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12:34 venerdì 15 maggio 2026
Sono bastati i primi tre mesi dell’anno perché quasi tutte le città della Pianura Padana superassero i livelli annui di inquinamento da polveri sottili Praticamente tutti i centri urbani della Val Padana, a marzo, hanno già violato le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’ultima assurdità in fatto di cibo uscita da internet è il biblical eating, cioè mangiare come si mangia nella Bibbia Una dieta basata solo sugli ingredienti, le preparazioni e le ricette menzionate nella Bibbia. Serve a tenersi in forma e a scacciare il Diavolo, dicono i sostenitori.
A giugno arriveranno in streaming i primi quattro film di Sean Baker, mai distribuiti fino a ora in Italia Sono Four Letter Words, Take Out, Prince of Broadway, Starlet e saranno disponibili a partire da giugno, in lingua originale con sottotitoli.
C’è una copia di Wikipedia in cui tutti gli articoli sono deliri sconnessi e sconclusionati scritti da una AI Si chiama Halupedia e contiene tutte le informazioni su eventi storici come il Grande Censimento dei Piccioni del 1887 e approfondimenti sul mandato gnomico del ragionamento circolare.
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.

Pasolini, Roma / Pt. 1

Il rapporto tra lo scrittore (e poeta, regista, pittore) e la Capitale, raccontato con testimonianze, oggetti, scritti, video in una mostra. Il racconto di un personaggio unico al netto delle ideologie.

17 Aprile 2014

Si chiama semplicemente Pasolini Roma la mostra appena aperta al Palazzo delle Esposizioni capitolino molto didascalica e affollatissima e forse già classica e fondamentale; e racconterebbe il rapporto del Poeta (e critico e romanziere e regista e poi a sorpresa anche pittore) friulano con la città, ma poi vien fuori soprattutto tutto un mondo e un personaggio abbastanza unico, al netto delle iconologie e ideologie del quarantennio successivo alla morte (1975). Un mondo di intelligenze dolenti (ma anche no) arrivato alla stazione Termini nel 1950 dopo una fuga dai dissapori e dalle discriminazioni friulane a seguito di camporelle rustiche, con partiti comunisti molto omofobi rispetto a vizi pluto-capitalistici, e strappo della tessera PCI numero 1480079, firmata Palmiro Togliatti, qui esposta.

La mostra suddivide in quattro periodi l’epoca di Pasolini a Roma, con cartine tipografiche e mappe fisiche e politiche nelle varie zone e quadranti in cui PPP costruiva la sua icona dentro il Gra a bordo della Alfa Romeo GT Veloce targata Roma K69996 presa coi primi benesseri. Molto prima, la prima fase dal 1950 al 1954, con l’installarsi umile in ghetti veri e metaforici (il Ghetto ebraico, con una prima residenza nel palazzo Costaguti di piazza Costaguti 14, grazie a uno zio benestante, e l’ammirazione per la fontana delle Tartarughe di piazza Mattei, con estetica twink, e prima dei culti per una irrilevante fontana di Trevi non ancora immortalata nella Dolce Vita). E il ghetto della Tiburtina non ancora dei treni Italo, e qui intervista televisiva in francese in cui spiega che lui nelle periferie ci ha abitato davvero, con uno stipendio di “vent-sept-mille lires”, da insegnante in una scuola di Ciampino, altro che turista delle periferie come da mitologia postuma a cui tutti si è un po’ abboccato (e la mamma finita a far la serva, e il papà militare Carlo Alberto malmostoso e malato, che gli spia i diari: la Condizione dell’Orrore, e anche orgogli comitali offesi, in fondo son sempre i conti Pasolini, anche se decaduti, lo scriveva Enzo Siciliano nella Vita di Pasolini ma non bisognava dirlo, forse).

A Roma, come tanti, rinasce, però. Piace pensare che prendesse, per andare a scuola, il mirabolante trenino wesandersoniano Roma-Ciampino ancor oggi in funzione, con interni in fòrmiche azzurrine e cromature e paesaggi molto meglio di Grand Budapest Hotel, e viste di acquedotti romani  identici a certi dipinti da Grand Tour; e mentre i pischelli oggi vanno tutti in massa a vedere Wes Anderson, con record ai botteghini e fine di nicchie, PPP appena in città corre al cinema – al Nuovo di Testaccio, qui riprodotto in maquette – a vedere il neorealismo appena cominciato.

Senza nessuna preparazione, anche il cinema gli riuscirà poi benissimo, come tutto, come un James Franco anche più bello e senza Twitter.

Se si fosse affacciato dalla littorina avrebbe visto proprio tutto il Pigneto non ancora pasoliniano sfilare dopo Termini, e la chiesa di Sant’Elena sulla circonvallazione Casilina dove don Pietro-Aldo Fabrizi cattolico adulto farcisce messali di lire o dollari per sostenere la causa partigiana proprio in Roma città aperta che Roberto Rossellini ha appena finito di girare e che lui vede e rivede ossessivamente al cinema. PPP ha deciso che farà anche il regista (ha già scritto Ragazzi di vita nella stamberga sulla Tiburtina, ha scritto i poemetti delle Ceneri di Gramsci, ha dipinto quadri con uno stile sicuro, autoritratti che sembrano dei Bacon). Senza nessuna preparazione, anche il cinema gli riuscirà poi benissimo, come tutto, come un James Franco anche più bello e senza Twitter. Col neorealismo, cortocircuiti gustosi – scazzo d’epoca qui registrato in audio, con la Magnani sul set di Mamma Roma. Lui le dice che è poco spontanea, lei gli dice «non posso essere spontanea come i tuoi ragazzi presi dalla strada, che tu tratti come robot. Io sono un’attrice», e poi, con grazia e incazzatura sotto pressione, «chiamami vecchia volpe, chiamami come vuoi, ma io so solo fingere», e insomma: il neorealismo, dallo ar gatto.

(I-continua)

Nell’immagine, Pasolini nel 1975. Keystone/Getty Images

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