Una scossa di magnitudo 5.2 aveva fatto pensare a un sisma. Solo dopo si è capito che tutto era iniziato con un pezzo di ghiacciaio precipitato a valle.
Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione
Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.
Dopo il cedimento della parte bassa di una parte del ghiacciaio del monte Langtang Lirung (una montagna di 7227 metri nel porzione nepalese dell’Himalaya) e la conseguente frana che ha causato l’esondazione di diversi fiumi al confine tra Nepal e Tibet mercoledì (26 agosto), i detriti hanno ostruito il sistema fluviale della zona creando un nuovo lago. Ora, come racconta il New York Times, questo lago starebbe traboccando, costringendo a sospendere le operazioni di soccorso in territorio tibetano. Secondo l’emittente cinese CCTV, il lago contiene circa due milioni di metri cubi d’acqua. Il Ministero cinese delle Risorse Idriche ha calcolato giovedì sera che le piogge previste per i tre giorni successivi possono più che raddoppiare quel volume, portandolo oltre i cinque milioni di metri cubi di acqua.
Le operazioni, già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate, sono state sospese o rallentate per non mettere a rischio anche gli stessi soccorritori. L’ufficio delle Nazioni Unite in Nepal ha parlato di un ingente dispiegamento di forze: nell’area sarebbero presenti più di 30 mila membri delle forze di sicurezza nepalesi per aiutare nelle operazioni di soccorso. Questo è uno dei motivi per cui Kathmandu ha comunque deciso di fare da sola e ha rifiutato le squadre di soccorso straniere, una scelta che sembra venire anche dalle emergenze precedenti, quando le amministrazioni del Paese hanno fatto fatica a coordinare l’arrivo di un gran numero di squadre dall’estero. Al momento della scrittura di questo articolo, l’autorità nepalese per i soccorsi conta più di 3 mila persone salvate.
Venerdì (28 agosto) la polizia nepalese ha avvertito chi abita nelle valli lungo il confine con la Cina di lasciare le proprie abitazioni e di trovare un rifugio sicuro, lanciando l’allarme circa la rottura di una diga in Tibet. Anche l’autorità nepalese per la gestione delle emergenze ha comunicato di aver ricevuto informazioni su un aumento del flusso di acqua fangosa nel fiume che ha travolto la zona mercoledì. Mentre l’uomo continua a bruciare combustibili fossili, l’Himalaya sta perdendo il suo permafrost, che è quello strato misto di terra, roccia, ghiaccio e materia organica rimasto congelato per migliaia di anni. Lo scioglimento del permafrost sta destabilizzando le fondamenta sotto i ghiacciai, aumentando il rischio di questo tipo di frane e crolli. E di queste catastrofi.