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23:24 martedì 31 marzo 2026
Per la prima volta dopo quasi 40 anni, “Guernica” di Picasso potrebbe lasciare Madrid L'ultimo "spostamento" dell'opera risale al 1992. Adesso potrebbe succedere di nuovo, per ragioni che hanno anche a che vedere con la tenuta del governo Sánchez.
Delle spillette a forma di cappio sono diventate l’accessorio preferito dai politici israeliani a favore della legge sulla pena di morte ai terroristi palestinesi A sfoggiare questa spilla con il maggiore entusiasmo è stato ovviamente il Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir.
Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
In occasione del 50esimo anniversario, Allegro non troppo, il capolavoro di Bruno Bozzetto, uscirà finalmente in versione restaurata Ma c'è un ma: al momento, questa versione restaurata verrà distribuita, paradossalmente, solo negli Usa e non in Italia.
Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.

Qual è il Great Refugee Novel?

03 Aprile 2017

Esiste un Great Refugee Novel? E come mai esistono così pochi romanzi sull’esperienza di rifugiati, visto che così tanti grandi scrittori sono stati esuli e/o fuggiaschi? Il saggista americano Ted Gioia si è posto la questione su The Millions, giungendo alla conclusione che il romanzo definitivo sull’esperienza dell’esilio è Pnin di Vladimir Nabokov. «Quanti capolavori della letteratura del Ventesimo secolo sono stati scritti da rifugiati? Se pensiamo ai premi Nobel che erano esuli, una lista che include Thomas Mann, Elias Canetti, Aleksandr Solzhenitsyn, Isaac Bashevis Singer, Czesław Miłosz, e Joseph Brodsky, viene da concludere che il tema dell’esilio permea il canone della letteratura modernista. Però non è così. Molti scrittori continuano ad abitare, nella loro immaginazione, i loro Paesi d’origine anche molto dopo averli lasciati. Thomas Mann, purtroppo, non ha mai scritto alcun romanzo che parla di tedeschi in esilio a Malibu. Solzhenitsyn ha continuato a dedicare le proprie energie a scrivere di Russia anche dopo avere vissuto 18 anni nel Vermont. Un modello per questi scrittori è James Joyce, che ha lasciato Dublino nel 1904 ma ha continuato ad esserne ossessionato per tutta la vita».

Se si vuole rintracciare opere letterarie che affrontano il tema dell’esilio, scrive Gioia, probabilmente le prime cose che verrebbero in menPnin Nabokovte sono testi antichi ed epici: l‘Odissea, che «racconta l’esilio del suo eroe da Itaca», l’Eneide, «con le sue storie di rifugiati troiani»; il libro della Genesi, che inizia con la cacciata dall’Eden; e Paradiso perduto di John Milton, che inizia con la cacciata di Satana dal paradiso. «Però non si tratta di romanzi, e nessuna di queste opere affronta l’esperienza moderna dell’esilio». Tra i romanzi del Ventesimo secolo che invece se ne occupano e meritano di essere letti, il giornalista menziona Austerlitz di W.G. Sebald (edito in Italia da Adelphi) e Il circolo della fortuna e della felicità di Amy Tan (tradotto in italiano da Rizzoli).

Però, prosegue l’autore, l’opera che meglio incarna l’ideale di “Great Refugee Novel”, insomma il romanzo definitivo sull’esperienza dell’esilio, è Pnin di Vladimir Nabokov (pubblicato in Italia in varie edizioni e traduzioni, inclusa una relativamente recente di Adelphi). Il romanzo, uscito nel 1957, due anni dopo Lolita, è stato scritto in inglese durante il periodo americano dello scrittore, un esule di lungo corso che dovette lasciare la Russia nel 1917 a causa della rivoluzione e che poi fu costretto a lasciare anche la Germania per gli Usa a causa dell’avvento di Hitler. «Queste esperienze influenzano il tono, un misto di amarezza e nostalgia per un mondo scomparso, permeano le pagine di Pnin», scrive Gioia. «Il protagonista, Timofey Pavlovich Pnin, è una figura comica nel  campus del Waindell College. Il suo modo di fare continentale all’antica e il suo forte accento russo lo rendono ridicolo. La sua apparenza, i suoi gesti e la generale mancanza di consapevolezza dell’America lo espongono ai pettegolezzi e allo scherno».

Pnin «avrebbe molto da offrire alla comunità universitaria», ma la sua erudizione continentale non viene apprezzata, prosegue Gioia, notando che il libro abbandona gradualmente il tono comico per assumerne uno più tragico, e che probabilmente Nabokov ha utilizzato la propria esperienza autobiografica come fonte d’ispirazione. Così la parabola del protagonista incarna quella di ogni rifugiato: «Più capiamo di Pnim, più ci rendiamo conto che il tessuto stesso della sua esistenza è stato spazzato via dai capricci della storia».

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