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Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.
Sembra proprio che la quarta stagione di Severance sarà anche l’ultima Le riprese della terza inizieranno quest'estate: dovremmo riuscire a vederla nel 2027.
Meta ha brevettato una AI che continua a postare per te sui social anche dopo la tua morte, per evitare che i follower sentano la tua mancanza Brevetto che, però, l'azienda ha detto che non ha intenzione di usare. Almeno per il momento.
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Su YouTube si terrà una maratona dedicata a Umberto Eco, per festeggiare la fine dei 10 anni di silenzio su di lui chiesti dallo scrittore nel suo testamento L'evento si terrà in diretta streaming sui canali YouTube della Fondazione Umberto Eco e della Fondazione Bottega Finzioni Ets, con inizio alle 12 del 18 febbraio, ora italiana.
Pur di costringerle a usare la sua app di messaggistica, il governo russo ha improvvisamente impedito l’accesso a Whatsapp a 100 milioni di persone Tutto pur di costringere i russi a iscriversi a Max, una app molto simile a Whatsapp ma controllata dal governo stesso, ovviamente.
Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.

Rilassarsi guardando lo streetwear su Instagram

Da Copenaghen a Berlino, nell'ultimo anno sono nati tantissimi profili dedicati ai cittadini fotografati per le strade. Perfetti per prendere ispirazione, ma anche per lo scrolling passivo.

05 Settembre 2021

Non è ancora chiaro se il sancarlino milanese rappresenti l’alter ego del pariolino, ma è certo che per quanto le due città si impegnino, con Milano più attenta alle tendenze e Roma conservatrice del boccolo cresimale, entrambe finiscono per perdere nella competizione con Copenaghen e Berlino su Instagram, dove circa da febbraio sono nati profili dedicati all’abbigliamento urbano dei cittadini fotografati in giro per le strade. Quante cose può raccontare di noi una tote-bag? Quante ancora il mocassino Sebago con calzino, ma più che altro quanto ci faranno sentire inferiori i profili @copenhageners_in_copenhagen e @berlinersinberlin? (C’è una sola risposta a tutte queste domande ed è ovviamente: tanto). Sembra che il primo tra tutti sia stato @parisiensinparis, 372 mila follower, zero seguiti, non troppo elegante, non troppo elaborato, non troppo costruito, francese appunto. Quasi interamente femminile, ci si trova la deificazione della zeppa di corda, delle camicette e dell’abito Vichy, di tutte quelle cose d’ispirazione Louise Follain che fa sembrare le parigine perfette perché in realtà non vorrebbero esserlo, tanto inimitabili solo perché noi, che smaniamo dalla voglia di imitarle – sì, ma che noia – le abbiamo rese tali.

E poi finalmente Berlino, dove lo streetwear non è dissimile dall’architettura della città: incoerente, austero, avantgarde e arcaico allo stesso tempo, in particolare quando i cittadini vengono fotografati nel quartiere Mitte (che è in centro, e che è un quartiere per turisti e ricchi, ma che con la pandemia rischia di ritornare autentico) dove, più che nell’equivalente londinese di Soho, vestirsi bene significa vestirsi bene. Anche i berlinesi di Berlino, come recita il nome del profilo, sono fotografati quasi sempre di spalle, corrono via o passeggiano con uno stile che è quello delle divise formali sabotate da accessori, pantaloni da completo e blazer indossati con le Nike, total black, color block (gli anfibi con suola rinforzata nella versione Chelsea sono per i berlinesi quello che le Balenciaga Speed sono per la Brianza). Un’intersezione di musica, arte, architettura e vita notturna, come lo aveva definito David Fisher, il fondatore di Highsnobiety raggiunto da Women’s Wear Daily nel 2019. «Ciò che rende lo stile dei berlinesi così affascinante è che non esiste uno stile specifico, e sembra molto più reale rispetto a quello del resto del mondo».

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E quindi vediamo il resto del mondo. Se per quanto riguarda Londra su @londonersinlondon_ (oltre 62 mila follower e un solo seguito, qualcuno
ci riveli perché sia proprio @milanesiamilano) ci si trova quanto ci si aspetta, e non è che sia proprio la East London degli anni Novanta, per New York sarebbe meglio dimenticarsi di @newyorkersinthecity e seguire invece il profilo del fotografo Johnny Cirillo, @watchingnewyork, progetto dedicato sempre all’abbigliamento dei cittadini in cui la moda sembra persino migliore, sarà che li immortala a Williamsburg. Tra i più riusciti, anche dal punto di vista fotografico, c’è @copenhageners_in_copenhagen, apoteosi dello stile hygge, che non ha una vera traduzione ma è piuttosto la ricerca di comfort declinata nell’abbigliamento, il caldo abbraccio dell’Ikea, tra pullover, t-shirt Fruit of the Loom, berretti e cappotti, tutti rigorosamente blu, neri, grigi, tutti oversize.

E intanto, di profili simili, ne stanno nascendo altri, come @seoulistinseoul, @hongkongers.in.hk, @belgraders_in_belgrade, @madrileniansinmadrid, @tokyoite.intokyo, alcuni meno curati (@valencians_invalencia), altri più interessanti (@amsterdammers.in.amsterdam) che sono finestre su luoghi forse ascrivibili all’esigenza di volerli visitare quando non potevamo farlo. O magari perché non sono altro che un surrogato di Pinterest formato Instagram, una versione riveduta e corretta dello street style finto fuori dalle sfilate, una cosa che non manca a nessuno, una piccola oasi di pace – sarebbe piaciuta a Bill Cunningham – data dall’osservare come si vestono gli altri e dall’immaginare, soprattutto per noi che siamo bravi ma non abbastanza (ed è molto peggio di quando si è semplicemente scarsi, vuol dire essere quasi), quando e come potremmo copiarli.

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