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13:35 mercoledì 19 agosto 2026
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.

David Foster Wallace predisse l’ansia da selfie

09 Aprile 2014

Nel suo capolavoro del 1996, Infinite Jest, il compianto David Foster Wallace non si limita a produrre forse uno dei più celebrati romanzi postmoderni, ma – come ha sottolineato la sezione culturale di The Wire – anticipa uno dei fenomeni più capillarmente diffusi di questi ultimi mesi: il selfie, al secolo autoscatto, un genere diventato rapidamente uno stilema della pop culture.

Nel suo libro Foster Wallace immagina, nel famoso contesto di un futuro distopico che contorna la sua opera, l’avvento e il declino di una tecnologia, la «videofonia», che nella descrizione dello scrittore americano somiglia a un precursore di FaceTime di Apple. In una digressione sul fittizio fallimento della videofonia, Foster Wallace individua tre ragioni che hanno segnato la fine del medium: «(1) lo stress emozionale, (2) la vanità fisica, (3) un certo bizzarro tipo di logica autodistruttiva nella microeconomia della tecnologia di consumo».

In altre parole, l’intellettuale immaginava, nel 1996, un mondo in cui le persone sono costantemente messe davanti alla loro immagine riflessa, con tutti i suoi limiti e le sue imperfezioni. Nelle stesse pagine, Foster Wallace scrive: «Il vero colpo di grazia alla videofonia è stato l’aspetto delle facce delle persone che appariva sullo schermo durante le chiamate. Non quelle dell’interlocutore, le loro, quando le vedevano in video».

Non stupisce, quindi, che nell’ultimo periodo siano spuntate diverse app che promettono un ritocco veloce dei nostri autoscatti. Una in particolare, SkinneePix, promette ai suoi utenti di poter «sembrare 2, 5, 7 chili più magri» nei loro selfie. Anche in Infinite Jest le aziende si premuravano di far fronte a questo problema: «La soluzione proposta a ciò che i consulenti dell’industria delle comunicazioni chiamarono Video-Physiognmoic Dsyphoria (o VPD) fu, ovviamente, l’avvento dell’High-Definition Masking». Si trattava, essenzialmente, di un dispositivo capace di correggere imperfezioni e mostrare le migliori espressioni del suo utilizzatore.
 
(via)

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