Il dibattito di questi giorni, le abiure, i distinguo, gli "io l'ho sempre detto", presuppone che qui ci sia stato qualcosa di cui pentirsi. Ma non c'è stato, ci siamo limitati a tradurre un discorso che riguardava altri e avveniva altrove. A tradurlo male, anche.
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale»
«Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
Cosa succede se, nonostante molteplici condanne per i crimini più gravi che un essere umano possa compiere, si muore senza essere mai essere stati privati del grado di generale delle forze armate? La risposta a questa domanda l’ha data in queste ore il governo serbo: succede un funerale di Stato. È ciò che il governo di Aleksandar Vučić ha deciso di fare con Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il macellaio dei Balcani, morto il 27 agosto 2026 in un carcere dell’Aia, nei Paesi Bassi, mentre scontava una condanna all’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Ma tutto questo, evidentemente, conta meno del grado raggiunto da Mladic prima di compiere le stragi che gli sono valse i titoli di boia e di macellaio (oltre che l’ergastolo).
«Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire. Il suo ruolo è noto, così come ciò che spetta al generale Mladic, e questo sarà sicuramente rispettato», questo è quanto dichiarato dal Ministro della Giustizia serbo Nenad Vujic alla televisione Alternativna. Come scrive il Balkan Transitional Justice, la dichiarazione di Vujic è uno dei pochi commenti ufficiali fin qui fatti dal governo serbo riguardo alla morte di Mladic e alla sua sepoltura. Il governo e la diplomazia del Paese sono rimasti sostanzialmente in silenzio, mentre i media filogovernativi hanno copiosamente pianto la sua scomparsa e hanno accusato il Tribunale dell’Aia di aver trascurato la sua salute e, tra le righe, di avere una parte di responsabilità nella morte di Mladic. «È una notizia triste per tutti noi, per l’intero popolo serbo», ha dichiarato il Ministro Vujic, sottolineando che le autorità serbe negli anni hanno fatto tutto il possibile per sollecitare il rilascio anticipato di Mladic a causa della sua malattia.
Come scrive il Balkan Transitional Justice, la dichiarazione di Vujic è uno dei pochi segnali finora emersi sulla posizione del governo serbo riguardo a Mladic. Dopo la notizia della sua morte, i funzionari serbi sono rimasti in silenzio, anche se i media filogovernativi hanno pianto la sua scomparsa e hanno accusato il Tribunale dell’Aia di aver trascurato la sua salute. «È una notizia triste per tutti noi, per l’intero popolo serbo», ha dichiarato il ministro Vujic, sottolineando che le autorità serbe, nel corso degli anni, hanno fatto tutto il possibile per richiedere e ottenere la scarcerazione di Mladic, adducendo come ragione della richiesta le precarie condizioni di salute del “generale”.
Il rango di generale Mladic lo aveva raggiunto prima nell’Esercito Popolare Jugoslavo e poi, dopo l’inizio della guerra civile, di nuovo nell’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, di cui fu anche comandante dello Stato Maggiore. In questa vede ideò, supervisionò e implementò, tra il 1992 e il 1995, una pulizia etnica di cui l’episodio più noto è appunto il genocidio di Srebrenica, in cui furono uccisi più di 8 mila bosniaci musulmani, soprattutto uomini e ragazzi. Il 31 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza, Mladić fu estradato all’Aja e processato nel centro di detenzione che ospita gli accusati del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia (ICTY). Il processo, iniziato il 12 maggio 2012, si concluse il 22 novembre 2017 con la condanna all’ergastolo. La condanna fu confermata anche in appello l’8 giugno 2021.