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01:21 martedì 18 agosto 2026
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.

Porno, femminismo e Playboy

04 Luglio 2011

Oggi parliamo di porno e di donne.

No, non ho detto porno per donne. Il porno vero. Quello con la gente che scopa.

Il rapporto tra femminismo e pornografia viene spesso visto alla luce di cose che succedevano trenta, quaranta anni fa: i saggi di Andrea Dworkin, la stessa che poi arrivò a dire «la penetrazione è sempre aggressione», i boicottaggi davanti ai cinema che proiettavano Snuff. Oggi la situazione si è ribaltata, nei fatti e nelle parole. Se mai, la difficoltà sta nel definire un po’ meglio quel rapporto. E allora, a volte, cerchi le parole di un’altra.

Hai Caitlin Moran, sì, quella che ha intervistato Lady GaGa a Berlino, una che dice «viva il porno, ma la sua industria è triste e misogina, ci vogliono più donne ai posti di comando». Belle parole, ma di girl porn non è che non ne esista: anche lasciando stare quello girato da e con donne gay, hai diverse attrici/registe/produttrici famose come Joanna Angel, decisa a non farsi influenzare dall’idea di sesso che possono avere gli altri, e per questo sul suo blog pubblica foto dove si infila uno spazzolino da denti nella vagina. (Aggiunta: la scena alt porn è talmente antagonista da essere già stata cooptata o scopiazzata dall’industria tradizionale, come dimostra il caso Vivid.) Hai Susannah Breslin, che su quell’industria ha fatto ottimi reportage, ma che poi prende e scrive cose come «le vittime di abuso sono delle frignone», col tono di chi aspetta solo un passante che le batta il cinque. Hai Susie Bright, e di solito quando arrivi lì sei talmente provata che urli SUSIE BRIGHT!, e non ti sposti più. Se l’ha detto lei, va bene pure per te. Deve andare bene.

Dopo anni di Boogie Nights e Larry Flynt e servizi delle Iene e Sasha Grey OVUNQUE e specialoni su Santa Moana, mi piace pensare che sappiamo tutte quanto poco personale e molto bionico possa essere realizzare un film o un servizio fotografico hard. Per quello che vedo, però, gode ancora ottima salute il mito dell’attrice porno come donna caduta, sempre più bella, più fragile, più celebre, e quindi destinata a prendersi la pallottola al posto nostro: so share my glory, so share my coffin. Per quanto poi alcune star vere, ad esempio Aurora Snow, ci tengano a sottolineare che il loro è un lavoro divertente, e che sanno gestirlo. Forse non tenendo conto che parte del fascino, per una parte del pubblico, sta nell’immaginarsi l’ottovolante di miseria e alienazione dietro le quinte.

E’ qui che in altri può scattare il momento-nostalgia. Il revisionismo sessuale, per cui si iper-valuta un presunto passato tutto musica ovattata e abat-jour. Un passato esclusivo, raffinato e di classe. Dove noi non eravamo rifatte e drogate, e magari venivamo di più.

La chiave della nostalgia, per molti, è Playboy.

Più che un certo tipo di bellezza, ha reso popolare il modo di metterla in scena – guardo Marilyn sul velluto, Carrie Leigh, Marilyn Chambers: la pin-up nuda ma rigorosamente a gambe chiuse che ha indicato la strada ai calendari appesi nel garage di mio nonno e zio. (La stessa strada ci ha portato a Fergie che spiega la bisessualità su The Advocate. La stessa, giuro.) Una playmate dev’essere formosa ma con la vita piccola, è nata per stare girata di tre quarti, è sempre molto pulita. E non importa se poi il giornale è diventato più spiccio, e il suo ampio uso di Photoshop è stato documentato. La playmate è la nostra compagna di giochi, appunto.Un’amica immaginaria e un arto fantasma.

L’industria vendeva lei come final level, ma intanto vendeva la Playboy bunny, la coniglietta, come esempio raggiungibile: bastava entrare in un Playboy Club per essere salutati da una cameriera col costume d’ordinanza, giovane e carina, solo un po’ meno lucida di quelle sulla carta. Per inciso, parecchie donne che lavorarono da bunnies – l’ultima è Lili Bee – hanno raccontato quei bar come posti regolati da un codice di comportamento severo, dove venivi licenziata in tronco se scambiavi numeri di telefono con i clienti. Non è su questo che punterà la serie tv The Playboy Club, che dai primi teaser sembra il fratello minorato di Mad Men, concentrato com’è sul binomio storia segreta / si stava meglio quando portavi il reggicalze.Fantasie da prima serata, adatte alle classi medie, ai grandi numeri.

Dall’altro lato hai la concretissima vita sessuale del fondatore Hugh Hefner, l’ottuagenario col pigiama e la porta girevole di fidanzate/modelle, l’uomo che vendeva e vende se stesso come prova fisica che la sua filosofia commerciale funziona. Un ruolino di marcia raccontato nei suoi aspetti più presentabili dal reality show The Girls Next Door, e negli altri da un numero assurdo di libri-scandalo scritti da quelle ex fidanzate, grazie a cui, per dire, dovremmo sapere tutti quale è l’unico modo in cui da anni Hefner consuma rapporti intimi, e quale livello di ritualità governi il procedimento – volete leggerlo, eccolo qui: ve lo riassumo?, lui inzuppato di Viagra e immobile sul lettone, le ragazze intorno a fingere di ammucchiarsi tra loro, porno gay sulla TV a tutta parete, niente preservativo, la prescelta del mese che gli si mette sopra, si auto-sodomizza per due-tre minuti e strilla «oh Daddy, oh Daddy», e cosa vi ricorda di più, una scena tagliata di Nekromantik o il pezzo di Bella di giorno in cui il vecchio sussurra …e questo odore di fiori marci?

Chiudo qui perché mi è venuta voglia di rivedere Centurion tifando per i Pitti, ma abbiamo solo cominciato. La notte è lunga e io non lavoro a maglia.

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