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09:03 venerdì 21 agosto 2026
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.

Oprahfication

06 Giugno 2011

Quando una singola donna viene celebrata come il faro che ha guidato milioni di persone attraverso l’oscurità, dovremmo essere tutti felici per lei. Se quella donna è Oprah Winfrey, dovremmo tutti fare un passo indietro.

Preceduta da un’intera stagione a tema this is the end, beautiful friend e da uno show d’addio a metà tra l’adunata nord-coreana e i funerali di Diana Principessa del Popolo, Oprah Winfrey ha chiuso le porte del suo talk show dopo 25 stagioni. (Addio molto parziale, visto che chiude lo show per aprire un canale TV tutto suo, e, si immagina, identico.) Tutti piangono. E nel parapiglia nessuno la ricorda come la produttrice di film dove per far capire che la situazione è brutta si tirano televisori addosso ai neonati.

Un merito bisogna riconoscerglielo, comunque: a differenza della classica narrazione occidentale per signore, dove la morale dichiarata (“non hai bisogno di un uomo per realizzarti”) è sempre contraddetta dall’esito finale (“fatti una famiglia e taci”), Winfrey è stata molto decisa a fare di sé un esempio positivo. Ha un compagno, ma non l’ha mai sposato; ha avuto un bambino a 14 anni, lui è morto, e lei non ci ha riprovato. Per 25 anni, ogni giorno è stato un guardate me: non ho figli né marito, ma ho gli amici, il successo e un pacco di soldi.

I soldi. Già.

C’è stato il decantato – ma reale – effetto Oprah, per cui quasi ogni prodotto venisse presentato nel programma incontrava un successo istantaneo, dai libri alle scarpe. Ma Winfrey ha sempre venduto uno stile di vita su più livelli, che unisce il materialismo e l’arricchirsi dentro, in cui l’importante è aggiustare se stessi. Un gruppo di auto-aiuto in seduta permanente, dove però chi “sbaglia” viene punito duramente. Da un lato è stata lei la campionessa della cosiddetta priv-lit, i manuali di e per donne bianche farciti di meditazione e viaggi esotici; dall’altro ha trasformato se stessa nella chiave per la felicità dei poveri – «ogni persona del pubblico oggi riceverà un’auto nuova in regalo! You get a car! You get a car! You get a car! » – e la telecamera nel suo confessore, raccontando gli abusi subiti durante l’infanzia, gli sbalzi di peso e di mente che l’hanno segnata per anni. Quante lacrime ha versato Oprah Winfrey. Quante cose brutte le sono capitate, quante cose brutte le sono state raccontate dai suoi ospiti.

Si è parlato, non sbagliando, di Oprahfication: il processo per cui tutto va condiviso nei dettagli, non importa quanto doloroso, imbarazzante o inadatto al pubblico consumo, e se questo non accade si sta venendo meno a una scintilla di verità umana irrinunciabile e hanno vinto i Romulani. (In Italia lo vedete nei talent show in stile Amici di Maria, dove i siparietti dedicati alle sfighe dei concorrenti superano ampiamente le esibizioni in termini di minutaggio.) E la persona che l’ha reso possibile è una donna. Una donna che scalda, che butta tutto fuori, che piange sempre, perché Le Donne, si sa, Piangono. Sono troppo emotive per la politica, la scienza, l’economia, il giornalismo. E se non si commuovono entro le linee disegnate per terra, peggio per loro. (Ci credo che Lara Logan ha riflettuto molto prima di raccontare quello che le era successo in Egitto.)

Poi va bene le opere pie, le scuole in Africa, le raccolte fondi. Ma non riesco a immaginare un’eredità più pericolosa di quella che lascia Oprah Winfrey. Diversi personaggi lanciati da lei – come lo psicologo «Dr. Phil», specializzato in… non usare giri di parole, forse? – sono diventati a loro volta dei punti di riferimento pseudo-terapeutici: la formula del suo talk show è stata copiata da tutti, giorno e sera, in tutto il mondo; i televisori continuano a essere tirati addosso ai neonati, l’intrattenimento besos y lagrimas continua a godere ottima salute, e siamo tutti molto più poveri di come eravamo quando siamo arrivati, perché il banco vince sempre.

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