che negli uffici in cui i dipendenti usano parecchio l’AI non si lavora di meno ma molto di più

E la colpa è dei dipendenti, che usano il tempo risparmiato usando l'AI per lavorare a più cose, più di prima.

17 Febbraio 2026

Quando i datori di lavoro e i lavoratori si sono resi conto delle potenzialità dell’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle mansioni giornaliere, si sono sfregati le mani immaginando una diminuzione del carico di lavoro, una realizzazione del caro vecchio slogan “lavorare meno, lavorare tutti”. Quello che però ha scoperto l’Harvard Business Review sembrerebbe indicare il contrario. Questa promessa dell’AI generativa, a quanto pare, non può essere mantenuta semplicemente usando l’intelligenza artificiale: la differenza la fanno le intenzioni, le ragioni e i fini con i quali si usa l’AI. «I nostri risultati suggeriscono che, senza intenzionalità (cioè senza l’intenzione di voler diminuire il carico di lavoro per i lavoratori, ndr), l’AI rende più facile fare di più e di conseguenza più difficile smettere» scrive l’Harvard Business Review.

In uno studio durato otto mesi su come l’AI generativa cambi le abitudini di lavoro in un’azienda (come campione ne è stata presa una con sede negli Stati Uniti, con circa 200 dipendenti), l’Harvard Business Review ha scoperto che i dipendenti lavoravano a un ritmo più veloce grazie all’intelligenza artificiale, quindi prendevano in carico più mansioni e compiti e scadenze di quante ne avessero prima di iniziare a usare l’AI, allungando quindi il loro orario di lavoro per riuscire a finire tutto quello che c’era da finire. Il fatto davvero inquietante di questa ricerca è che, stando a quanto si legge nell’Harvard Business Review, tutto questo avveniva senza che i datori di lavoro facessero alcuna richiesta di alcun tipo. Seppur l’azienda presa in esame non avesse mai imposto l’uso dell’AI a nessuno dei suoi dipendenti per nessuno dei compiti a loro assegnati, di propria iniziativa i lavoratori hanno fatto di più perché l’AI ha reso il “fare di più” possibile.

Sebbene questo possa sembrare un sogno che diventa realtà (per i datori di lavoro, si capisce), i cambiamenti determinati dall’adozione “indiscriminata” dell’AI possono diventare insostenibili per i lavoratori. Una volta passato l’entusiasmo iniziale, stranezza sulla quale comunque sarebbe il caso l’Harvard Business Review facesse una ricerca a parte, i lavoratori rischiano di svegliarsi un giorno e capire improvvisamente che il loro carico di lavoro è aumentato (per colpa loro, pure) e sentirsi sotto pressione nel tentativo di destreggiarsi tra tutte le nuove responsabilità che si sono improvvisamente aggiunte alla loro giornata lavorativa (per colpa loro, è bene ripeterlo). Questo aumento del carico di lavoro può a sua volta portare più velocemente ad affaticamento cognitivo e burnout.

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