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22:27 martedì 31 marzo 2026
Per la prima volta dopo quasi 40 anni, “Guernica” di Picasso potrebbe lasciare Madrid L'ultimo "spostamento" dell'opera risale al 1992. Adesso potrebbe succedere di nuovo, per ragioni che hanno anche a che vedere con la tenuta del governo Sánchez.
Delle spillette a forma di cappio sono diventate l’accessorio preferito dai politici israeliani a favore della legge sulla pena di morte ai terroristi palestinesi A sfoggiare questa spilla con il maggiore entusiasmo è stato ovviamente il Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir.
Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
In occasione del 50esimo anniversario, Allegro non troppo, il capolavoro di Bruno Bozzetto, uscirà finalmente in versione restaurata Ma c'è un ma: al momento, questa versione restaurata verrà distribuita, paradossalmente, solo negli Usa e non in Italia.
Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.

Perché l’Etiopia sta creando un programma spaziale

06 Aprile 2017

Le montagne attorno a Lalibela, un’antica città dell’Etiopia del nord, secondo l’Economist di notte sono contornate dai «cieli notturni più limpidi che si possano immaginare», tanto che non sarebbe sbagliato immaginare che costituiscano la location perfetta per un osservatorio astronomico di rilevanza mondiale. A dire il vero, il Paese africano ha già fatto passi decisi nella direzione della costruzione di un programma spaziale tutto suo: a gennaio il governo ha annunciato che entro i prossimi cinque anni spedirà in orbita un satellite da una postazione oltremare, e lo userà principalmente per monitorare le rese dei campi e la situazione atmosferica.

In Africa, sempre più Stati sono interessati alla corsa allo spazio: la Nigeria ha mandato in orbita 5 satelliti nel 2003, e sostiene che siano uno dei suoi assi nella manica nella lotta al terrorismo di Boko Haram; il Sudafrica ha diversi satelliti; l’Egitto ha pagato per avere due postazioni di osservazione in orbita, ma entrambe non sono riuscite a raggiungere il loro obiettivo. E anche Kenya, Angola e Ghana vorrebbero unirsi al club.

ETHIOPIA-SCIENCE-SPACE-OBSERVATORY

Col lancio di nuovi dispositivi in orbita, l’Etiopia spera di poter ottenere vantaggi economici, ma anche benefici di altro tipo, come risolvere controversie territoriali, aumentare la produttività dei campi agricoli e migliorare la pianificazione urbanistica. Eppure, scrive l’Economist, ci sono già intere costellazioni di satelliti già orbitanti sopra l’Africa ogni secondo, e molte delle loro funzioni basilari – quali, ad esempio, la mappatura delle risorse e il monitoraggio dei raccolti – sono ormai gratuite o molto a buon mercato (senza contare che in molti casi sono state rimpiazzate dall’uso dei droni). E anche i satelliti dedicati alle telecomunicazioni, di norma più costosi, non motivano la scelta etiope: Keith Gottschalk della University of the Western Cape ha notato che basta un singolo satellite per trasmettere all’intero continente. In un momento storico in cui più di cinque milioni e mezzo di etiopi hanno bisogno di aiuti umanitari per trovare cibo e acqua, in sostanza, le missioni spaziali sembrano, dice l’Economist, «una strana priorità».

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