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L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “catturare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.
Il cofondatore di Wikipedia è stato bannato da Wikipedia perché ha provato a cambiare le regole di Wikipedia senza seguire le regole di Wikipedia Larry Sanger ha proposto una riforma di tutto il sistema dell'enciclopedia online, ma a quanto pare lo ha fatto nella maniera sbagliata.
L’album “perduto” dei Deftones, Eros, è stato pubblicato online dopo 18 anni E i fan si sono divisi, tra chi ha accolto la notizia con entusiasmo e chi si è indignato ricordando la storia tragica che portò alla cancellazione di quel disco.
A Londra hanno dovuto cancellare un evento sul caldo estremo a causa del caldo estremo Un evento in cui il tema era trovare il modo di sopravvivere al caldo estremo senza stravolgere la propria vita quotidiana.
In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.

Un reporter dello Spiegel ha falsificato per anni le notizie del settimanale tedesco

20 Dicembre 2018

Il giornale di Amburgo è alle prese con un caso che rischia di minarne l’autorevolezza: il Guardian scrive che Claas Relotius, una delle firme di punta del settimanale, con all’attivo numerosi premi (l’ultimo in ordine di tempo è il corrispettivo tedesco del “Reporter dell’anno”), ha falsificato storie e protagonisti di almeno 14 dei 60 articoli firmati su Der Spiegel; le fonti delle inchieste erano in alcuni casi incerte, in altri inventate di sana pianta. Il reporter 33enne si è già dimesso. Lo scandalo è emerso grazie al collega Juan Moreno, che lo aveva aiutato in una delle ultime ricerche sui migranti al confine tra States e Messico. Moreno aveva infatti rintracciato due delle fonti citate, entrambe mai contattate dal giornalista tedesco; quest’ultimo aveva inoltre mentito sulla scoperta di un cartello che «vietava l’ingresso ai messicani». Tra le storie risultate false figurano l’inchiesta su un prigioniero yemenita recluso nel carcere di Guantánamo e l’articolo sull’ex quarterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick.

Il giornale, tra i più letti del Paese con una tiratura mensile di 725.000 copie, dopo aver dichiarato di essere scioccato per quanto accaduto, si è scusato pubblicamente per possibili «citazioni fraudolente, dettagli o scene inventate». La rivista accusa inoltre Relotius di averla trascinata «al punto più basso di una storia di oltre settant’anni». Una commissione interna sta già passando al vaglio la bibliografia del reporter, che in passato aveva collaborato con altri giornali della Germania, da Die Welt a Taz. Dal canto suo, Relotius si dichiara pentito e «bisognoso di aiuto perché malato». Inizialmente, il giornalista aveva rispedito al mittente le accuse di Moreno, spingendo gran parte della redazione a considerarlo un invidioso manipolatore; messo alle strette, alla fine ha però ceduto, ammettendo le proprie responsabilità davanti ai vertici della testata e sostenendo di aver agito spinto dalla paura di fallire, specialmente dopo il successo di cui aveva goduto negli ultimi anni. Lo scandalo rappresenta potenzialmente un terremoto per Der Spiegel, al punto che diversi colleghi di Relotius sarebbero «stupiti e tristi, come per un lutto in famiglia».

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