Hype ↓
23:22 mercoledì 7 gennaio 2026
I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.

Paul Mescal, oltre le gambe c’è di più

Per strada in striminziti calzoncini sportivi, alle sfilate con striminziti calzoncini sartoriali, oggetto del desiderio di tutti, col Gladiatore II si prepara a diventare definitivamente un divo.

04 Luglio 2024

Il successo? A volte può cominciare da posti più impensabili. Perfino da una salsiccia. Durante le sue brillanti lezioni, la mia professoressa di Storia dell’arte all’università – che non disdegnava detour tra pettegolezzi artistici e afferenti al mondo del teatro – era solita ripetere spesso «ovvio che il sogno di ogni attore è fare Shakespeare, ma per campare va bene anche la pubblicità del pannolino Pisciarello». Al tempo, ovviamente, lei non conosceva Paul Mescal, lui invece conosceva benissimo questa regola. A breve sarà Shakespeare in persona, ma nel 2018, ai suoi esordi (dopo gli studi all’Accademia), è stato protagonista di una bella pubblicità di salsicce. Una performance che ha colpito anche Saoirse Ronan, poi sua futura collega. «Ho studiato alla scuola di recitazione per tre anni quindi ho preso molto sul serio quel ruolo. E poi ero povero», ha detto Mescal durante un’intervista con la Bbc. Ma, dalle salsicce al gladio il passo è stato breve, come in quei meme che sottolineano il salto temporale tra la pandemia e… Oggi. Cosa c’è stato in mezzo? Tra le altre cose, l’avvento di Paul Mescal.

Vista la sua predilezione per stare gambe al vento, con cosce e polpacci muscolosi e guizzanti sempre in bella vista (doppio slurp), non poteva che essere lui il nuovo gladiatore di Ridley Scott, Paul Mescal, benedetto da una divisa con pettorina in cuoio dorato sensualmente sagomata e gonnellino girochiappa d’ordinanza. Ridley Scott è tornato nell’arena alla regia del Gladiatore II, a vent’anni di distanza dal primo film, in uscita al cinema il prossimo 22 novembre, in concomitanza con Wicked, l’attesissima trasposizione per il grande schermo – con Ariana Grande e Cynthia Erivo – del musical cult; si prevede così un nuovo Barbenheimer.

Di recente sono state pubblicate le prime fotografie del Gladiatore II, ambientato 30 anni dopo gli eventi del primo, con Paul Mescal protagonista al posto di Russell Crowe (impegnato con la sua band a cantare “Sarà perché ti amo” in giro per il mondo): la storia segue le vicende di Lucio, nipote dell’ex imperatore romano Marco Aurelio, che diventa gladiatore durante il regno di Caracalla e Geta. Nel cast tornano Derek Jacobi e Djimon Honsou, e si aggiungono Denzel Washington, Joseph Quinn e, soprattutto, Pedro Pascal, con cui si prevedono animate lotte nella polvere pronte ad accendere fantasie abbastanza particolari.

Paparazzato per strada in striminziti calzoncini sportivi, alle sfilate con striminziti calzoncini sartoriali di lusso, oggetto del desiderio delle femmine etero prima (Normal People) e di quello dei maschi gay poi (Estranei), passando anche attraverso la legittimazione di un desiderio critico (con la sua interpretazione in Aftersun, che gli è valsa la nomination all’Oscar), Paul Mescal si sta ritagliando un posto di primo piano nell’immaginario erotico delle nuove generazioni (non così inclini all’erotismo). Il suo corpo, percepito per parti anatomiche indipendenti e sconnesse tra loro (le gambe, gli occhi chiari, il nasone), è oggetto di sguardi pieni di bramosia: è come se la costruzione della sua figura divistica passasse attraverso un ricettacolo di feticci piuttosto che un insieme organico. Ecco quindi, in lui, esponente di spicco dei nuovi divi post #MeToo e post #freebritney, una nuova consapevolezza del suo ruolo come pura immagine. Puri ologrammi, proiezioni; figure mitologiche che trovano il loro habitat naturale solo e solamente sul palcoscenico e nella bidimensionalità degli schermi (del cinema, degli smartphone, dei tablet), in una dimensione lavorativa. La loro percezione come esseri umani è talmente flebile che la visione di Harry Styles – altro divo appartenente alla stessa categoria di Mescal – in un supermercato ha creato una serie di reazioni tra le più scomposte, dalla sorpresa all’ilarità, dall’incredulità allo shock.

Dopo l’umanizzazione estrema delle star, acuita dagli strumenti socialmediali che hanno allacciato un filo diretto tra gli idoli e le folle, ecco quindi – per amore di sanità mentale – tornare a un modello di controllo in grado di proporre parti, segmenti, di selezionare cosa offrire ai propri fan e cosa no. Cosa ci offre Paul Mescal? Sarà eterosessuale? Omosessuale? Bisessuale? Chissà. Della sua vita privata concede – saggiamente – poco e niente. C’è stata una storia d’amore con Phoebe Bridgers (è apparso anche nel videoclip di “Savior Complex”, diretto da Phoebe Waller-Bridge, e ha cantato in “So Much Wine”), ma non sappiamo molto di più. Per il bene del benessere mentale la privacy diventa quindi un must: «The stuff that hurts is the personal stuff. It’s nobody else’s business and should never be commented on because it’s indecent. And it’s unkind. Honest answer, it makes me angry.  It’s the entitlement to the information that people expect that just drives me f— mad», ha spiegato in un’intervista per Harper’s Bazaar. Motivo per cui, per esempio, non ha mai parlato della fine della sua relazione con Phoebe Bridgers, sono fatti loro. Potrebbe sembrare la scoperta dell’acqua calda, eppure lo star system ha continuato a dimostrare, anche in tempi recenti, di essere un amplificatore di complicazioni per problemi di apparentemente facile soluzione. L’equilibrio tra quello che si è disposti a cedere consapevolmente e quello che si è disposti a perdere può diventare quantomeno labile.

Non per Mescal, che ha le idee chiare. Non contano quindi le paparazzate con Natalie Portman, le speculazioni sulle sue sniffate al Glastonbury (fonte il Sun, ci siamo capiti), i fan club che lo vogliono assieme a Daisy Edgar Jones nella vita vera come nella finzione di Normal People e che esplodono di content quando i due si scambiano sguardi fugaci a uno show Gucci o si fanno una foto assieme nel fango di Glastonbury. Quello che l’attore irlandese ci offre non sono repliche, giustificazioni, spiegazioni, dichiarazioni di intenti, sono piuttosto suggestioni, fantasie cinematografiche, dentro e fuori il grande schermo: sé stesso come icona, un’estetica preppy da film porno Bijoux. Non è il solo a essersi fatto furbo, come lui Josh O’Connor e altri nomi cool del nuovo cinema post pandemico.

In arrivo per Paul Mescal, The History of Sound, storia d’amore con Josh O’Connor (per l’appunto) ai tempi della Prima guerra mondiale, adattamento del fortunato romanzo di Ben Shattuck per la regia di Oliver Hermanus (Moffie, Living). Al via anche le riprese di Hamnet, il nuovo film di Chloe Zhao (The Eternals, Nomadland) in cui Mescal veste i panni di William Shakespeare a fianco di Jessie Buckley (actor studio Irlanda in prima fila) in quelli della moglie del Bardo, Agnes Shakespeare; Mescal ha definito “devastante” il romanzo di Maggie O’Farrell da cui è tratta la pellicola. E poi ancora Merrily We Roll Along con Ben Platt, per la regia di Richard Linklater, versione per il grande schermo dell’omonimo musical di Stephen Sondheim (che è appena valso due bei Tony a Jonathan Groff e Daniel Radcliffe, protagonisti nell’ultimo revival a Broadway). Insomma, nonostante la riservatezza, il lavoro per Mescal non manca, è tutto è iniziato addentando una succosa salsiccia. Forse, a suo modo, è una lezione da imparare.

Articoli Suggeriti
Kristen Stewart ha detto che vuole assolutamente fare il remake di Twilight, però da regista, non da attrice

E anche a patto di trovare un produttore che ci metta moltissimi soldi per permetterle di fare le cose in grande.

Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano

S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.

Leggi anche ↓
Kristen Stewart ha detto che vuole assolutamente fare il remake di Twilight, però da regista, non da attrice

E anche a patto di trovare un produttore che ci metta moltissimi soldi per permetterle di fare le cose in grande.

Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano

S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.

Béla Tarr era talmente diverso che si è inventato un cinema che solo lui poteva fare e nessuno potrà mai imitare

A 70 anni è morto una leggenda del cinema europeo e dell'arte del Novecento, un uomo che con la macchina da presa ha cercato di compiere due missioni: dire la verità e fare la rivoluzione.

Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount

L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.

Con il suo finale, Stranger Things si è dimostrato all’altezza di tutti i classici che lo hanno ispirato

Dopo dieci anni, e con un'ultima, grande sorpresa, è giunta al termine quella che è senza dubbio la serie Netflix più rilevante e amata di sempre.

Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film

Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.