Hype ↓
01:39 venerdì 22 maggio 2026
Nel mondo ci sono così pochi ingegneri e ricercatori AI che le aziende di Big Tech li stanno pagando come le superstar dello sport Secondo le stime ce ne sono solo un centinaio in tutto il mondo. E in Silicon Valley sono disposti a spendere qualsiasi cifra per accaparrarseli.
Tra la rassegna Tuttomoretti al Nuovo Sacher e il ritorno in sala di Bianca e La messa è finita, questa si preannuncia come la Nanni Moretti Summer Lui odierebbe questa dicitura, ne siamo sicuri. Però siamo anche sicuri che suona proprio bene.
I fan di SOPHIE stanno costruendo un archivio libero e gratuito per preservare tutta la sua opera L'archivio si chiama Wholenew.world e vuole essere un racconto dei dieci anni di carriera di un'artista che ha cambiato la musica elettronica.
Il video di Itamar Ben-Gvir che tormenta e irride i membri della Global Sumud Flotilla ha unito tutto il mondo nel disgusto A condannarlo sono Francia, Canada, Olanda, Belgio, Spagna, Regno Unito e molti altri, persino gli Stati Uniti e l'Italia.
Succession è finita da un pezzo ma la saga dei Murdoch invece continua: adesso James ha comprato Vox e New York Magazine per farne l’anti Fox News e sfidare Rupert Il valore dell'operazione sarebbe attorno ai 300 milioni di dollari, con Murdoch Jr. che ha detto di voler puntare tutto sul giornalismo di qualità.
Il furto del Louvre, “il furto del secolo”, diventerà un film diretto da Romain Gavras Sarà l'adattamento di un libro-inchiesta che uscirà in Francia il 27 gennaio e che promette di rivelare i contenuti di documenti segretissimi.
L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo è dovuta anche al fatto che i primi contagiati risultavano negativi perché sono stati testati per la variante di Ebola sbagliata I sanitari hanno sottoposto tutti al test per rilevare la variante Zaire. Si è poi scoperto che le infezioni erano dovute a quella Bundibugyo.
Sally Rooney pubblicherà Intermezzo in Israele con un editore filopalestinese che si oppone all’occupazione e all’apartheid Negli ultimi 5 anni la scrittrice aveva rifiutato di essere tradotta e pubblicata in Israele, una scelta fatta per sostenere il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions).

Post-umani sì, però ecologici

Più gli argomenti dei filosofi sono controversi e più l'opinione pubblica li prende (troppo) sul serio

27 Marzo 2012

«Il cambiamento climatico prodotto dall’uomo è probabilmente uno dei più grandi problemi con cui ci dobbiamo confrontare. […] In questo paper, prendiamo in considerazione un nuovo tipo di soluzione, la chiamiamo human engineering».

Esordisce così un testo intitolato “Human engineering and climate change” e scritto e sei mani da S. Matthew Liao (New York University), Rebecca Roache e Anders Sandberg (entrambi del Future of Humanity Institute di Oxford): due filosofi analitici e un neuroscienziato che si occupano di etica e biopolitica.

Non conosco se il ciclo di vita del paper in questione avrebbe dovuto essere quello connaturato alle pubblicazioni accademiche di questo genere e dunque prevedere, nell’ordine, la stampa all’interno di un volume per specialisti,  più o meno velenosi giri di pareri via mail custoditi nei server di alcuni dipartimenti e, ad andare bene, un dibattito pubblico per pochi intimi o se invece gli autori, consci del suo contenuto altamente infiammabile, abbiano deliberatamente deciso di fargli una certa pubblicità. Fatto è che, una dozzina di giorni fa, il nome di S. Matthew Liao, il principale responsabile dello scritto, si trovava sul sito dell’Atlantic in capo a una lunga intervista che ha esteso a macchia d’olio il dibattito sui contenuti del suo lavoro, anche per via di affermazioni su questo tono:

«Ogni chilogrammo di massa corporea richiede un certo ammontare di cibo e nutrimento e quindi, più “grossa” è una persona e maggiore è la quantità di cibo ed energia che consumerà nel corso della sua vita. […] la riduzione della massa corporea potrebbe rappresentare un modo per diminuire l’impatto ambientale del genere umano. Se abbassassimo l’altezza media degli americani di 15 cm […] otterremo una diminuzione di circa il 18% dei livelli metabolici poiché meno tessuti significa meno energie e nutrimenti richiesti».

«L’ingegneria applicata alla razza umana potrebbe dare alle famiglie la scelta tra due figli di taglia media, o tre di taglia piccola. Dalla nostra prospettiva questa misura offrirebbe maggiore libertà rispetto a una “politica” che dice: “puoi avere solo uno o due bambini”»

«Gli occhi dei gatti vedono all’incirca quanto quelli umani durante il giorno ma decisamente meglio durante la notte. Abbiamo calcolato che se tutti gli uomini avessero degli occhi da gatto, non necessiteremmo di così tanta illuminazione e quindi potremmo ridurre considerevolmente il consumo di energia elettrica».

Posto che, secondo gli autori, altre soluzioni che non intervengano direttamente sulle caratteristiche dell’uomo e sui suoi bisogni (propongono anche una pillola che inibisce il consumo di carne) si stanno rivelando misure inadeguate per risolvere il problema; l’assunto alla base del paper è che impianti genetici e prescrizioni farmacologiche ci permetterebbero di controllare più efficacemente la nostra “spesa” di risorse e il suo impatto sull’ambiente in cui viviamo, la cui tutela – essendo l’unico habitat di cui disponiamo e la condizione basilare per il proseguimento di tutte le nostre esistenze – è, sempre secondo gli autori del testo, preliminare a qualunque altra considerazione od obiezione, comprese quelle riguardanti la stazza dei nostri figli.

«La ragione per cui faremmo tutto questo (modificare la taglia di un bambino prima della sua nascita ndA) è in primo luogo quella di combattere il cambiamento climatico, che è un problema molto serio, e che potrebbe inficiare il benessere di milioni di persone, incluso quel bambino. E quindi in quel contesto (…) saremmo in grado di giustificare la scelta anche al bambino stesso».

In fondo, si sono detti gli autori dello scritto, se altre branche dell’ingegneria da anni mettono a punto modi per rendere sempre meno inquinanti i mezzi di trasporto e di produzione, perché non considerare, alla stessa stregua, la possibilità di apportare migliorie alla “macchina umana”, che del resto è il vertice di tutta la catena dei consumi? Ovviamente e, come sempre, quando si tratta con gli ambigui bivi morali del transumanesimo, non appena ha iniziato a circolare, l’intervista ha suscitato una enorme mole di indignazione e Liao è stato accusato di proporre soluzioni inumane e castranti per la libertà di un embrione etc. E da lì giù fino alla consueta reductio ad Mengelem.

Curiosamente, o forse no avendo più volte osservato il decorso di queste polemiche, la grandissima maggioranza delle persone che hanno manifestato la propria indignazione attraverso commenti su siti e Social Network ammetteva però poi, del tutto candidamente, di non aver letto lo scritto in oggetto ma di essersi limitata all’intervista apparsa sull’Atlantic; questo nonostante il .Pdf del testo nella sua interezza fosse facilmente reperibile sul sito personale di Liao. Un po’ quello che è successo qualche settimana fa nella discussione sull’aborto post-natale e che sempre più spesso accade quando pubblicazioni scientifico/filosofiche dedicate a temi scottanti o proponenti idee controverse entrano nel circuito dell’opinione pubblica “mainstream”, la quale ama farsi “scandalizzare” dagli aspetti più “spettacolari” di uno studio.

Qualche giorno dopo l’intervista di Liao su The Atlantic, il Guardian ha rilanciato la questione con un lungo articolo che riassume le ultime vampate polemiche contro il paper e dà a tutti e tre i suoi autori la possibilità di “spiegarsi” meglio. Ed è in quella sede che Anders Sandberg dice una frase che credo dovrebbe essere tenuta a mente da ogni giornalista, opinionista, blogger, commentatore a caldo, cattolico integralista, editorialista di Avvenire, bioetico alle prime armi prima di lanciare la propria personale jihad contro la “pubblicazione controversa e scottante della settimana”. Una frase utile per ricordarsi che, semplicemente, si sta parlando di un altro sport:

«La gente non è abituata all’analisi etica. In filosofia prendiamo le idee e le testiamo fino alla distruzione. Questo significa che spesso facciamo emergere concetti o linee di pensieri in cui non crediamo personalmente e le mettiamo in discussione il più duramente possibile per vedere dove vanno e cosa possiamo impararne».

Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager