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18:47 lunedì 12 ottobre 2026
Viviamo anche nella linea temporale in cui i Kneecap cantano “Siamo tutti antifascisti” in prima serata sulla tv italiana E in cui DJ Próvaí, il Kneecap con la balaclava irlandese, si spoglia per far vedere il Bella Ciao che si è scritto sul petto usando un pennarello nero.
Per la sua nuova serie fotografica Cindy Sherman ha chiesto a Chanel dei vestiti da “rovinare” e Chanel sorprendentemente le ha detto sì La serie Fabric Matrons, in mostra a Londra da Hauser & Wirth, nasce da una collaborazione con la maison francese che le ha dato carta bianca e metri e metri di stoffa.
Alanis Morisette ha fatto un nuovo album ed è un album di canzoni natalizie Si chiama Good Weather for Immaculate Conception e raccoglie le cover natalizie pubblicate dal 2020 a oggi, più due inediti.
Il MIT di Boston sta pagando un professore per NON tenere un corso sulla storia, l’oppressione e la liberazione della Palestina Michel DeGraff da tre anni viene pagato per non fare il suo lavoro. Da quando ha proposto un corso che raccontava (anche) la storia palestinese.
Il Nepal c’è stata un’altra inondazione, forse causata da un altro crollo di un altro ghiacciaio Domenica 11 ottobre è esondato il fiume Budhi Gandaki, nel distretto di Gorkha, a due mesi dalle alluvioni che ad agosto avevano devastato la regione al confine con il Tibet.
Viviamo nella linea temporale in cui Carlo Calenda consiglia di ascoltare Blonde di Frank Ocean per la Giornata mondiale della salute mentale E in cui questo video diventa virale e viene trasformato in un meme dai profili social di Azione, partito di cui Calenda è leader.
Bad Bunny, Burna Boy, Robyn, Alex Consani, Lana Del Rey, il marito di Lana Del Rey e tutte le moltissime celebrity che interpreteranno i dj delle stazioni radiofoniche di GTA VI Sei di queste stazioni radiofoniche si possono già ascoltare sul sito del videogioco, in attesa del giorno dell'uscita, il 19 novembre.
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».

Il romanzo di formazione delle Kardashian

Finisce dopo 14 anni Keeping Up With The Kardashians, il reality che ha cambiato la tv, internet e il nostro rapporto con la celebrità.

10 Settembre 2020

Dopo 14 anni e 20 stagioni, anche l’esperimento antropologico che è stato Keeping Up With The Kardashians si avvia alla sua naturale conclusione. Lo hanno annunciato le dirette interessate sui loro profili social, con un messaggio a reti unificate che iniziava così: «È con il cuore pesante che abbiamo preso la difficile decisione, come famiglia, di dire addio a Keeping Up with the Kardashians», e continuava ringraziando tutti, i fan, i figli, i marchi, gli ex, le corna, le polemiche, i meme, le insalate nelle vaschette di plastica, i piedi con le scarpe sui divani immacolati, Kanye West, le Lamborghini, le feste di compleanno distopiche, le borsettate fra sorelle, Bruce e Caitlyn Jenner, i diritti di Kim Kardashian – Superstar, i divisori dei cereali di Khloé, Lamar Odom, Scott Disick e tutti i mariti in rehab, il make-up artist Mario Dedivanovic che anche il New Yorker celebra, le gommose senza glutine di Kourtney, le Birkin, i cambi di armadio e di look, i lavandini a scomparsa, gli addobbi natalizi, le portate da asporto lasciate nell’alluminio, il contouring, i tacos e gli orrendi Mac and Cheese di Kylie, i diamanti persi nell’oceano, Turks e Caicos, la boutique Dash, i rapinatori di Parigi, l’analista di Kourtney, le abbronzature marroni, le cerette, le manicure, il frigo dimensione appartamento di Kim, il santuario immacolato che è la casa di Kanye, le cartoline di auguri in coordinato con i membri mancanti aggiunti in Photoshop, il fidanzato di Kris, le tate che nessuno ha mai visto ma che da qualche parte pure c’erano, l’Fbi, Tmz, le traditrici Larsa Pippen e Jordyn Woods, O. J. Simpson, il coach del volpino di Pomerania di North, il volpino di Pomerania di North, il levriero inglese di Kendall, molto più interessante della stessa Kendall, forse anche Tristan Thompson, perché no. Beh, nei post ufficiali non c’è traccia di tutto questo, ma chi abbia guardato almeno una puntata del reality più importante che sia mai stato girato, o ne abbia visto una delle sue tante reiterazioni social (come @kardashianclips, profilo da stordimento emotivo), sa che quell’annuncio è un Rvm di 14 anni di cultura pop che hanno riscritto il nostro culto della celebrità.

Che il programma fosse in crisi era chiaro da un pezzo, gli ascolti erano calati di molto e le sorelle erano sempre più in disaccordo su come gestire le riprese e le proprie fitte agende giornaliere, qualcuna addirittura iniziava a preoccuparsi della sovraesposizione dei figli, e si potrebbe quasi azzardare che più miglioravano i loro look, più insomma le Kardashian diventavano rilevanti nel mondo della moda, del beauty, dell’iper uranio, più il programma si defilava, incastrato sullo sfondo come il trampolino di lancio poi abbandonato, cristallizzato nel sorriso tutto denti di Ryan Seacrest e trascinato stancamente per via degli accordi commerciali, perché la tv che diventa Instagram e Instagram che diventa la tv, in fondo, se la sono inventata loro, e questo, al netto degli scopiazzamenti, delle accuse di appropriazione culturale, dello slang forzatissimo, dei traumi futuri dei loro bambini e delle parrucche, nessuno potrà mai negarglielo. «Ho sempre pensato che il nostro show, che iniziava sulla televisione normale e poi trascendeva nel mondo dei social media, fosse la magia perfetta dei media vecchia scuola che incontravano quelli nuovi. Penso che ci sarà qualcos’altro che sarà grande e altrettanto sorprendente, ma non sarà lo stesso», ha detto Kim in un’intervista sul numero del New York che celebrava la fine degli anni Dieci, la sua decade, rispondendo alla domanda se un successo come il suo, il loro, fosse in qualche modo replicabile. «Quando lancio un prodotto, vado comunque in televisione. Andavo da Jay Leno e David Letterman, e ne parlavo con Kendall e Kylie, e Kylie una volta mi ha detto: “Chi è Jay Leno?” Sono letteralmente morta!», ha continuato, perché per essere rilevanti bisogna essere veloci, ed evolversi, e 14 anni e 20 stagioni sono comunque un record di tutto rispetto.

L’ultima stagione di Keeping Up With The Kardashians andrà in onda nel 2021, ma il reality come genere è tutt’altro che morto, anzi si è espanso e ha mutato forma. Sono reality le stories di Instagram e le case dove si riuniscono giovanissimi TikTokers per produrre “contenuti”, gli streaming infiniti su Twitch, le “silent” YouTuber che riprendono senza proferire parola la loro routine quotidiana, gli account social degli idol e i documentari su Netflix, che parlino di matrimoni combinati in India (Indian Matchmaking) o di un gruppo di cafoni che non possono fare sesso (Too Hot To Handle), fino a quelli più raffinati, che ben si adattano al rigore interiorizzato durante i mesi di quarantena, come Hyori’s Bed & Breakfast con la coppia di celebrity coreane Lee Hyori e Lee Sang-soon, o Summer Vacation con Choi Woo-shik (il ragazzo povero di Parasite) e la collega Jung Yu-mi, che fanno cose normali, in case normali, senza ostentare lusso ma alla ricerca della pace interiore, preferibilmente in armonia con la natura. In Italia, programmi come Temptation Island e il Grande Fratello Vip hanno trovato sui social nuovi barlumi di popolarità e creato un sottobosco di para-celebrity che non ci permetteranno mai di fare il salto di qualità nello show business o sui red carpet, ma almeno c’è Pechino Express, che invece di soddisfazioni ne ha regalate molte, tanto più sulla televisione pubblica.

Tutte queste nuove forme di racconto, per quanto autoctone, autonome e parallele, erano già dentro Keeping Up With The Kardashians, che a sua volta raccoglieva l’eredità dei reality di inizio anni Duemila ma che è stato il punto di svolta, l’epopea, il romanzo di formazione, la serie tv e il trionfo della sponsorizzazione estrema, del sé, degli altri, di tutto. Non ci mancherà, perché come tutti i classici in pochi l’hanno consumato per davvero, ma i suoi effetti sono ovunque, dalla campagna di Balenciaga che fa il verso all’iconico intro dello show alle faide che ogni giorno si consumano sui nostri profili social. “Bible!”, avrebbe detto Kim.

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