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23:39 mercoledì 7 gennaio 2026
I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.

Perché il cervello funziona meglio d’inverno

15 Febbraio 2016

Un assunto comunemente accettato che riguarda i mesi invernali ritiene che questo periodo dell’anno porti un senso di indolenza, e con esso un certo ridimensionamento, viene da dire al risparmio, delle facoltà mentali: d’altronde fa freddo, il tempo è brutto e si dorme mediamente di più: perché il nostro organismo non dovrebbe adeguarsi all’oscurità dei mesi che vanno da dicembre a marzo?

Un paper pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences ha cercato di fare chiarezza sui veri effetti dell’inverno sulle funzioni cerebrali. Un gruppo di neuroscienziati dell’università di Liegi, in Belgio, ha chiesto a una trentina di uomini e donne di parlare del loro umore, delle loro emozioni e del loro livello di attenzione in diversi periodi dell’anno, monitorando la loro produzione di melatonina e sottoponendoli a più scanner cerebrali.

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Il risultato, come riporta il New York, è che «le sensazioni di prontezza, gli stati emozionali e i livelli di melatonina perlopiù non erano variati col procedere delle stagioni, e i partecipanti avevano fatto segnare risultati ugualmente buoni agli scanner a prescindere dal periodo dell’anno». L’organo del pensiero si adatta all’inverno riducendo il livello di attività cerebrale complessiva registrata dalle strumentazioni, ma questo non significa che la sua efficienza ne risenta: a dirla tutta anzi, come un altro studio dimostrava in relazione al livello di attività di persone esperte a svolgere un determinato lavoro, la “modalità di risparmio energetico” del cervello va intesa come finalizzata a migliorare le sue capacità, affinandole.

Non è la prima volta che quest’evidenza fa la sua comparsa nel mondo accademico: alla fine degli anni Novanta uno studio norvegese analizzò le attività cerebrali di 62 persone in estate e d’inverno (a Tromsø, dove l’esperimento venne condotto, d’estate non c’è oscurità e d’inverno la luce manca del tutto), trovando che le varianti stagionali erano in realtà positive nei mesi più freddi: d’inverno, al buio, i partecipanti allo studio erano risultati più vigili da un punto di vista cognitivo.

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