È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
Chi era Phil Spector, il famosissimo produttore in carcere per omicidio morto per Covid
Tra i nomi più importanti c’è quello dei Beatles, poi George Harrison, John Lennon (lo definì «la più grande ispirazione») nel suo momento solista. Ma sono solo alcuni degli artisti che Phil Spector, ex produttore musicale scomparso a 81 anni a causa delle complicazioni legate al Covid-19, ha seguito nella loro carriera, e poi molti altri prima di essere dichiarato colpevole nel 2009 per l’omicidio dell’attrice e modella statunitense Lara Clarkson. Spector è morto ieri, 17 gennaio, mentre stava scontando la pena in carcere. Newyorkese di origini russe, Harvey Philip Spector fu il primo produttore discografico a combinare una simile carriera con l’essere un artista (tanto che Rolling Stone Uk inserì il suo nome al 64esimo posto nell’elenco dei 100 migliori artisti di sempre). Come spiega il New York Times, che ne ha raccontato la storia, fu anche l’inventore negli anni Sessanta del “wall of sound”, una tecnica di produzione musicale consistente nell’arricchire la base con strumenti tipici della musica da orchestra, utilizzata nelle registrazioni di musica pop e rock chiamata spesso, in suo onore, anche “spector sound”. Già all’origine di tutto, con la fondazione della Philles Record, compose “Spanish Harlem” per Ben E. King, lavorò a “There’s no other (Like my baby)” delle Crystals, portò alla ribalta le Ronettes (ebbe una relazione con veronica Bennett, che portò alla rottura del suo matrimonio), nel 1970 vola in Inghilterra e dà inizio al suo sodalizio con i Beatles. Fu proprio da qui, da questa collaborazione a cui Spector aggiunse archi, coriste, tutto un nuovo sound, che nacque l’album Let It Be. Spector lavorò con diverse voci, come Leonard Cohen, Ike e Tina Turner e i Ramones fino agli anni Ottanta, quando sparì dalla scena musicale senza alcuna spiegazione.
Ricomparve solo nel 2003, in seguito alla morte misteriosa di Lana Clarkson, il cui corpo venne ritrovato dalla polizia nell’atrio della villa di Spector, tra le colline subito fuori Alhambra, vicino a Los Angeles. Era stata uccisa con un colpo di arma da fuoco in bocca. Nelle deposizioni, Spector raccontò di aver bevuto molto la sera prima, e di aver incontrato Clarkson alla House of Blues, dove lavorava come hostess. L’autista di Spector, rimasto ad aspettare dietro la casa del produttore, testimoniò dicendo di aver sentito alcuni spari, e di aver visto Spector con una pistola in mano, gli disse «cazzo, penso di aver ucciso qualcuno». Nonostante Spector non ricordasse nulla della serata, è stato accusato di omicidio di secondo grado. La sua difesa ha sostenuto che la signora Clarkson, depressa per via di una carriera di attrice fallita, si fosse suicidata.
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