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19:54 sabato 24 ottobre 2026
Art Basel Paris ha deciso di chiudere in anticipo a causa delle proteste del fine settimana La fiera d'arte al Grand Palais termina venerdì 23 ottobre alle 19 e resterà chiusa sabato e domenica. A rimetterci saranno soprattutto le gallerie emergenti e gli artisti esordienti.
Sottopalco al concerto dei Fontaines D.C a Madrid, tra i fan più scatenati, c’era anche Pedro Sanchez Lo ha fatto sapere lui stesso, a fine serata, pubblicando su X un video del concerto con un commento entusiasta: «Per chiudere la giornata, mi godo i grandi Fontaines D.C. Spettacolari!».
Il 30 ottobre i portuali di mezzo mondo fermeranno le navi che trasportano armi I sindacati dei lavoratori portuali di sei paesi tra Europa e Mediterraneo hanno indetto una giornata internazionale di scioperi contro il traffico di armi e la militarizzazione dei porti. In Italia la protesta è diventata uno sciopero generale
La crisi abitativa sta avendo degli effetti devastanti sulla vita sessuale dei giovani Si parla tanto di “recessione sessuale” della Gen Z, ma il problema non è il desiderio: sono le pareti sottili, i coinquilini e i genitori. E in Italia, dove si esce di casa a 30 anni, la questione è ancora più seria.
Se le persone non avessero iniziato a pubblicare sui social i video dei supermercati vuoti forse i media e la politica non avrebbero mai parlato delle proteste al Sud Prima dei giornalisti e prima del governo, a raccontare cosa stava succedendo al Sud a causa delle proteste degli autotrasportatori sono stati i clienti dei supermercati, con il telefono.
In una nuova biografia viene svelata l’origine del leggendario odio di Cormac McCarthy per la punteggiatura Da studente fu pagato per "sfoltire" i saggi del '700, a cominciare da Swift. Da lì inizio a odiare virgolette e punti e virgola, e a usare le virgole col contagocce.
Paul Mescal, Daisy Edgar Jones, Jonathan Glazer, Irvine Welsh, Tilda Swinton, i Kneecap e molti altri hanno firmato una lettera in difesa di Sally Rooney «Sally Rooney è una scrittrice, non una terrorista», inizia così la lettera pubblicata dopo che l'editore Faber ha ritirato i libri della scrittrice irlandese dai negozi del Regno Unito per via del suo sostegno a Palestine Action.
L’AI ha scoperto nel linguaggio su cui si regge il 70 per cento dei siti web una falla gravissima che era lì da 10 anni e di cui nessuno si era mai accorto Due vulnerabilità critiche in PHP permettono di prendere il controllo dei server senza autenticarsi. Adesso si tratta di correggerle prima che AI "cattive" ne approfittino.

Perché il catalogo di Netflix US si sta restringendo

25 Marzo 2016

Capita con una qualche frequenza di sentire, da parte dell’amico o conoscente che ha aperto un account Netflix in Italia, che la scelta di film e serie tv offerta dal servizio di streaming nel nostro Paese sarebbe troppo limitata rispetto a quella statunitense. In realtà, rivela Quartz citando un report di AllFlicks – un sito specializzato dedicato al mondo Netflix – il catalogo americano ha fatto registrare un netto calo di titoli disponibili: da un totale di 8100 fra cui si poteva scegliere nel marzo 2014 ai 5600 odierni. «In totale, Netflix ha perso il 32% dei suoi contenuti in poco più di due anni», scrive Quartz.

Naturalmente quello americano, per la sua “anzianità”, rimane sempre il catalogo di gran lunga più fornito della società: la versione italiana, che ha aperto lo scorso ottobre, conta soli 1200 titoli, e anche nel Regno Unito il numero totale di contenuti si ferma a 3 mila. Il motivo per cui Netflix fatica a ingrandire il suo catalogo all’estero è che è difficile assicurarsi i diritti di riproduzione degli show su scala globale, dovendo avere a che fare con dozzine di leggi e regolamentazioni, oltre che ovviamente con gusti anche molto differenti fra loro. Ma perché sta vedendo restringersi la sua offerta in America?

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Il calo del numero di titoli di Netflix US (via AllFlicks)

Quartz sostiene che la concorrenza negli Stati Uniti si è fatta agguerrita, con Hulu e Amazon Video che hanno intensificato i loro sforzi per porre fine al dominio di Netflix US (l’anno scorso, ad esempio, Hulu si è assicurata i diritti di riproduzione di Seinfeld, un classico che a Netflix avrebbe fatto comodo poter offrire ai suoi abbonati), e anche che il dato è spiegabile con una maggiore concentrazione sulle produzioni originali (buona parte dei 5 miliardi di dollari spesi da Netflix quest’anno è stata orientata a contenuti marchiati col suo logo). Infine, c’è anche una prospettiva positiva da cui guardare a questo calo di numeri: lo spostamento verso le novità; nel 2014 solo il 37% dei titoli di Netflix US era una produzione degli anni Dieci, mentre oggi la percentuale è salita al 65%.

Kevin Spacey alla premiére di House of Cards a Washington. La serie in Italia è distribuita da Sky (Nicholas Kamm/Getty Images)
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