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14:44 venerdì 13 febbraio 2026
Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.
Sembra proprio che la quarta stagione di Severance sarà anche l’ultima Le riprese della terza inizieranno quest'estate: dovremmo riuscire a vederla nel 2027.
Meta ha brevettato una AI che continua a postare per te sui social anche dopo la tua morte, per evitare che i follower sentano la tua mancanza Brevetto che, però, l'azienda ha detto che non ha intenzione di usare. Almeno per il momento.
Gli agenti dell’ICE si stanno lamentando su Reddit perché non gli arriva lo stipendio e non hanno l’assicurazione Il subreddit r/ICE_ERO è diventato uno sfogatoio per gli agenti dell'ICE, che a quanto pare hanno molto da dire su retribuzione e benefit.
Su YouTube si terrà una maratona dedicata a Umberto Eco, per festeggiare la fine dei 10 anni di silenzio su di lui chiesti dallo scrittore nel suo testamento L'evento si terrà in diretta streaming sui canali YouTube della Fondazione Umberto Eco e della Fondazione Bottega Finzioni Ets, con inizio alle 12 del 18 febbraio, ora italiana.
Pur di costringerle a usare la sua app di messaggistica, il governo russo ha improvvisamente impedito l’accesso a Whatsapp a 100 milioni di persone Tutto pur di costringere i russi a iscriversi a Max, una app molto simile a Whatsapp ma controllata dal governo stesso, ovviamente.
Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Parola di costumista

05 Luglio 2011

Se c’è un’arte in cui ogni cosa è essenziale, quella è il cinema. Ma se è semplice riconoscere che senza cinepresa o senza montaggio è ben difficile fare un film, è molto meno automatico ricordarsi dell’importanza dei costumi di scena: a meno che non si tratti di qualche sperimentazione naturista, gli interpreti devono per forza aver qualcosa addosso. E per quanto, ad esempio per una commedia ambientata nella contemporaneità storica, i capi indossati siano neutrali e ben mimetizzati in un contesto non connotato esteticamente, possiamo star certi che dietro alla realizzazione di ogni abito ci sia un lungo e minuzioso lavoro. Abbiamo chiesto ad un professionista come funziona questo mestiere.

Con alle spalle partecipazioni in progetti in cui il ruolo del costume è tutt’altro che marginale (Le Cronache di Narnia), Rossano Marchi è stato collaboratore di Milena Canonero (pluruipremiata e plurinominata agli Academy Awards, al fianco di Kubrick per2001: Odissea nello spazioArancia MeccanicaBarry Lyndon) sul set di Maria AntoniettaThe life acquatic with Steve Zissou, sviluppando nel contempo grande esperienza nel campo delle opere di costume, come AgoràRome, serie televisiva prodotta da Rai Fiction, BBC e HBO.

«Spesso si ha un’idea romantica di questo lavoro, e si pensa che il costumista si limiti a disegnare bozzetti: in realtà mettiamo mano a tutte le fasi di realizzazione dei costumi, un processo complesso e relativamente lungo, dalle 6 settimane per un film di ambientazione moderna, a oltre il doppio per un film storico». Si parte dalla lettura del copione, a cui segue un incontro con regista e produzione: «Il film è nella testa del regista. È lui che sa meglio di tutti cosa vuole e come lo vuole, e sono le sue indicazioni quelle che bisogna tenere come punto di riferimento.» Momento preliminare ma allo stesso tempo fondamentale è la documentazione degli abiti che si intende riprodurre: se l’epoca in cui si svolge la narrazione è anteriore alla nascita della fotografia, importantissimi sono i testi di “lifestyle” coevo—«l’essenza della ricerca», ma grande rilevanza hanno anche esempi pittorici e figurativi. «Con la nascita della fotografia è diventato chiaramente tutto più semplice, e anche internet è un mezzo molto prezioso per preparare un catalogo di abiti-modello».

Ad esempio, per la realizzazione de Il gioiellino, il film sul crac della Parmalat di Andrea Molaioli uscito questa primavera, «poiché l’esigenza del regista non era quella di una ricostruzione storica, ma solamente fornire una falsariga della vicenda e dei personaggi coinvolti, ho proposto solo una rielaborazione delle persone e della realtà, documentandomi soprattutto con fotografie e articoli di cronaca del tempo.» La parte pratica e più creativa è anche quella che più si appoggia alla tradizione artigianale: a partire dalla stesura dei bozzetti, si procede con la ricerca dei materiali, dai bottoni alle stoffe fino alle acconciature. La lavorazione degli abiti viene poi affiancata da sartorie specializzate (il primato della qualità lo detiene Roma, con Tirelli e GP11), ma più spesso si giova di laboratori temporanei costituiti per l’occasione, dove il costumista può gestire tutti i reparti, da quello del taglio e del cucito fino a quello della tintura e dell’invecchiamento dei tessuti. Non solo gli attori, dunque, ma anche ciò che indossano viene truccato: «il vero trucco, in questo caso, sta nel rendere reale ciò che non lo è». L’ultimo tocco lo si da sul set, ma qui ormai il ruolo del costumista è secondario, anche se è sempre necessaria una sua supervisione; al momento del girato, infatti, i capi devono già essere pronti. Proprio per questo«è fondamentale lavorare sempre in anticipo rispetto alle riprese».

(dal numero 2 di Studio)

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