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I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.

Preparatevi ai Talebani

Giampiero Giacomello, docente di studi strategici sul ritiro Nato e un probabile ritorno dell'emirato

07 Febbraio 2012

“Senza i Talebani (e senza gli americani), l’Afghanistan può durare al massimo un paio d’anni”. Mentre i vertici della Nato annunciano di intendere ritirare le truppe entro il 2014, come da calendario ,e mentre l’amministrazione Obama sta tentando di intavolare negoziati con i seguaci del mullah Omar (e, cosa più importante, sta pubblicizzando parecchio questa sua intenzione), abbiamo fatto due chiacchiere con Giampiero Giacomello, docente di Studi Strategici all’Università di Bologna e alla James Madison University, autore di Manuale di studi strategici. Da Sun Tzu alle «nuove guerre».

Come molti suoi colleghi, Giacomello è generalmente pessimista sulla possibilità di uscire vincitori da qualsiasi guerra asimmetrica – “combattere una guerra di guerriglia è come imparare a bere una minestra con il coltello,” scriveva il docente di West Point John Nagl, parafrasando Lawrence d’Arabia. Ma su Kabul è ancora più pessimista che rispetto ad altre situazioni: “Dall’Iraq siamo riusciti a uscire contenendo i danni, ma in Afghanistan la situazione è molto più difficile.”

Ce ne si va perché sono stati raggiunti gli obiettivi, perché non c’è più motivo di restare o perché sono finiti soldi?

Sono guerre che non si possono vincere, e questo lo sanno benissimo alla Casa Bianca quanto ai vertici Nato. Si tratta di uscire limitando i danni il più possibile, come è stato fatto in Iraq. Solo che in Afghanistan la situazione è più complicata, perché c’è il Pakistan che sostiene i Talebani.

Ed è per questo che l’amministrazione Obama parla di aprire un negoziato con i Talebani?

I contatti non sono affatto una novità, credo che le notizie trapelate dalla Casa Bianca abbiano più che altro a che vedere con il preparare l’opinione pubblica americana all’idea di una trattativa e di una soluzione di compromesso. Gli Usa puntano a trovare un accordo tra i Talebani e il governo di Hamid Karzai. Potrebbero anche riuscirci, ma non si tratterebbe di una soluzione duratura.

Perché?

L’Afghanistan è troppo instabile. Anche con il sostegno di una parte dei Talebani, l’esecutivo di Karzai, o comunque una forma di governo democratico, può durare un paio di anni se è tanto, poi ritornerà l’emirato che c’era prima. Ai Talebani conviene mettersi d’accordo con Karzai, governare per un po e poi riprendersi il potere con calma quando gli americani saranno lontani.

Quando è stato eletto Obama ha dichiarato che si sarebbe ritirato dall’Iraq per potere concentrare gli sforzi bellici sull’Afghanistan. Paradossalmente, dopo quattro anni di amministrazione Democratica, ci troviamo con un Iraq più stabile dell’Afghanistan…

Dal punto di vista delle risorse Obama aveva ragione: il problema principale dell’Afghanistan era l’Iraq, che ha consumato risorse che sarebbe stato utile investire a Kabul. Detto questo, credo sia il caso di ricordare che ad oggi l’Iraq non è certo il Paese più stabile del mondo… anche se dobbiamo ammettere che il risultato finale è stato meno peggio di quanto non ci si sarebbe aspettati. Questo perché l’Iraq ha una storia diversa dall’Afghanistan, che per anni, durante l’emirato dei Talebani è stato un’espressione geografica più che uno Stato.

Poi, ripeto, il problema è il Pakistan: se l’Afghanistan fosse sotto l’influenza indiana, per gli americani sarebbe tutto più facile. Ma non è così.

E nonostante questo gli Stati Uniti continuano a mandare aiuti economici a Islamabad. Come mai non tagliano i fondi?

Messa così sembra un’assurdità: gli americani danno soldi alle Forze Armate pachistane, e parte di quei dollari finiscono nelle tasche dei Talebani. Tuttavia c’è una base razionale dietro a questo comportamento: solo una parte dell’apparato pachistano sostiene i Talebani e se Washington tagliasse i fondi, anche la parte dell’esercito e dei servizi segreti pachistani che al momento non è alleata con i Talebani passerebbe dalla loro parte. Se vuole evitare che il Pakistan diventi ancora più anti americano di quanto già non sia, gli Usa devono tenersi buoni i generali.

(Foto: Flickr, Pakhtun)

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