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05:58 venerdì 3 aprile 2026
Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».
La nuova opera di Maurizio Cattelan è un numero telefonico da chiamare per confessargli i vostri peggiori peccati Chi chiamerà e confesserà avrà una corsia preferenziale per acquistare una versione in miniatura della sua opera "The Ninth Hour", quella che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.
Molte persone hanno scoperto le backrooms vedendo il trailer del film The Backrooms e non ci hanno capito niente Prodotto da A24, il film è diretto dal 20enne Kane Parsons, che ha fatto diventare le backrooms un mito internettiano grazie a dei corti pubblicati su YouTube quando di anni ne aveva appena 16.
L’Iran sta usando le criptovalute per aggirare le sanzioni e continuare a finanziare le milizie in tutto il Medio Oriente La preferita dalle Guardie Rivoluzionarie, e dalla banca centrale dell’Iran, sembrerebbe essere Bitcoin perché meno volatile delle altre.
Nel 2025 per la prima volta su internet sono stati pubblicati più testi scritti dall’AI che dagli esseri umani Centomila bilioni di parole scritti dalle macchine: l'ennesima splendida notizia per gli esseri umani che hanno ancora la velleità di guadagnarsi da vivere con la scrittura.
Il mondo sta scoprendo Stefano Rapone grazie a un’intervista ai doppiatori di Super Mario Galaxy in cui quello che doppia Luigi gli dice che il suo Luigi preferito della storia è Luigi Mangione La puntata speciale di Tintoria con il cast del film è diventata viralissima, grazie alle domande di Rapone che hanno lasciato interdetto e divertito il cast.
Ci sono diversi indizi che fanno pensare che gli Strokes stiano per far uscire nuova musica Criptici messaggi pubblicati su Instagram e su un nuovo sito hanno mandato in visibilio i fan. C'è chi scommette già su un singolo in uscita domani.
Un bambino di sette anni ha disegnato la mascotte che gli astronauti di Artemis II stanno portando con loro verso la Luna Si chiama Rise (la mascotte, non il bambino) ed è stata selezionata in un concorso a cui hanno partecipato 2600 bambini da 50 Paesi del mondo.

Qual è il Great Refugee Novel?

03 Aprile 2017

Esiste un Great Refugee Novel? E come mai esistono così pochi romanzi sull’esperienza di rifugiati, visto che così tanti grandi scrittori sono stati esuli e/o fuggiaschi? Il saggista americano Ted Gioia si è posto la questione su The Millions, giungendo alla conclusione che il romanzo definitivo sull’esperienza dell’esilio è Pnin di Vladimir Nabokov. «Quanti capolavori della letteratura del Ventesimo secolo sono stati scritti da rifugiati? Se pensiamo ai premi Nobel che erano esuli, una lista che include Thomas Mann, Elias Canetti, Aleksandr Solzhenitsyn, Isaac Bashevis Singer, Czesław Miłosz, e Joseph Brodsky, viene da concludere che il tema dell’esilio permea il canone della letteratura modernista. Però non è così. Molti scrittori continuano ad abitare, nella loro immaginazione, i loro Paesi d’origine anche molto dopo averli lasciati. Thomas Mann, purtroppo, non ha mai scritto alcun romanzo che parla di tedeschi in esilio a Malibu. Solzhenitsyn ha continuato a dedicare le proprie energie a scrivere di Russia anche dopo avere vissuto 18 anni nel Vermont. Un modello per questi scrittori è James Joyce, che ha lasciato Dublino nel 1904 ma ha continuato ad esserne ossessionato per tutta la vita».

Se si vuole rintracciare opere letterarie che affrontano il tema dell’esilio, scrive Gioia, probabilmente le prime cose che verrebbero in menPnin Nabokovte sono testi antichi ed epici: l‘Odissea, che «racconta l’esilio del suo eroe da Itaca», l’Eneide, «con le sue storie di rifugiati troiani»; il libro della Genesi, che inizia con la cacciata dall’Eden; e Paradiso perduto di John Milton, che inizia con la cacciata di Satana dal paradiso. «Però non si tratta di romanzi, e nessuna di queste opere affronta l’esperienza moderna dell’esilio». Tra i romanzi del Ventesimo secolo che invece se ne occupano e meritano di essere letti, il giornalista menziona Austerlitz di W.G. Sebald (edito in Italia da Adelphi) e Il circolo della fortuna e della felicità di Amy Tan (tradotto in italiano da Rizzoli).

Però, prosegue l’autore, l’opera che meglio incarna l’ideale di “Great Refugee Novel”, insomma il romanzo definitivo sull’esperienza dell’esilio, è Pnin di Vladimir Nabokov (pubblicato in Italia in varie edizioni e traduzioni, inclusa una relativamente recente di Adelphi). Il romanzo, uscito nel 1957, due anni dopo Lolita, è stato scritto in inglese durante il periodo americano dello scrittore, un esule di lungo corso che dovette lasciare la Russia nel 1917 a causa della rivoluzione e che poi fu costretto a lasciare anche la Germania per gli Usa a causa dell’avvento di Hitler. «Queste esperienze influenzano il tono, un misto di amarezza e nostalgia per un mondo scomparso, permeano le pagine di Pnin», scrive Gioia. «Il protagonista, Timofey Pavlovich Pnin, è una figura comica nel  campus del Waindell College. Il suo modo di fare continentale all’antica e il suo forte accento russo lo rendono ridicolo. La sua apparenza, i suoi gesti e la generale mancanza di consapevolezza dell’America lo espongono ai pettegolezzi e allo scherno».

Pnin «avrebbe molto da offrire alla comunità universitaria», ma la sua erudizione continentale non viene apprezzata, prosegue Gioia, notando che il libro abbandona gradualmente il tono comico per assumerne uno più tragico, e che probabilmente Nabokov ha utilizzato la propria esperienza autobiografica come fonte d’ispirazione. Così la parabola del protagonista incarna quella di ogni rifugiato: «Più capiamo di Pnim, più ci rendiamo conto che il tessuto stesso della sua esistenza è stato spazzato via dai capricci della storia».

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