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In Giappone c’è un telefono per parlare con i morti

Quando suo cugino è morto nel 2010, Itaru Sasaki ha costruito nel giardino della sua casa di Otsuchi una sorta di cabina telefonica dove ha posizionato un vecchio telefono a disco. L’installazione – che Sasaki aveva chiamato “kaze no denwa”, ovvero telefono del vento – era un modo molto personale di elaborare il lutto e mantenere una connessione immaginaria con il caro scomparso. Fino a quando, l’anno dopo, non è diventata uno strumento curativo per migliaia di suoi concittadini.

Come racconta Atlas Obscura, l’11 marzo del 2011 Otsuchi è stata infatti colpita dal terremoto e dal conseguente tsunami che quel giorno ha devastato la regione di Tōhoku, uno degli episodi sismici più potenti da quando registriamo questi fenomeni, che ha provocato all’incirca 16.000 morti, 7.000 feriti e 2.500 persone scomparse. La città di Otsuchi è stata travolta da onde alte 10 metri: il bilancio finale dei morti è stato di 799, mentre altre 608 persone mancano ancora all’appello. Dopo la tragedia, Sasaki ha aperto la sua cabina a chiunque avesse bisogno di un momento di raccoglimento. Ben presto il luogo è diventato meta di silenzioso pellegrinaggio da tutto il Paese e si stima che, nei tre anni successivi al sisma, circa 10.000 persone hanno visitato la sua cabina telefonica.

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