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15:26 mercoledì 3 giugno 2026
Per festeggiare il centesimo compleanno il brand islandese 66°North si è inventato una delle campagne più riuscite degli ultimi anni Cento persone, nate ognuna in uno degli anni trascorsi dal 1926 a oggi, fotografate con addosso i loro vecchi capi 66°North, quelli a cui sono più affezionati.
Nelle praterie della Mongolia è stata costruita una galleria d’arte che sembra un’astronave precipitata sulla Terra Si chiama Praire Ark, l'ha disegnata lo studio architettonico cinese Büro Ziyu Zhuang ispirandosi alla saga di Alien di Ridley Scott.
Un tizio ha trovato per caso una demo unica di Is This It degli Strokes che la band aveva registrato e poi buttato È una prima versione dell'album, prodotta da Gil Norton, che Casablancas e compagni bocciarono e cestinarono. E che ora è miracolosamente riapparsa.
Secondo una ricerca scientifica gli uffici open space fanno male al cervello, fanno stancare di più e lavorare peggio A quanto pare ci voleva una ricerca per capire che rumore continuo, confusione incessante e assenza di spazio personale non fanno bene al cervello.
La pregiatissima collezione di vini di Stalin verrà venduta per finanziare l’apertura di una scuola di enologia in Georgia Al suo interno sono conservate più di 40 mila bottiglie, in parte prese dalle cantine degli zar e in parte scelte personalmente da Stalin.
Il prossimo film di Alice Rohrwacher sarà un adattamento del Barone rampante di Italo Calvino La regista non ha fatto in tempo a finire le riprese di Three Incestuous Sisters che è già arrivato l'annuncio del suo prossimo progetto.
La Filarmonica di Berlino lancerà il suo festival letterario e la prima ospite sarà Han Kang Il 7 settembre la scrittrice terrà una lettura della sua nuova opera, La scatola delle lacrime, accompagnata dai musicisti della Filarmonica.
È disponibile in streaming Roma illegale, il documentario sulla leggendaria scena rave romana degli anni ’90 Uscito nel 2021, il film di Andrea Scarcella arriva finalmente in streaming, sulla piattaforma OpenDDB.

Per chi se li fosse persi

La consueta selezione di articoli rilevanti della settimana, a cura della redazione

31 Marzo 2012

Questo fine settimana, mentre pensate a cosa fare visto il bel tempo, potete leggere alcuni degli articoli più belli usciti negli ultimi giorni dall’Italia e dall’estero, raccolti come ormai tradizione dalla redazione di Studio.

Hashtag Activism, and Its Limits
David Carr sul New York Times – domenica 25 marzo
Il caso di Kony 2012 ha dimostrato come l’attivismo politico sia cambiato con la Rete, e soprattutto i social network. Ecco come, e perché pigiare un “mi piace” non cambierà comunque il mondo.
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The Banal Hero
Daniel David su Run of Play
Un articolo che celebra l’importanza del Makelele Role, l’eroe oscuro sul campo da calcio, il punto di partenza di ogni grande (sì, anche del Barcellona), colui che prima di creare deve necessariamente distruggere (l’azione avversaria).
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On the Far Slope of the Uncanny Valley
Nitsuh Abebe su Pitchfork – domenica 25 marzo
«SXSW currently functions, on some level, as a giant machine for converting boredom into tweets». Riflessioni della penna più brillante di Pitchfork sul modo in cui i social network stanno cambiando i nostri parametri espressivi e di gusto, riguardo alla musica e non solo.
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Mail Supremacy
Lauren Collins sul New Yorker – lunedì 26 marzo
«In Britain, unlike in the United States, television tends to be a dignified affair, while print is berserk and shouty»: come l’acqua e il fuoco, il New Yorker traccia un’ampio ritratto del Daily Mail, che ha recentemente superato il New York Tomes come tra i siti dei quotidiani più cliccati. L’affaire Goodwin, primo cavaliere a perdere il titolo senza avere commesso reati, il paragone con la Fox, il terrore di Blair e iredazionali sulle patatine fritte. Il  Un barometro per capire da che parte sta quel tizio che hai incontrato a un dinner party, ma anche il posto dove cercare la foto-di-una-casa-che-somiglia-a-Hitler.
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Il lavoro impossibile degli arbitri
John Foot sul Financial Times, tradotto in italiano da Internazionale – lunedì 26 marzo
Un estratto: «Perché l’arbitro è così odiato, ma al tempo stesso così importante, nel calcio italiano? Secondo me, l’arbitro in Italia è una figura quasi tragica. Gli arbitri sono condannati per il fatto di applicare la legge – ma è il loro lavoro a richiederlo. È come se fossero intrappolati all’interno della legalità dentro un mondo dominato dall’illegalità».
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Non è così strano stare sulle ginocchia dei bocconiani e del loro preside
Giuliano Ferrara sul Foglio – mercoledì 28 marzo
Del perché l’Elefantino si definisce “berlusconiano, tendenza Monti”, e l’importanza degli avversari di sempre nella scelta delle proprie posizioni.
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Capitalismo tricolore a lezione da Apple
Alessandro Penati sulla Repubblica – lunedì 26 marzo
Apple vale più di tutte le aziende italiane quotate a Piazza Affari messe insieme. Un problema per il capitalismo nostrano. Un estratto: «Il declino della nostra Borsa rispecchia quello del nostro sistema economico, ne evidenzia le debolezze,e spiega l’ incapacità di crescere, creare occupazione, e aumentare il reddito degli italiani. Il caso Apple può aiutarci a capire. In Borsa, Apple vale quasi 5 volte il suo patrimonio netto: un valore disconnesso dalla realtà?».
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Death of a data haven: cyberpunks, Wikileaks and the world’s smallest nation
James Grimmelmann su Ars Technica – mercoledì 28 marzo
La travagliata storia di Sealand, piattaforma marina al largo dell’Inghilterra, nata per diventare la nazione più piccola del mondo e rifugio per cyberpunks e ora nelle mire di Wikileaks.
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KFC’s Big Game of Chicken
Diane Brady su Bloomberg Businessweek – giovedì 29 marzo
«L’idea che gli americani non vogliano più pollo fritto è un mito». L’espansione in Cina e Africa del colosso KFC, la recessione del brand sul fronte interno e alcune cose su Yum!, il più grande player mondiale del settore fast food (possiede KFC, Taco Bell, e Pizza Hut).
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La faziosità e gli scoop, onore delle armi per l’one man show
Aldo Grasso sul Corriere della Sera – giovedì 29 marzo
Nei giorni del licenziamento di Emilio Fede, storico direttore del Tg4, il critico Grasso sotterra l’ascia di guerra. Un estratto: «Onore delle armi, perché Fede, come ebbe a riconoscergli persino Sergio Cofferati, è uno spudoratamente onesto: «la sua è un’informazione di parte, ma è senza infingimenti. Altri sono faziosi, ma fingono di non esserlo». Da quando è sbarcato alla corte del Biscione, non ha mai fatto mistero del suo tifo, della sua venerazione, della sua partigianeria».
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