Brevetto che, però, l'azienda ha detto che non ha intenzione di usare. Almeno per il momento.
Meta dice che alla Gen Z piace tantissimo mandarsi poke su Facebook
Chi bazzicava Facebook negli anni d’oro della piattaforma sarà sorpreso nel leggere che una della prime funzioni del social più antico di tutti sta vivendo un inaspettato rinascimento: i poke sono tornati su Facebook. O meglio, i poke non sono mai andati via ma, recentemente, Meta ha di nuovo deciso di renderli immediatamente visibili tra le varie modalità di interazione offerte agli utenti. Come si legge su Business Insider, infatti, la possibilità di mandare un poke c’è sempre stata, ma per anni la funzione era stata “nascosta”. A partire da quest’anno invece, come risultato di alcuni cambiamenti nel design della piattaforma, il pulsante per mandare i poke è nuovamente disponibile di fianco al nome di ciascun utente.
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Inizialmente introdotti nel 2007, i poke sono stati ideati come strumento per “punzecchiare” un altro utente, facendogli arrivare una notifica. Rispondono quindi all’esigenza di catturare l’attenzione di qualcuno senza troppo impegno. Esigenza alla quale negli anni precedenti l’avvento dei social media si era provveduto in modi abbastanza simili – dagli squilli fatti con il primo “telefonino” (più romantici) fino a trilli di Messenger (più aggressivi) – e che sembra ancora estremamente attuale. Stando a quanto dichiarato da Facebook nell’ultimo mese gli utenti della piattaforma si sono scambiati un numero di poke tredici volte superiore a quello del mese precedente. E ancora più sorprendentemente, Meta sostiene che il 50 per cento di questi poke sia stato mandato da utenti dall’età compresa tra i 18 e 29 anni. Si può presupporre che se, come spiegato dal New York Times, i Gen Z si stanno avvicinando a Facebook affascinati dalla possibilità di risparmiare tramite le offerte di Marketplace, forse i poke rappresentano il perfetto passatempo tra una sessione di thrifiting e l’altra.
L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
È il primo sciopero del settore nel nostro Paese, ma la discussione va avanti da tempo, casi simili ci sono stati negli Usa e in Francia. Tra sindacalizzazione, proteste, licenziamenti e inchieste giornalistiche.