Hype ↓
19:44 martedì 21 luglio 2026
Un generale iraniano ha detto che l’Iran si bombarderà da solo pur di non farsi invadere e occupare dagli Usa Lo ha dichiarato alla tv di Stato iraniana il generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, secondo il quale «questa è la logica della guerra».
Il Comune di Barcellona ha eliminato il bike sharing privato perché le persone abbandonavano sempre le bici in mezzo alla strada e non pagavano mai le multe Spariranno dalle strade 4500 bici delle flotte private. Ma resteranno 8 mila del servizio di bike sharing fornito dal Comune stesso.
Jennifer’s Body è diventato un film cult per la Gen Z ed è per questo che si è deciso di farne un sequel, con le stesse protagoniste dell’originale Le riprese del nuovo capitolo del film del 2009, con Megan Fox e Amanda Seyfried che ritornano ai ruoli di Jennifer e Needy, inizieranno a ottobre.
A Londra ci sarà la prima maratona corsa dentro un negozio Ikea Consiste nel fare 17 giri da un kilometro e mezzo. I posti disponibili sono 80 e non è ammesso il pubblico.
Sarà una coincidenza, ma negli USA durante i Mondiali si è registrato un grandissimo aumento delle richieste di giorni di malattia Il giorno dopo il Knockout Tuesday, la sconfitta negli ottavi di finale contro il Belgio, negli uffici c'era il 26 per cento di presenti in meno.
In Giappone hanno inventato i frigoriferi per tenere al fresco gli esseri umani durante le ondate di calore Costano 9 mila euro, all'interno c'è una sedia, la temperatura è a 15 gradi Celsius, quando ti siedi l'aria fresca viene soffiata verso testa, collo, spalle e schiena.
Il trend social del momento si chiama As Nolan Intended, cioè persone che guardano Odissea su dispositivi assurdi per prendere in giro Nolan e la sua fissazione con l’IMAX Sullo schermo di una lavatrice, su un Apple watch, su un Tamagotchi, sulla macchinetta obliteratrice del bus. Tutto pur di indispettire Nolan.
Dopo la cancellazione del concerto di Bad Bunny a causa della grandine, parecchie persone si sono convinte che fare concerti a Milano porti sfortuna È successo a lui, a Rosalia, a Bruce Springsteen, ad A$AP Rocky, ai Flaming Lips... Forse è il caso di iniziare a preoccuparsi?

Il piano B come genere giornalistico

Mollare una carriera di successo per girare il mondo è una cosa che nella vita vera non succede quasi mai, ma sui giornali, invece, se ne legge in continuazione.

23 Ottobre 2024

Paolo: «Ho lasciato il lavoro e il mio ottimo stipendio a Milano, ho ricominciato vicino al mare e ho trovato la felicità». Enrico: «Prima lavoravo 12 ore, oggi solo mezza giornata: ho il tempo di stare con i miei figli e passo i pomeriggi a surfare sull’oceano». Qualcuno avrà riconosciuto dal climax vertiginoso dei titoli – una svolta decisa e subito dalla miseria alla gloria – due storie di quella sezione di Repubblica a cui è stato dato il titolo di “Piano B” e che raccoglie storie di persone che hanno cambiato vita, perché – detto con parole loro: «Cambiare vita è possibile. Alcuni, tra coloro che scelgono il Piano B, decidono di lasciare l’Italia. Altri di formarsi all’estero e poi tornare». Sono tutte storie di successi formidabili e di vite strappate all’infelicità che devono riscuotere un buon successo tra i lettori, tanto che anche il Corriere della Sera ha appena pubblicato un’intervista che avrei giurato fosse la nuova puntata di Piano B e il cui titolo, infatti, recitava: «Dall’Islanda alla Patagonia, vi spiego come girare il mondo con appena 15 euro al giorno (e con 17 chili di cibo italiano). La salernitana Annacaterina Scarpetta e la sua nuova vita: «Ero una account manager, auto aziendale e benefit. Mi sono licenziata per recuperare il tempo».

Mi piacerebbe, tuttavia, leggere qualche volta anche storie come: (gioco un po’ con le virgolette per segnalare originali e conclusioni mie) “Piano B, la storia di Massimiliano: «Ho mollato tutto per seguire la passione della mia vita. A 50 anni mi sono rimesso in gioco» e adesso sono inseguito dai creditori”. Mi piacerebbe, insomma, che ogni tanto l’incanto venisse spezzato e che la realtà facesse capolino. Con questo non intendo, ovviamente, dire che certe storie siano inventate, ma mi pare innanzitutto una questione statistica: non tutti i piani B andranno bene. A volte servirà il piano C, quello D, l’E o l’F, e la maggior parte delle volte non basteranno neanche tutte le lettere dell’alfabeto per ottenere il “lavoro che mi piace” o “surfare tutti i pomeriggi sull’oceano” o “lavoro solo un’ora al giorno” o, addirittura, “trovare la felicità” e perfino “vivere in un paradiso”. (Fosse anche solo perché se tutti vivessero in un paradiso quel posto diventerebbe l’inferno).

Immagino che il successo della rubrica sia dovuto, innanzitutto, al fatto che anche i più insospettabili vagheggino un Piano B. Tuttavia la cosa che trattiene chi ha già un Piano B dal compiere il passo – immagino – siano proprio i tanti Piano B falliti. E perciò mi pare che sarebbe un buon servizio raccontare chi ha fatto il passo più lungo della gamba. Per esempio qualcosa come: “Piano B, la storia di Daniele: «Ogni giorno iniziava così: Oddio anche oggi devo andare in ufficio. Poi ho provato la sensazione di fare un lavoro che mi piace». Ma dopo un anno mi sono accorto che pensavo di nuovo oddio devo andare in ufficio”.

In maniera simile lasciano perplessi anche tutti i ripetutissimi “ho trovato la felicità”. Innanzitutto perché molte di queste persone hanno creduto a lungo che la cosa più vicina alla felicità fosse “l’auto aziendale” e, dunque, mi domando: perché adesso dovrebbero essere capaci di spiegare cos’è la felicità? Ma soprattutto perché raccontare la propria felicità è già di per sé un’espressione di enorme infelicità. Come in quella barzelletta dell’uomo rimasto sull’isola deserta – una caratteristica delle storie di “Piano B” è trovare la felicità in luoghi remoti o quanto più isolati, dunque l’isola deserta capita a pennello – che va a letto con la donna più bella del mondo (una volta si diceva con Claudia Schiffer, ma va bene immaginarla come Can Yaman o Margot Robbie) e che, però, per essere veramente felice ha bisogno di chiederle un piacere: se ha voglia di fare finta di essere, almeno per un attimo, un amico e non Claudia Schiffer, giusto per poter dire a qualcuno: “sai con chi vado a letto?”. Ecco, forse dire di essere felici ha un po’ questa ironia. Se non vedi l’ora di raccontarlo non lo sei.

Poi, lo so, le mie obiezioni (come quelle dei detrattori che contribuiscono al successo del format) si prestano all’accusa di essere fatte per invidia e perché chi vive nel pantano ha bisogno di dire che quel pantano non lo si può lasciare e, anzi, fa di tutto perché neanche gli altri lo lascino, ma in realtà, innanzitutto non credo che tutti invidino l’idea di surfare ogni pomeriggio nell’oceano un po’ per il surf e un po’ perché mi pare che, al contrario, molti condividano l’idea antica che trasformare in routine un piacere faccia scemare immediatamente il piacere. (Personalmente non credo neppure all’idea che si debba “fare un lavoro che mi piace”, anzi penso che si debba fare – tutti e al meglio – un lavoro che non ci piace. E che solo un lavoro che non ci piace possa davvero “nobilitare l’uomo”. Mentre se accadesse il contrario svanirebbe la civiltà umana in poche settimane).

Ma, oltretutto, raccontarsi come “storia di successo personale” e, addirittura, di essersi meritato quel successo personale, come si legge facilmente tra le righe di ogni storia, fa pensare a una scala di valori non tanto dissimile da quella che si finge di rifiutare con la scelta del Piano B. E forse questa è più di ogni altra ragione, la motivazione del successo della rubrica e cioè il fatto che molte storie raccontano comunque successi imprenditoriali o di chi “ha saputo rischiare” o “scommettere su di sé”, per accingere a due espressioni chiave di quel mondo motivazionale. Quindi non raccontano il rifiuto a un modello, ma un semplice scarto: l’intuizione giusta per saper sfruttare ancora meglio quel modello.

Articoli Suggeriti
Da Carlo Giuliani ad Abderrahim Fakir sono passati 25 anni e non è cambiato assolutamente nulla

Il 19 luglio un uomo è morto a Bologna schiacciato dal peso di due agenti, mentre Genova sfilava per i 25 anni del G8. Il 20, piazza Alimonda si è fermata come ogni anno alle 17:27. In mezzo a tutto questo, una storia che si ripete, sempre e comunque e dovunque.

Sarà una coincidenza, ma negli USA durante i Mondiali si è registrato un grandissimo aumento delle richieste di giorni di malattia

Il giorno dopo il Knockout Tuesday, la sconfitta negli ottavi di finale contro il Belgio, negli uffici c'era il 26 per cento di presenti in meno.