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Paul McCartney è stato bannato da Reddit per aver postato le foto del suo concerto nel suo subreddit con il suo profilo Non è chiaro perché è successo, però. A quanto pare, McCartney non ha violato nessuna linea guida della piattaforma. Ma è stato bannato lo stesso.
Jacquemus sta finanziando il restauro della Fontana del Bagno delle Ninfe di Versailles Si tratta di una fontana XVII secolo il cui restauro richiederà un anno di lavori. Il designer torna così nella reggia francese, dove aveva già ambientato due sue sfilate.
L’anno perfetto delle Città di pianura e di Francesco Sossai si conclude con il record di candidature ai David di Donatello Sono 16 le nomination ottenute dal film, più di tutti gli altri. Adesso bisogna aspettare la cerimonia del 6 maggio.
Durante un incontro con la stampa di New York, Mamdani ha fatto tutto il suo discorso usando l’autotune In realtà era una parodia dei suoi veri discorsi, una gag a cui si è prestato in occasione dell'Inner Circle Dinner, un evento benefico organizzato dalla stampa newyorchese,
La faccia di Kris Jenner è diventata il portafortuna più usato in Cina da chi vuole diventare ricco A metà tra meme e manifesting, la faccia di Kris Jenner ha riempito i feed dei più popolari social cinesi, Weibo e RedNote su tutti.
Hermès ha creato un’esperienza di realtà aumentata per far andare a cavallo anche chi non sa andare a cavallo Il videogioco è stato presentato durante Saut Hermès, un concorso di equitazione (reale e non virtuale) che il brand sponsorizza da tempo.
La soluzione proposta dall’Unione europea alla crisi energetica consiste in lavorare da casa, fare car sharing, andare piano in autostrada e non prendere l’aereo La riunione dei Ministri dell’Energia si è chiusa senza vere e proprie proposte, ma con un surreale invito alla morigeratezza energetica per i cittadini.
Grazie alla fissazione di Hollywood per i film ambientati nell’antica Roma, il bilancio di Cinecittà è tornato in attivo Il nuovo film su Gesù di Mel Gibson, il biopic su Annibale e il nuovo Assassin's Creed si sono rivelati un toccasana per i conti di Cinecittà.

Perché i Millennial non votano

13 Febbraio 2017

Il record, tra i Paesi Ocse, spetta a Israele: nelle ultime elezioni ha votato soltanto il 41 per cento degli under-25 (e circa il 58 per cento degli under-35), mentre gli ultra-cinquantenni sono andati alle urne in una percentuale altissima, l’88 per cento. Però la tendenza è diffusa nella maggior parte del mondo industrializzato: in Gran Bretagna e Polonia, per esempio, meno della metà dei ventenni ha votato all’ultima tornata elettorale. In Paesi come gli Stati Uniti e la Francia, gli over-55 tendono a votare in una percentuale di 1,5 volte superiore a quella degli under-25. Il gap tra giovani e meno giovani nel recarsi alle urne è tanto marcato che un politologo dell’Università della California, Martin Wattenberg, l’ha paragonato alla sproporzione che c’era nel sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta tra la partecipazione elettorale dei bianchi e quella dei neri. La differenza, però, è che nell’Alabama del 1960 erano le autorità a fare di tutto per disincentivare il voto degli afroamericani, mentre i Millennial non votano per scelta.

giovani non votanoPartendo da questi dati, l’Economist ha provato indagare sul perché i Millennial non votano e sulle implicazioni di questo fenomeno e su come, eventualmente, contrastarlo. È una tendenza importante, nota il settimanale, perché potrebbe essere il principio di un «cambiamento permanente» verso una nuova normalità in cui vota un numero sempre più basso di cittadini: infatti le abitudini elettorali si formano abbastanza presto nella vita di un elettore, spiega Michael Bruter della London School of Economics, dunque i ventenni e trentenni che non votano oggi probabilmente continueranno a non votare anche nei decenni futuri.

Il cambiamento più grande, si legge nell’articolo, si riscontra nella attitudini giovani votodei Millennial (in questo contesto definiti come i nati dopo il 1979, anche se alcuni sociologi hanno una definizione diversa). Tanto per cominciare, i Millennial «non vedono il votare come un dovere, dunque non si sentono moralmente a farlo», dice Rob Ford della Manchester University. Poi, prosegue l’Economist, «vedono i partiti non come movimenti cui si deve lealtà, ma come brand che si possono scegliere o anche ignorare»: i Millennial sono «abituati a customizzare il loro mondo in base alla loro preferenze, dalla musica che ascoltano all’informazione che consumano, dunque un sistema che richiede loro di votare per tutto-o-niente, come avviene nelle elezioni, offre poche attrattive».

Un’altra spiegazione, nota il settimanale britannico, è che «sono anche il gruppo demografico che ha meno probabilità di lasciarsi influenzare da promesse elettorali». Come spiega Bobby Duffy, un rappresentante ella società di sondaggi IPSOS Mori, i Millennial tendono a fidarsi della veridicità delle affermazioni altrui molto meno dei baby boomer o della generazione X (cioè i nati negli anni Sessanta e Settanta).  In compenso tendono ad attribuire un alto valore nella «autenticità» percepita in un politico, cosa che spiega il grande entusiasmo suscitato tra i più giovani dal premier canadese Justin Trudeau. La comparsa di leader politici assai mediatici e con personalità forti, conclude l’articolo, potrebbe essere una delle soluzioni all’apatia elettorale dei più giovani. Un’altra possibilità, ipotizza l’Economist, sarebbe rendere il voto obbligatorio.

 Nell’immagine in evidenza: Un cartello elettorale in Florida (Joe Raedle/Getty Images)
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