Lo ha dichiarato alla tv di Stato iraniana il generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, secondo il quale «questa è la logica della guerra».
Mamdani ha detto che farà tutto ciò che è in suo potere per far arrestare Netanyahu quando andrà a New York a settembre
Ha detto anche che lui non ha l'autorità per farlo, ma "sfida" il governo federale, cioè Trump, a eseguire l'arresto.
Martedì sera il sindaco di New York Zohran Mamdani ha pubblicato un video in cui sfida il governo federale degli Stati Uniti a eseguire il mandato di arresto internazionale contro Benjamin Netanyahu, definendolo un «criminale di guerra» e «l’artefice di un orribile genocidio contro il popolo palestinese».
Nel video, Mamdani spiega che la sua amministrazione non ha «l’autorità legale» per arrestare il Primo Ministro israeliano durante la sua visita a New York, prevista per settembre, per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ma questo non ha impedito a Mamdani di mettere la questione al centro del dibattito pubblico, nella maniera più esplicita e diretta possibile. Seduto tra le bandiere degli Stati Uniti e di New York City, guardando dritto in camera, il sindaco ha detto ai newyorkesi che «Benjamin Netanyahu è un criminale di guerra» e che «non è il benvenuto a New York, come non lo è qualsiasi altro criminale di guerra latitante». Mamdani accusa Netanyahu di essere colpevole della morte di 73 mila persone, di decine di migliaia di bambini, di aver colpito ogni struttura civile possibile e immaginabile, «togliendo ai bambini il diritto alla vita». Il sindaco di New York parla di Netanyahu come di colui che ha deciso di provocare una carestia per cancellare un popolo, come colui che ha ordinato l’uccisione di medici e giornalisti. Tutto questo, dice Mamdani, continua a succedere anche adesso che vige un «cosiddetto cessate il fuoco».
Mamdani non può arrestare Netanyahu, e lo sa, ma può costringere Trump a dire ad alta voce che non lo arresterà. Che è esattamente quello che Trump ha fatto lunedì (20 luglio), dichiarando che Netanyahu non verrà arrestato negli Stati Uniti «per nessuna ragione».
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Come scrive il New York Times, il mandato di arresto internazionale contro Netanyahu è stato emesso dalla Corte penale internazionale a novembre 2024, per il ruolo del Primo Ministro israeliano in quello che Mamdani, insieme a una commissione delle Nazioni Unite e a numerosissimi osservatori internazionali, ha definito genocidio. Il problema è che gli Stati Uniti non fanno parte della Corte penale internazionale e non ne riconoscono l’autorità. Harold Hongju Koh, professore di Diritto Internazionale a Yale, al New York Times ha descritto la situazione come «una sfida a chi si tira indietro prima, tra il sindaco da una parte e Trump e Netanyahu dall’altra». Koh ha spiegato che il Primo Ministro non può essere arrestato una volta all’interno della sede delle Nazioni Unite, dove gode dell’«immunità di Capo di Stato in carica», ma che potrebbe essere «colto di sorpresa» mentre guida per le strade di New York. «La vera domanda è se il Primo Ministro sia pronto ad affrontare una situazione del genere», ha aggiunto Koh. «La stessa domanda vale per il sindaco». La risposta di Mamdani, per adesso, sembra essere: sì, sono pronto.
Le posizioni di Mamdani su Israele – che fino a due anni fa erano considerate marginali all’interno del Partito Democratico – sono ormai condivise da una larga parte dei democratici americani. Questa settimana, quasi la metà dei democratici alla Camera ha votato per porre fine agli aiuti statunitensi a Israele. Non è bastato per far passare la mozione, ma è bastato per fissare un dato: la posizione del partito nei confronti di uno di Israele sta cambiando. Netanyahu ha risposto alla minaccia di Mamdani accusandolo di sostenere Hamas e dicendo che «segretamente odia l’America». L’ambasciatore israeliano all’ONU Danny Danon ha invitato il sindaco a «fare il suo lavoro» invece di fare «propaganda per Hamas». Mamdani ha condannato pubblicamente gli attacchi del 7 ottobre 2023, e ha fatto della questione israelo-palestinese uno dei punti centrali della sua identità politica.