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06:42 giovedì 26 febbraio 2026
L’Isis sta invitando i suoi miliziani a imparare a usare l’AI per diventare «jihadisti migliori» E sta fornendo anche delle pratiche guide per capire quale delle numerose AI oggi disponibile si presta meglio a ogni jihadistico proposito.
Un’artista ha passato gli ultimi 12 anni a girare un remake di Titanic identico inquadratura per inquadratura a quello di James Cameron L'opera è dell'artista cilena Claudia Bitrán, si intitola Titanic, A Deep Emotion e verrà esposta alla Cristin Tierney Gallery di New York.
Dopo la giacca dedicata agli Oasis, Lidl ci riprova con una borsa a forma di carrello della spesa La trolley bag firmata dallo studio di design di Nik Bentel si può vincere iscrivendosi a un concorso sul profilo Ig della catena di supermercati
A Milano ha aperto BAOL, la prima biblioteca a offerta libera della città, pensata per i lettori in difficoltà economiche Si trova in viale Molise n. 47 e funziona così: chi vuole prendere in prestito, prende in prestito; chi vuole comprare, paga quel che può.
Un partito dell’estrema destra polacca che si chiama Nuova speranza, come un film di Star Wars, ha dovuto cambiare nome e ora si chiama L’impero colpisce ancora, come un film di Star Wars Il curioso cambio di nome è stato necessario per evitare la cancellazione, decisa da una sentenza di un tribunale di Varsavia per questioni finanziarie.
Aimee Lou Wood sarà Jane Eyre in una nuova serie che certifica come le sorelle Brontë siano tornate di moda Dopo il successo di "Cime tempestose" anche il classico di Charlotte Brontë avrà un nuovo adattamento, con protagonista la star di Sex Education.
Cinque anni dopo lo scioglimento, i Daft Punk hanno pubblicato un nuovo video Si tratta del video ufficiale di "Human After All" e contiene immagini Electroma, il loro film di fantascienza del 2006.
Una battaglia di palle di neve organizzata in un parco di New York è degenerata quando i partecipanti hanno iniziato a prendere a palle di neve la polizia Degenerata nel vero senso della parola: due agenti sono finiti al pronto soccorso e la polizia sta dando la caccia a due degli "aggressori".

Cosa si diceva di Facebook prima che diventasse famoso

21 Gennaio 2016

Browser History è una rubrica del popolare sito di aggregazione Digg che ripesca i commenti che hanno accompagnato il primo lancio di gadget e servizi che ora sono di uso così quotidiano da venire quasi dati per scontati. L’ultimo capitolo è dedicato a Facebook, aperto alle iscrizioni esterne nel settembre 2006 e in precedenza noto come “thefacebook”, il nome originale che gli aveva dato Mark Zuckerberg.

Agli inizi del 2004 l’Harvard Crimson, il quotidiano degli studenti di Harvard – l’ateneo dov’è stata sviluppata la versione originale del social network – scriveva: «Il sito web unisce elementi standard degli annuari dei dormitori con funzioni di costruzione di un profilo dettagliato che permettono agli studenti di cercare altre persone che frequentano i loro corsi, fanno parte delle loro organizzazioni e dei loro dormitori». Il giornale dell’Indiana State University mostrava invece una certa difficoltà nel comprendere cosa fossero i poke: «Sul sito non esistono spiegazioni per l’opzione “poke”. Scegli di fare poke a qualcuno e questa persona può ignorarti o “pokarti” a sua volta. Il poke simboleggia nient’altro che un “ehi” digitale; è come seguire qualcuno nel corridoio del tuo liceo e può essere percepito come ugualmente seccante».

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Nel giro di qualche mese il progetto com’è noto è decollato, arrivando a testate più d’establishment. Ad aprile del 2004 il New York Times pubblicava le parole di un universitario: «Nessuno lo usava all’inizio, poi un paio di persone hanno iniziato a collegarsi. Non volevo incontrare qualcuno, ma ci tenevo a vedere quant’ero compatibile coi miei amici. Poi una settimana dopo ho caricato una foto, e quella successiva ho aggiunto un profilo scritto. In pratica è come se ti risucchiasse». Uno studente di Harvard nel 2006 ha detto al New Yorker: «Era visto come un guilty pleasure che dava dipendenza».

Digg fa notare che ancora prima che il termine “virale” esistesse o avesse preso piede, i media descrivevano Facebook come qualcosa di “virale”. Nell’estate del 2005 il Los Angeles Times parlava della sua diffusione capillare: «Uno sguardo alle statistiche della crescita mostra che mentre il numero di iscritti aumenta […] il servizio sta diventando una popolare estensione della vita quotidiana nei campus del Paese».

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