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Le matite Ikea sono diventate uno degli strumenti più usati nelle sale operatorie perché sono gratis, sono piccole e scrivono benissimo sulle ossa A quanto pare, i chirurghi di mezzo mondo adorano questa matita e vorrebbero che Ikea ne producesse una linea pensata appositamente per loro.
Una ricerca ha scoperto che il cromosoma Y, quello che determina il sesso biologico maschile, sta letteralmente perdendo pezzi e potrebbe scomparire Quando i primi mammiferi sono comparsi sulla Terra, il cromosoma Y conteneva 900 geni. Oggi ne contiene appena 55 e continua a perderne.
Questo fine settimana, tra le colline toscane, si tiene la prima edizione di Metallic Memories, un nuovo festival dedicato a musica, cibo e cultura palestinese Due giorni di festa nell'azienda agricola Terrafranta, vicino Firenze, organizzati da Palestinian Sound Archive/Majazz Project.
Per impedire alle AI di rubare i testi altrui, un designer ha inventato un font che le AI non riescono a leggere Si chiama Ghost Font ed è basato su un'illusione ottica, un "trucco" nel quale le intelligenze artificiali cascano il 100 per cento delle volte.
Cicciolina è la protagonista della nuova campagna di Vivienne Westwood Scattata da Juergen Teller nello showroom di Belloni, tra salotti, studi e boudoir, Ilona Staller posa insieme a «un mix di amici e persone selezionate per strada».
Il Partito Comunista Francese ha aperto la sua sede parigina gratuitamente a tutti coloro che non hanno l’aria condizionata a casa «La sede del PCF a Parigi apre le sue porte a tutte e tutti coloro che soffrono il caldo», ha detto Fabien Roussel, segretario nazionale del PCF.
Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ha aperto una sede a Firenze, ma siccome su internet la stanno recensendo come fosse una kebabberia, per Google adesso è una kebabberia Ha già quasi trecento recensioni, tra chi consiglia «la salsa alla remigrazione» e chi commenta: «In Generale un buon kebab», con la G maiuscola.

Parole giuste, parole sbagliate: il dibattito infinito

Il podcast tratto dal talk di Studio in Triennale con Irene Graziosi, Lia Celi, Teresa Ciabatti e Guido Vitiello.

di Studio
02 Gennaio 2022

Avere idee diverse arricchisce o impedisce il dibattito? È per rispondere a questa domanda che abbiamo organizzato Versus, l’edizione numero dieci di Studio in Triennale dedicata proprio al confronto tra idee e opinioni distanti. Lo scorso 28 novembre abbiamo provato a toccare tutte le discussioni ancora aperte all’interno del dibattito contemporaneo: dalla trasformazione dei consumi culturali (in futuro andremo ancora al cinema o le piattaforme streaming domineranno il mondo?) al processo di gentrificazione in corso in moltissime città, passando per i cambiamenti nel mondo della moda e del calcio. Tra gli “scontri” d’opinione che abbiamo deciso di approfondire, c’è anche quello sul presente e sul futuro del dibattito pubblico: cancel culture e politicamente corretto, nuove sensibilità e novità linguistiche, tutto ciò che sta cambiando non solo i temi di cui discutiamo ma anche il modo in cui ne discutiamo.

Cominciato negli Stati Uniti, “il dibattito sul dibattito” è stato innestato con successo anche in Italia, dove la discussione ha attecchito subito e bene ed è cresciuta forte e rigogliosa di polemica in polemica. Abbiamo passato mesi a discutere dei pregi e difetti del Ddl Zan, per esempio: da una parte chi ritiene il progresso della società stia anche nell’(auto)imposizione di certi limiti, dall’altra chi considera non ci siano intenzioni buone abbastanza per giustificare una limitazione della libertà di espressione. C’è chi pensa infatti che “aggiustare” le parole in modo da garantire a tutti un “safe space” all’interno del dibattito sia una forma di giustizia sociale. E c’è chi, invece, è convinto che la peggiore delle ingiustizie sociali sia l’espulsione dallo stesso dibattito di chi non si adegua al nuovo codice: il vero pericolo è essere “cancellati”, sostengono questi ultimi. Ma la cancel culture non esiste affatto, rispondono gli altri. Ovviamente, il dibattito sul Ddl era solo una parte del tutto. Finito lo scontro politico sulla legge (che alla fine non è stata approvata), la questione delle trasformazioni della lingua è rimasta: di tutto questo è diventato simbolo lo schwa, una novità fonetica con la quale alcuni vorrebbero “rinnovare” l’italiano a fini di inclusività. Novità che altri, invece, ritengono inutile se non proprio caricaturale.

Di tutto questo abbiamo discusso con Irene Graziosi, autrice di Venti, con la scrittrice e giornalista Lia Celi, con Teresa Ciabatti (che nel 2021 ha pubblicato il suo nuovo libro, Sembrava bellezza) e con Guido Vitiello, firma del Foglio. A moderare il dibattito Arnaldo Greco [qui potete ascoltare il talk sulla moda, sulla gentrificazione nelle città e quello sul cinema e le serie tv].

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