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Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.

Pipilotti Rist

Una chiacchierata con l'eccentrica artista svizzera, da ieri fino al 18 dicembre al teatro Manzoni di Milano

09 Novembre 2011

Fino al 18 dicembre, l’ex Cinema Manzoni di Milano si rianima con i paesaggi visionari di Pipilotti Rist, artista e musicista di origini svizzere. Registrata all’anagrafe Elizabeth Charlotte Rist, deriva il suo pseudonimo da una crasi del suo secondo nome e di quello ben noto di Pippi Calzelunghe, protagonista del romanzo di Astrid Lindgren e sua gemella spirituale. L’abbiamo incontrata il giorno dell’inaugurazione della mostra organizzata dalla Fondazione Nicola Trussardi. Lei si è presentata con una tuta a quadretti rossa e degli occhiali sottili, l’improbabile incontro tra un macchinista e una professoressa, entrambi un po’ eccentrici, e mentre parlavamo si riallacciava le scarpe, abbandonate chissà perché nel piano mezzanino dell’ex Cinema.

Studio: Sia negli spazi museali della Hayward Gallery di Londra (dove la sua mostra personale è visitabile fino all’8 gennaio ndr) che nell’ex Cinema Manzoni, ci accogli con Cape Cod Chandelier, un lampadario di luci e colori rivestito di mutande. Ma alla Hayward è il preludio ad un’esperienza sensoriale intima, in cui sono gli oggetti domestici – borsette, interni di salotti e camere – a farsi portavoce di un’esperienza sensoriale e ad indurci a spogliarci delle nostre convenzioni sociali. Nella mostra della Fondazione Nicola Trussardi, invece, il lampadario ci sorprende come un’epifania nel foyer dell’ex Cinema, ricordandoci d’un tratto il ruolo di questo luogo nella memoria collettiva: farci dimenticare i problemi quotidiani immergendoci in storie fantastiche. Come ti sei confrontata con questa ambientazione, così caratterizzata nel tempo e nello spazio?

Pipilotti Rist: Ho cercato di essere una presenza, un fantasma, per non modificare la sostanza di questa struttura. Quando è stata costruita, più di cinquant’anni fa, la gente si raccoglieva nella sua enorme sala per evadere dalle realtà attraverso le immagini in movimento. Oggi, invece, ho la sensazione che la gente preferisca restarsene nella privacy della propria stanza. La società ci ha spinti verso un maggiore livello di segregazione, i nostri interessi sono più frammentari, e non c’è più spazio per il cinema, per la sua funzione aggregante. Stiamo assistendo alla fine di un’era ed è un’esperienza sentimentale.

S: Il tuo intervento nella sala centrale, dove un tempo si proiettavano i film (il Cinema Manzoni è chiuso da 5 anni ndr), è un rebus di storie che si muovono in parallelo ricoprendo come un involucro tutte le pareti. Sullo schermo c’è un tuo autoritratto, Open My Glade, in cui ti dimeni contro un vetro e sembri voler irrompere nello spazio reale; sulla volta del soffitto e ai lati c’è Extremities (smooth, smooth), in cui seni, nasi, piedi e altre parti del corpo umano fluttuano liberamente in un improbabile spazio interstellare; mentre alle nostre spalle, nella lunetta della galleria, scopriamo l’Eden di Homo Sapiens Sapiens. Con questa tua scelta sembri voler rinnovare l’esperienza cinematografica, rifiutando il tradizionale approccio frontale allo schermo e l’unicità dell’esperienza visiva..

PR: Certo, sembra una scelta isterica, ma se ci pensi bene, quando sogni non è poi così diverso. Nel sonno, perdiamo coscienza del nostro corpo come un’unità e non abbiamo il senso delle proporzioni. Un piede può apparirci enorme e una mano piccolissima.

S: E che rapporto ha l’esperienza onirica con l’arte?

PR: La maggior parte della gente pensa che l’arte ci distingua come esseri umani per la sua capacità di entrare in contatto con la nostra sfera razionale. Io, invece, penso che l’arte sia processata dal sistema nervoso parasimpatico (che dà il titolo alla mostra ndr), da cui dipendono quelle funzioni fisiologiche sulle quali non abbiamo controllo (lacrimazione, eccitazione sessuale, digestione..ndr). Per questo è importante riaffermare il potere dei sogni, che contribuiscono a quello che siamo anche se non ne siamo coscienti.

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