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22:51 domenica 17 maggio 2026
Un gruppo di scienziati era vicinissimo a sviluppare un vaccino per l’hantavirus ma si è dovuto fermare all’ultimo momento perché avevano finito i soldi Servivano 7 milioni di dollari per concludere la sperimentazione, ma il Covid ha interrotto tutto. Ci vorranno tra 12 e 24 mesi per tornare al punto in cui lo studio era stato lasciato.
Israele vuole fare causa al New York Times per un’inchiesta che racconta le violenze sessuali dei soldati dell’IDF sui prigionieri palestinesi L'inchiesta l'ha firmata il giornalista premio Pulitzer Nicholas Kristof e il giornale ha definito tutto ciò che racconta come «ampiamente verificato».
Sono bastati i primi tre mesi dell’anno perché quasi tutte le città della Pianura Padana superassero i livelli annui di inquinamento da polveri sottili Praticamente tutti i centri urbani della Val Padana, a marzo, hanno già violato le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’ultima assurdità in fatto di cibo uscita da internet è il biblical eating, cioè mangiare come si mangia nella Bibbia Una dieta basata solo sugli ingredienti, le preparazioni e le ricette menzionate nella Bibbia. Serve a tenersi in forma e a scacciare il Diavolo, dicono i sostenitori.
A giugno arriveranno in streaming i primi quattro film di Sean Baker, mai distribuiti fino a ora in Italia Sono Four Letter Words, Take Out, Prince of Broadway, Starlet e saranno disponibili a partire da giugno, in lingua originale con sottotitoli.
C’è una copia di Wikipedia in cui tutti gli articoli sono deliri sconnessi e sconclusionati scritti da una AI Si chiama Halupedia e contiene tutte le informazioni su eventi storici come il Grande Censimento dei Piccioni del 1887 e approfondimenti sul mandato gnomico del ragionamento circolare.
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.

Perché Frozen ha conquistato il Giappone

30 Giugno 2014

Il cartone animato della Disney Frozen ha letteralmente conquistato il Giappone, dove è arrivato al cinema solo a metà dello scorso marzo (sia in Italia che negli Usa era invece uscito nelle sale alla fine del 2013). Da 15 settimane consecutive è primo al box office nipponico. E sempre in Giappone, in realtà,  ha già battuto altri record: è infatti il film in 3D con il maggior successo di sempre, davanti anche ad Avatar,  e fino a ora ha incassato 231 milioni 800 mila dollari, meno solo di TitanicLa città incantata. Gli incassi di Frozen in Giappone (il cui titolo, tradotto, è diventato Ana e la Regina delle nevi) corrispondono al 19 per cento di quelli mondiali e sono inferiori solo a quelli registrati negli Usa (32 per cento), anche se la popolazione giapponese è meno della metà di quella americana.

Questo enorme successo è comprensibile solo analizzandone diversi aspetti. Da un lato, è legato alle caratteristiche proprie del cartone e che lo hanno reso un prodotto apprezzato in molti altri Paesi: la trama incentrata sul forte legame tra due sorelle, di cui la maggiore ha il potere di trasformare tutto in ghiaccio, supera il tradizionale stereotipo della principessa Disney, come anche quello del principe azzurro che risolve ogni problema e rompe gli incantesimi (in questo film d’animazione, a dire il vero, il principe azzurro si rivela essere un traditore).

Dall’altro lato, una storia il cui lieto fine è frutto della forza e determinazione dei personaggi femminili è molto apprezzata in Giappone grazie all’importanza delle questioni di genere nella società nipponica. Anche se le ragazze giapponesi sono tra le più istruite al mondo, in media guadagnano il 30 per cento in meno dei loro concittadini uomini e solo il 63 per cento di loro lavora (per un Paese ricco come il Giappone, è una percentuale abbastanza bassa). Per superare queste disuguaglianze, il primo ministro nipponico Shinzo Abe ha lanciato una campagna il cui obiettivo è passare, entro il 2020, dal 3 al 30 per cento di donne che ricoprono ruoli manageriali nel governo giapponese. Anche il Pil, come mostra il grafico seguente, ne trarrebbe giovamento.

(via)

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