In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
A Roma e Firenze si terranno i raduni dei gratuitisti, “allievi” di Mark Fisher che vogliono la settimana lavorativa di 24 ore, salario minimo di 1560 € e reddito di base universale
Rispettivamente il 12 e il 13 giugno, due incontri a base di un po' meme, un po' di politica e un po' di filosofia per immaginare un mondo postlavorista.
Lavorare stanca (e ci costa troppo). Il prossimo venerdì 12 giugno, alle ore 17, a Roma, e poi il 13 giugno, sempre alle 17, a Firenze, si terranno degli incontri pubblici dedicato al progetto politico del gratuitismo e del post-lavorismo. L’appuntamento nasce come un momento di confronto aperto e si rivolge a tutti coloro che si riconoscono in una serie di proposte economiche e sociali radicali, sintetizzabili nella richiesta di una settimana lavorativa di 24 ore, un salario minimo di 1.560 euro al mese, un reddito di base universale e l’accesso gratuito ai sei bisogni fondamentali dell’individuo, essenziali per l’integrità della dignità umana: casa, cibo e acqua, salute, istruzione, energia e trasporti.
Il movimento contesta l’attuale organizzazione del lavoro e della distribuzione della ricchezza, sostenendo che l’odierna abbondanza tecnologica e produttiva renda superflua l’attuale quantità di ore lavorate. Il gratuitismo – o accelerazionismo gratuitista – è una corrente politica nata sul web che unisce l’accelerazionismo di sinistra (credere che l’automazione e lo sviluppo tecnologico siano utili per liberare l’umanità dalla schiavitù del lavoro) all’estetica comunicativa del “cute accelerationism”, un’estetica ipercolorata fatta di meme e grafiche pop.
In questo modo, l’utopia postlavorista si trasforma in un trend virale e desiderabile, usando la leggerezza di internet come un cavallo di Troia per provare a diffondere teorie che immaginano una diversa organizzazione della società e dell’economia. Le teorie dei gratuitisti sono largamente ispirate da Mark Fisher, in particolare al concetto di iperstizione, termine filosofico che indica un’idea o una finzione capace di materializzarsi e diventare reale attraverso la sua stessa diffusione e l’esercizio del desiderio collettivo. E, ci permettiamo di aggiungere noi, chi non desidera un mondo in cui si lavora 24 ore alla settimana, in cui il minimo che ci si vede versare ogni mese sul conto in banca è 1.560 euro e in cui, nella peggiore delle ipotesi, si può fare affidamento sul reddito di base universale.