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08:05 martedì 8 settembre 2026
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.
L’ultima volta che un partito di estrema destra ha governato in Germania era QUEL partito di estrema destra Con la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt il Brandmauer, il muro che ha tenuto l'estrema destra fuori dai governi dal dopoguerra a oggi, potrebbe crollare.
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.

La nuova sfida di Phoebe Philo

A tre anni dalla sua uscita da Celine, la designer britannica ha annunciato il lancio del suo marchio, supportato da Lvmh. Funzionerà?

12 Luglio 2021

Quando Phoebe Philo ha lasciato Celine – che con lei era ancor Céline con l’accento, poi l’hai perso perché a Hedi Slimane piace accettare i nomi dei marchi in cui lavora – si è molto scritto di come sarebbe cambiata la moda senza di lei. In particolar modo, di come sarebbe cambiato il modo di vestire delle donne senza la stilista che, negli ultimi dieci anni, aveva creato uno spazio molto specifico nella moda femminile, contribuendo a rendere popolare un minimalismo stilistico fatto di silhouette difficili che popolari, nel senso di facili, non lo erano affatto. Le ciabatte pelose, le “postine” con le tre cerniere, gli abiti lingerie e i cappotti a uovo: la donna di Phoebe Philo era immediatamente riconoscibile per la sua femminilità, che era allo stesso tempo artefatta e libera da quello che oggi chiameremmo lo sguardo maschile, se volessimo darne un’interpretazione piuttosto trita. Dopo aver mantenuto il riserbo in questi tre anni, ora Philo ha annunciato che sta lavorando a un marchio che porta il suo nome, come riporta Business of Fashion . Lo farà con il supporto di Lvmh, lo stesso gruppo che ha in portfolio Celine. «Essere di nuovo nel mio studio e lavorare è stato sia emozionante che appagante» ha detto la designer in una breve dichiarazione, «Non vedo l’ora di tornare in contatto con il mio pubblico e con le persone di tutto il mondo. Essere indipendente, guidare [il mio marchio, ndr] e sperimentare alle mie condizioni è estremamente significativo per me». Il debutto, secondo quanto anticipa il Bof, è previsto per il “post pandemia” e probabilmente avremo ulteriori dettagli all’inizio del nuovo anno.

La notizia è stata accolta con giubilo dagli addetti ai lavori, che spesso in questi anni si sono chiesti se Philo avesse in cantiere qualche progetto o se si fosse definitivamente ritirata (si è parlato di lei come nuova direttrice creativa di Chanel o Alaïa, non è successo). Ora che c’è la conferma, però, è legittimo chiedersi se la scelta di lanciare un altro marchio, anche per una come Philo che ha (aveva?) una solida fanbase di clienti affezionati, sia quella più adatta all’incerta situazione che vive la moda oggi, tanto più dopo l’esperienza della pandemia. In sua assenza, sono stati molti i brand che hanno tentato di riempirne il vuoto estetico: tra Lemaire, The Row e Bottega Veneta di Daniel Lee (che con lei si è formato), le signore dal gusto apparentemente austero hanno avuto di che scegliere e vestirsi. Il cambiamento più grande avvenuto negli ultimi tre anni, tuttavia, è stata di certo la massiccia digitalizzazione cui abbiamo assistito, ulteriormente accelerata dalla crisi causata dal Coronavirus. Sono cambiati i target di riferimento e il modo in cui i marchi comunicano se stessi, ed è cambiata la discussione intorno alla moda, sempre meno legata ai vestiti e sempre più vicina ai temi culturali che attraversano la società.

Questo non significa che Philo non possa ritagliarsi uno spazio tutto suo, con le sue modalità e i suoi tempi: le prime voci non confermate dicono che il suo sarà un progetto improntato alla sostenibilità, una scelta comprensibile. La cosa più interessante, comunque, sarà vedere com’è cambiata la sua donna ideale in questi tre anni, se ha letto le notizie e ha guardato le sfilate, se ha comprato vintage o ha deciso di non comprare affatto, se porta ancora le ciabatte o le sneakers bianche, se vuole ancora divertirsi a sperimentare con i suoi abiti oppure è diventata più pratica. Quello che più ci è mancato di Phobe Philo, in fondo, è quello: il suo sguardo sulle donne.

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