Uno francese, maestro della synthwave. L'altro irlandese, busker ritrovatosi fenomeno mondiale. Sono morti nello stesso giorno e in tanti si sono accorti di quanto simili siano state le loro carriere: entrambi legati eternamente a un film e a una colonna sonora.
Nel 2015 il Guinness World Records ha decretato che Dracula era apparso in 538 film, rendendolo il personaggio letterario più rappresentato nella storia dello schermo, con un vantaggio piuttosto netto su Sherlock Holmes, fermo allora a 299 presenze. Ma il conte era già comparso sette volte prima che Bela Lugosi gli prestasse nel 1931 il volto che ancora oggi associamo istintivamente al personaggio, insieme ai capelli impomatati, all’accento ungherese e al mantello – che in realtà provenivano in buona parte dall’adattamento teatrale e non dal romanzo di Bram Stoker.
Da allora è stato l’aristocratico erotico di Christopher Lee, il dandy tragico di Gary Oldman, un personaggio della Blaxploitation, il padre apprensivo di Hotel Transylvania, il datore di lavoro tossico di Nicolas Cage in Renfield e qualsiasi altra entità fosse necessaria in quel momento. È entrato nei fumetti, nei videogiochi, nei musical, nei romanzi che proseguono o ribaltano la storia originale. L’anno scorso, nel Dracula di Radu Jude, è diventato praticamente tutto insieme: il regista rumeno ha affidato il più celebre mito del suo Paese a un’intelligenza artificiale, facendole generare versioni grottesche del conte, da gigolò a vampiro con il mal di denti fino al capo di uno sciame di zombie incaricato di reprimere uno sciopero, nel tentativo di collegare il vampiro al capitalismo contemporaneo, al nazionalismo, allo sfruttamento del lavoro e alla degradazione culturale. Più che un adattamento, «assomiglia al mostro di Frankenstein» (secondo il New York Film Festival) costruito con tutti i Dracula precedenti; secondo il nostro caro Paolo Mereghetti, invece, dà «l’impressione che si sia divertito più [Jude] a farlo che noi a vederlo».
In principio fu un plagio
Nel frattempo, naturalmente, il record di 538 apparizioni sarà probabilmente raddoppiato. E a breve una nuova produzione Audible gli darà in un solo colpo sette incarnazioni, una per ogni lingua in cui è stata adattata, anche se nessuna entrerà nel conto perché priva di immagini. Non è facile provare a contare le vite di un immortale. A rendere il personaggio così contemporaneamente riconoscibile e instabile ha contribuito soprattutto una versione che, tecnicamente, non avrebbe dovuto esistere. Nel 1922 Friedrich Wilhelm Murnau realizzò il film Nosferatu senza ottenere i diritti del romanzo: trasformò il conte in Orlok, Jonathan Harker in Thomas Hutter, Mina in Ellen e il vampiro aristocratico in una creatura calva, scheletrica e simile a un ratto. Gli eredi di Stoker fecero causa e ottennero che tutte le copie fossero distrutte. Alcune erano però già finite all’estero e sopravvissero, permettendo a un plagio di diventare una delle immagini più influenti della storia del cinema – oltre che di generare, a sua volta, le versioni cinematografiche di Werner Herzog e Robert Eggers.
Nosferatu dimostrò molto presto che Dracula poteva sopravvivere anche perdendo il nome, il volto e quasi tutto ciò che sembrava definirlo. Ogni adattamento successivo ha aggiunto o sottratto qualcosa: il mantello, la seduzione, l’eleganza, la mostruosità, il romanticismo, la peste, l’armatura rossa di Coppola o il baffone di Eggers. Allontanandosi sempre più da una forma definitiva, il mito di Dracula è diventato un archivio di possibilità, una nebbia che si espande da un nucleo iconografico immediatamente identificabile, col risultato che Dracula continua a essere adattato non nonostante le centinaia di versioni che lo precedono, ma proprio grazie a esse. E del resto nemmeno Stoker aveva inventato il personaggio dal nulla. John Polidori aveva pubblicato Il vampiro nel 1819, trasformando la creatura del folklore in un aristocratico seducente modellato su Lord Byron. Nel 1872 Sheridan Le Fanu aveva raccontato in Carmilla il desiderio di una vampira per un’altra donna. Quando Dracula uscì nel 1897, il mostro aveva già alle spalle una tradizione di appropriazioni e riscritture.
Ma già la forma del romanzo di Stoker era stratificata: Dracula non è raccontato da una voce onnisciente, ma assemblato attraverso i materiali prodotti dai personaggi, tra diari, lettere, telegrammi, articoli di giornale, appunti, memorandum e registrazioni. Il dottor Seward tiene il proprio diario incidendo la voce sui cilindri di un fonografo; Mina Murray ascolta le registrazioni e le trascrive a macchina. È una storia che esiste soltanto perché qualcuno raccoglie le sue parti e le mette nel giusto ordine – come sto cercando di fare ora con questo articolo.
Dracula in voci, rumori e silenzi
Così, prima del teatro, del cinema e di tutti gli adattamenti successivi, Dracula era già una specie di racconto multimediale. E conteneva già al proprio interno un “audiolibro”: la nuova produzione Audible riporta quindi il romanzo verso una forma già inscritta nel testo. Adattata da Robyn Ahern, diretta da Mary Lambert – la regista di Pet Sematary, adattamento del romanzo di Stephen King diventato un horror di culto – e accompagnata dalla colonna sonora originale di Ilan Eshkeri, costruisce il racconto attraverso voci, rumori e silenzi. Rinunciando alle immagini, la serie audio restituisce a Dracula la sua caratteristica più potente: il conte prende forma dalla voce che lo interpreta, dalle reazioni di chi lo incontra e dall’immaginazione di chi ascolta.
Questa struttura porta in primo piano anche Mina. Quando il fidanzato Jonathan Harker, inviato in Transilvania per concludere un affare con il conte, scompare e la sua migliore amica Lucy Westenra cade sotto l’influenza di Dracula, è lei a trasformare lettere, diari e testimonianze in un’indagine. L’adattamento insiste così sul suo ruolo di archivista e montatrice del racconto, oltre che di vittima e oggetto del desiderio di Dracula. Torna con forza una delle allegorie del romanzo: al sangue e alla seduzione del mostro, e alla superstizione che lo circonda, Mina oppone intelligenza e metodo. Tale spostamento di prospettiva è sostenuto da una squadra creativa in larga parte femminile: Mary Lambert alla regia, Robyn Ahern alla sceneggiatura e, nella versione inglese, Maggie Gyllenhaal come Van Helsing, non più professore ma professoressa. E dato che Dracula è una storia costruita intorno a chi parla, registra e interpreta, cambiare le persone che occupano queste posizioni incide concretamente sugli equilibri di potere del romanzo.
La scala globale della produzione rende inoltre letterale l’idea delle molte vite del personaggio. Audible ha adattato Dracula in inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo castigliano, spagnolo latinoamericano e portoghese brasiliano, ogni volta con un cast locale. Nella versione inglese Jonathan Bailey (Bridgerton, Wicked) interpreta Dracula, Ella Purnell (Yellowjackets, Fallout) Mina e la già citata Maggie Gyllenhaal (Secretary, The Dark Knight) Van Helsing; tra gli altri Dracula ci saranno Omar Sy (Quasi amici) in francese, Matthias Schweighöfer (Army of Thieves, Oppenheimer) in tedesco e Asier Etxeandía (Dolor y gloria) in spagnolo castigliano. Nella versione italiana, Riccardo Scamarcio sarà Dracula e Benedetta Porcaroli Mina.
La cultura del mostro
Chiunque abbia mai ascoltato un audiolibro sa quanto la voce possa influenzare ciò che immaginiamo, al punto da farci interrompere un ascolto per una voce troppo dissonante o inseguire il catalogo di un narratore particolarmente bravo. Nel caso di Dracula, la voce avrà la responsabilità di rendere il conte insieme seducente e spaventoso, mentre un accento ne cambierà la provenienza e la distanza dagli altri personaggi. Con un esito involontariamente meta, l’adattamento riproduce in piccolo lo stesso fenomeno culturale di Dracula: da una sceneggiatura comune nascono molteplici incarnazioni.
La fortuna contemporanea di Dracula non è un caso isolato. Oggi sembriamo avere particolare bisogno dei grandi mostri della letteratura: forse per la fame di IP da adattare, forse perché una società percepita come sempre più precaria ha molte ansie a cui dare corpo. Oppure perché, essendo già stati raccontati centinaia di volte, consentono di misurare con precisione che cosa sia cambiato in noi. Nel saggio Monster Culture (Seven Theses), contenuto in Monster Theory, Jeffrey Jerome Cohen scrive che «il corpo mostruoso è pura cultura. Una costruzione e una proiezione, il mostro esiste soltanto per essere letto». Prendiamo Frankenstein. Restando al cinema d’autore, negli ultimi tre anni Yorgos Lanthimos ne ha dato una propria versione con Povere creature; Guillermo del Toro ha fatto incarnare la Creatura da Jacob Elordi nel suo Frankenstein, dopo aver già rappresentato l’immaginario di Mary Shelley con il mostro acquatico di La forma dell’acqua; e quest’anno Maggie Gyllenhaal – proprio la Van Helsing di Audible – ha diretto The Bride!, dedicato alla compagna della Creatura.
Più ancora di Frankenstein, Dracula sembra dimostrare le tesi di Cohen secondo cui «il mostro sfugge sempre perché rifiuta ogni facile classificazione» e «la sua minaccia risiede nella capacità di mutare». Nella sua ennesima mutazione, il 5 settembre la serie audio di Dracula sarà presentata all’Hotel Excelsior, con la partecipazione di Riccardo Scamarcio, Benedetta Porcaroli, Asier Etxeandía e Claudia Salas, nell’ambito del Venice Production Bridge della Mostra del Cinema di Venezia, che seguiremo e racconteremo. Dopo più di un secolo di volti pallidi, mantelli, denti e ombre proiettate sugli schermi, Dracula arriva nel cuore del cinema proprio rinunciando alle immagini. È una scommessa ambiziosa: mettere la capacità evocativa del racconto orale, insieme al sound design immersivo dell’audiolibro, sullo stesso piano di quella del racconto per immagini. Non a caso la produzione ha una sceneggiatura vera e propria, una regia, una colonna sonora originale e un cast stellare.
La serie audio debutterà su Audible l’1ottobre con le versioni inglese, francese, italiana e le due spagnole, giusto in tempo per Halloween; il tedesco e il portoghese brasiliano seguiranno nel 2027. Quando il progetto sarà completo, Dracula avrà sette nuove voci e un numero incalcolabile di nuovi volti, uno per ogni persona che lo ascolterà. Un secolo fa sopravvisse perché non tutte le copie di Nosferatu vennero distrutte; stavolta sarà ancora più difficile liberarsene.
