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17:31 martedì 15 settembre 2026
Per la prima volta nella storia, e “grazie” agli Stati Uniti, ci sono armi anche nello spazio aperto Non esistono dettagli sul tipo di armi ma la US Space Force ha detto che «possono essere impiegate sia a scopo difensivo che offensivo».
Non contento di stare girando già una dozzina di film contemporaneamente, Luca Guadagnino ha pure disegnato una collezione di arredamento e abbigliamento di 140 pezzi per Zara 65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa, a cui si affiancano 75 capi tra abbigliamento e accessori. Realizzati nei ritagli di tempo tra un set e un red carpet, si capisce.
La colonna sonora più incredibile dell’anno è quella di un documentario sulla scena rave ucraina in cui suonano Fred Again, Brian Eno, Aphex Twin, Sega Bodega e gli Idles Si intitola Black Sunflowers, ha debuttato al Toronto International Film Festival l'11 settembre e, anche e soprattutto grazie alla musica, è già uno dei documentari più chiaccherati dell'anno.
Secondo una ricerca pubblicata su Lancet, basterebbe una patrimoniale del 3 per cento sulla ricchezza dei miliardari per salvare la vita a 30 milioni di persone Un minuscolo contributo dei 3 mila miliardari che vivono nel nostro mondo, che collettivamente possiedono un patrimonio di 17 mila miliardi.
Bernie Sanders ha proposto una legge per punire chi sviluppa una “super AI” con la stessa pena di chi sviluppa un’arma nucleare illegale Proposta di legge (che difficilmente verrà approvata) a cui ha dato l'esplicativo titolo di Ban Artificial Superintelligence Act.
Sulle Dolomiti quest’anno ci sono davvero tutti, pure Timothée Chalamet Assieme a suo padre Marc, compagno di un'escursione che l'attore ha dettagliatamente raccontato in un post Instagram.
Il governo israeliano vuole revocare la cittadinanza ai registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor, per alto tradimento Vincitori del Premio speciale della giuria a Venezia, i due si sono ritrovati accusati dal Ministro della Cultura Miki Zohar.
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.

Chi decide di censurare le più celebri pubblicità della moda?

12 Luglio 2016

La settimana scorsa l’Advertising Standards Authority, l’organismo britannico che regola il settore pubblicitario del Regno Unito, ha stabilito che una campagna di Miu Miu, in cui la giovane attrice Mia Goth era stata fotografata da Steven Meisel, era «irresponsabile e soggetto di una grave offesa» e andava dunque rimossa dai magazine in cui appariva. Non è che l’ultimo atto della storia dei confronti tra l’ente e i brand di moda oggetto delle sue sentenze. D’altronde basta che a presentare un reclamo siano alcune persone, o anche soltanto una: nel caso descritto sopra, un lettore di Vogue aveva visto negli scatti di Meisel «una ragazzina vestita da adulta in una posa sessualmente allusiva».

Censura pubblicità moda Tom Ford

Alcuni nomi del fashion appaiono nei verdetti dell’Asa – che esamina più di trentamila casi l’anno – da decenni: è il caso di Tom Ford, il celebre designer autore del rilancio di Gucci: nel 2007 un’ad di un profumo per uomo del suo marchio ritraeva una modella nuda e fotografata frontalmente con la sola confezione di profumo a coprirle i genitali; allora la campagna venne promossa dall’organo britannico, venendo giudicata «difficilmente causa di offesa grave o diffusa». Ford si era difeso dicendo che gli scatti, firmati da Terry Richardson, erano abbastanza stilizzati da essere intuitivamente considerati artistici. La stessa ragione ha avuto la meglio in un caso più recente, ad aprile, quando lo stesso marchio si è cautelato contro la possibile rimozione di manifesti e inserzioni in cui Cara Delevigne appariva senza vestiti: «né la posa né l’espressione facciale erano in alcun modo sessualmente allusivi», ha infine stabilito la Authority.

Censura pubblicità moda Benetton

In un settore, come quello della moda, in cui per lungo tempo la provocazione è stata la via più breve per risaltare e dare uno stile e una riconoscibilità a un brand (si pensi agli esempi più classici delle campagne di Sisley e Benetton negli anni Novanta), il ruolo dell’Asa è centrale. Eppure, spesso alla giuria (composta integralmente da membri «di mezza età», nota Dazed) è stato chiesto un intervento su questioni ai limiti del paradossale: un telespettatore de L’Era glaciale 2 si è lamentato della messa in onda di uno spot di Chanel in cui si vedevano le spalle di Keira Knightley, e in un altro caso qualcuno ha obiettato che un corto di Yves Saint Laurent in cui una modella correva per la città per riavere il profumo sottrattole dall’amante era una tortuosa metafora di un incontro con un pusher (secondo l’Asa, ufficialmente, non lo era).

Censura pubblicità moda Miu Miu

Ciò che è eloquente, sottolinea Dazed nell’articolo in cui passa in rassegna i casi di censura più celebri del Regno Unito, è che la sorte dell’ad Miu Miu è tra le meno frequenti: «Per i brand è più facile avere pubblicità censurate in quanto ingannevoli (vedere ad esempio la campagna delle borse «fatte a mano» di Louis Vuitton o le ciglia finte di Natalie Portman per Dior) o eccessivamente sessuali, più che offensive».

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