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15:28 lunedì 15 giugno 2026
Timothée Chalamet ha detto che vedere i Knicks che vincono il titolo NBA è molto meglio che vincere l’Oscar «Preferisco aver vinto questo che gli Oscar», ha detto, festeggiando il titolo NBA vinto dai Knicks, 53 anni dopo il precedente.
La diplomazia iraniana avrebbe assunto degli psicologi che aiutassero i negoziatori a comunicare con Trump come si comunica con i pazienti psichiatrici E a quanto pare la decisione avrebbe portato a dei significativi progressi nelle trattative di pace.
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
Il primo sciopero di tutti i lavoratori della cultura nella storia d’Italia Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.
I biglietti dei Mondiali costano così tanto che ce ne sono ancora 180 mila invenduti Persino i bagarini che li hanno comprati con largo anticipo sono in difficoltà e puri di liberarsene sono disposti ad andare in perdita.
Da quasi un anno un’associazione segnalava alla polizia irlandese i gruppi razzisti che stanno mettendo a ferro e fuoco Belfast, ma la polizia non ha fatto niente Il gruppo si chiama Accountability Project Northern Ireland e ha fatto decine di segnalazioni alle forze dell'ordine tra novembre 2025 e giugno 2026.
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
Una booktoker ha provato a registrare come marchio lo slogan “hot girls read” e le altre booktoker l’hanno boicottata finché non ci ha rinunciato Allie Mitrovich ha pensato che uno slogan che non è di nessuno poteva benissimo diventare suo. BookTok non ha apprezzato l'idea.

La parola dell’anno per l’Oxford English Dictionary è rage bait

Si traduce come "esca per la rabbia" e descrive quei contenuti online il cui scopo è quello di farci incazzare e quindi interagire.

01 Dicembre 2025

Secondo Oxford University Press la parola che descrive meglio il 2025 (oltre che tutti noi) è “rage bait”. Per chi non avesse mai sentito questo termine, rage bait si traduce letteralmente con “esca per la rabbia” e la definizione fornita dall’Oxford Dictionary è quella di un contenuto online progettato volutamente per suscitare rabbia o indignazione, con lo scopo di aumentare l’interazione con una particolare pagina web o contenuto social. Come riporta il New York Times, rage bait risale almeno al 2002, comparendo per la prima volta durante una discussione su Usenet, una forma primordiale di Internet, per descrivere la reazione di un guidatore che veniva lampeggiato da un altro che cercava di superarlo.

Se nell’apprendere la notizia si potrebbe pensare al mondo come un luogo un po’ più incazzato  – e in parte forse lo è – Casper Grathwohl, Presidente di Oxford Languages, ci rassicura raccontando come l’aumento dell’utilizzo del termine rage bait nel corso dell’ultimo anno testimoni sempre di più una consapevolezza verso le tattiche di manipolazione in cui possiamo incorrere online. Se prima Internet si concentrava sul catturare la nostra attenzione tramite la curiosità, oggi questa è sostituita dai sentimenti di rabbia e frustrazione, purtroppo molto più efficaci e potenti.

Interessante notare come “parasocial” sia invece la parola dell’anno scelta dal Cambridge Dictionary, riferendosi ad una connessione (inesistente) percepita dalle persone verso un personaggio pubblico o addirittura verso l’intelligenza artificiale. Una relazione parasociale quindi è un legame emotivo unilaterale che una persona sviluppa con una celebrità, un influencer o un personaggio di fantasia, pur non conoscendolo nella realtà. L’Oxford Dictionary ci parla rabbia, il Cambridge di amore, ma sempre via social. Se da un lato internet sembra starci in qualche modo atrofizzando il cervello – l’anno scorso la parola dell’anno era “brain rot” – le emozioni suscitate dal web potrebbero essere, molto tristemente, l’ultimo frammento di autenticità che ci rimane.

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