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Il primo film di Joachim Trier si trova su YouTube ed è un video di lui da ragazzo che fa skate con gli amici A 16 anni il regista di The Worst Person in the World e di Sentimental Value era un quasi professionista dello skate.
Abbiamo tutti il cuore spezzato per la storia di Punch, il cucciolo di macaco abbandonato da sua madre e scacciato dal suo branco Lui e il suo orango peluche sono diventati gli animali più famosi e amati di internet, con milioni di persone che negli ultimi giorni hanno condiviso l'hashtag #HangInTherePunch.
La paura di essere sostituiti dall’AI è ufficialmente una malattia e adesso ha anche un nome, “disfunzione da sostituzione dell’AI” I sintomi possono essere ansia, insonnia, paranoia, perdita di identità e possono manifestarsi anche in assenza di altri disturbi psichiatrici.
L’esposto che ha portato all’arresto del principe Andrea lo ha fatto un gruppo di attivisti che vuole abolire la monarchia inglese Il presidente del gruppo, Graham Smith, ha presentato la denuncia il 9 febbraio. Dieci giorni dopo, l'ex principe è stato arrestato.
Si è scoperto che una casetta in mezzo alle montagne vicino a Barcellona è in realtà un’opera di Antoni Gaudì Giusto in tempo per la ricorrenza dei 100 anni dalla morte del grande architetto catalano.
Nel suo nuovo video Lana Del Rey “omaggia” Sylvia Plath con una scena in cui mette la testa nel forno Dandoci un indizio dei rimandi nascosti in Stove, il possibile titolo dell'album che dovrebbe uscire tra poco più di tre mesi.
Anche il Papa ha rifiutato l’invito a unirsi al Board of Peace di Donald Trump La Città del Vaticano ha ricevuto l'invito a unirsi al Board alla fine di gennaio, ma ha già reso note le sue intenzioni di declinare cortesemente.
Stephen Colbert ha detto che il suo editore, la Cbs, gli ha censurato un’intervista a un politico democratico per non far arrabbiare Trump Intervista che poi Colbert ha pubblicato sul canale YouTube del suo programma, aggirando il divieto che gli era stato imposto dalla rete.

Ordet, un nuovo spazio di arte contemporanea a Milano

In occasione dell'inaugurazione del 9 luglio abbiamo parlato con i fondatori, Edoardo Bonaspetti e Stefano Cernuschi.

di Studio
08 Luglio 2019

Anche se forse lo è sempre stato, negli ultimi anni il rapporto tra arte e moda si sta dimostrando sempre più fecondo e vantaggioso per entrambe le parti. Gli esempi potrebbero essere tantissimi: si va dal lavoro di scouting, ricerca e promozione portato avanti da Alessandro Michele di Gucci (un esempio tra tanti: la mostra e il libro dedicati alla riscoperta delle foto Paolo di Paolo, il cofanetto da collezione che celebra le immagini della leggendaria fotografa Paige Powell) a tutte le mostre e gli eventi ospitati e organizzati dalle grandi istituzioni private come la Fondazione Trussardi o la Fondazione Prada. Sistemi molto potenti che hanno modo di spaziare dai progetti più sperimentali (ad esempio l’ambiziosa mostra di Lizzie Fitch e Ryan Trecartin, ancora in corso) alla consacrazione dei maestri (la rassegna cinematografica a cura di Pedro Almodóvar, Leone d’oro e protagonista di una delle cover story del numero di Studio in edicola). Negli ultimi anni, e non solo a Milano, si sta sviluppando un’un ulteriore modalità di collaborazione tra arte e moda: un rapporto che prevede la condivisione degli spazi e l’intenzione di pensare e organizzare progetti multiformi e articolati, in cui musica, arte, moda, cinema, letteratura e diverse altre discipline vengono invitate a incrociarsi e dialogare.

Lo Spazio Maiocchi di Milano è un ottimo esempio di questo tipo di intersezione: ai due fondatori, Slam Jam e Carhartt Wip, si sono uniti KALEIDOSCOPE, magazine non più solo magazine che ha appena festeggiato i suoi primi 10 anni (qui la nostra intervista a Alessio Ascari, co-fondatore della rivista indipendente/spazio espositivo/agenzia creativa) e Plusdesign, galleria di design sperimentale.

Un altro esempio delle possibilità generate dalla collaborazione tra arte e moda è il nuovissimo spazio Ordet, in via Adige 17 a Milano, una piattaforma di produzione artistica e culturale creata da Edoardo Bonaspetti e Stefano Cernuschi, (rispettivamente ex editor in chief e associate editor della rivista di arte contemporanea Mousse). Ordet si propone di espandere il format della mostra d’arte e promuovere nuovi modelli di ricerca. Come ci hanno spiegato Bonaspetti e Cernuschi, Milano è stata una scelta abbastanza naturale: «È cambiata tanto e in meglio. È bello poterlo dire. Durante i primi anni di Mousse ci veniva chiesto in continuazione come mai ci fossero cosi tante riviste a Milano… il sottinteso era chiaro. Quasi nessuno andava all’Hangar e la Fondazione Prada faceva due mostre all’anno. Ora a Milano ci sono due tra i più grandi spazi per mostre al mondo, e funzionano benissimo. E il pubblico sta crescendo, Miart è una bella fiera, le gallerie si espandono, ci sono nuovi spazi no profit. Anche se è cara, per gli artisti – anche giovani – ha finalmente un senso voler vivere e lavorare qui».

Amalia Ulman, Buyer Walker Rover (Yiwu) Aka. There then, 2019. Copyright 2019 Amalia Ulman All Rights Reserved. Courtesy Amalia Ulman and Wuzhen International Contemporary Art Exhibition

Lo spazio che ospita i progetti di Ordet è stato il primo ufficio di MSGM, il marchio fondato nel 2009 da Massimo Giorgetti: «Cercavamo uno spazio per fare mostre (e anche, in un certo senso, per metterne in discussione alcune convenzioni), per orchestrare incontri, screening, momenti di aggregazione», spiegano Bonaspetti e Cernuschi. «Massimo Giorgetti non aveva mai voluto lasciare un vecchio laboratorio dentro un cortile di Porta Romana. Ci ha invitato a vederlo, e praticamente subito ci siamo detti: partiamo».

Martedì 9 luglio inaugura Homeland, una mostra che prende avvio da “Berlin Lights” (1994) di Hermann Pitz (Oldenburg, Germania, 1956), installazione ready-made composta da sette luci originali e funzionanti parte del muro di Berlino, proveniente dalla Collezione La Gaia. Il progetto riflette sull’impatto – fisico, retorico e ideologico – dei confini, e sulla crescente onnipresenza e sofisticazione dei sistemi messi in atto per rilevare, vigilare e controllare il movimento di persone, beni, e informazioni. Trent’anni fa, al crollo del muro di Berlino, esistevano al mondo 15 barriere di confine. Oggi sono 70, e altre sette sono pianificate o in costruzione.

L’installazione sarà accompagnata da un programma di video proiezioni (con lavori di Chantal Akerman, Yuri Ancarani, Jon Rafman, Amalia Ulman e molti altri) e un progetto del Canadian Centre for Architecture che suggerisce un’esplorazione di indagini seminali sullo sviluppo delle tecnologie di controllo urbane, accostando gli studi dell’architetto Cedric Price (1971) sulle telecamere di sicurezza da collocare nei cantieri a una serie di mappe di New York prodotte dal collettivo Surveillance Camera Players alla fine degli anni Novanta.

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