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Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

Olivia Laing e l’arte della solitudine

Incontro con l'autrice di Città sola, un libro che racconta l'isolamento in una grande metropoli attraverso le vite e le opere degli artisti.

08 Giugno 2018

Anche se il cielo è grigio e minaccia pioggia per tutto il tempo dell’intervista, che si svolge a Milano ai Giardini Indro Montanelli, sia io che Olivia Laing indossiamo gli occhiali da sole. Guardandola vedo la mia faccia riflessa e penso che le persone timide sono come gli ex tossici: per quanto imparino ad amalgamarsi e camuffarsi, tra loro si riconoscono subito. Anche di questo – di timidezza e del ritrovarsi tra simili – parla Città sola (Il Saggiatore), il primo libro di Olivia Laing tradotto in italiano: se la città di New York è il luogo reale in cui è ambientato, quello emotivo, astratto, è il posto popolato da tutte le persone solitarie, esitanti e insicure, spesso incapaci di connettersi persino tra loro.

Il sottotitolo che compare sulla copertina della versione originale è: Adventures in the Art of Being Alone. Per questo la prima cosa che chiedo all’autrice è se davvero crede sia possibile vivere la solitudine come un’avventura, o addirittura un’arte. «La sofferenza di essere soli non deriva soltanto dalla mancanza di connessione emotiva e di intimità fisica. C’è anche l’attesa snervante che questo stato di mancanza finisca, c’è la noia e la paranoia. Ma una parte importante dell’esperienza che ne facciamo è la vergogna. La persona sola si tormenta domandandosi perché è sola, convinta di essere strana o sbagliata». In Città sola, Laing, che è britannica, racconta di un lungo periodo di isolamento vissuto a New York, città raggiunta per amore (ma la relazione si interrompe subito dopo il suo arrivo) e dove si ritrova invece ad abitare in uno stato di solitudine totale, senza amici né famigliari. Il libro è un memoir soltanto in minima parte, perché racconta soprattutto le vite e le opere di altri artisti: Andy Warhol e Valerie Solanas (la donna che provò a ucciderlo), Edward Hopper e sua moglie Jo (artista repressa), Henry Darger, David Wojnarowicz, Klaus Nomi e molti altri, tutti accomunati dall’aver vissuto a New York e da una speciale sensibilità nei confronti dell’emarginazione.

«Gli artisti di cui parlo sono molto diversi tra loro e hanno sperimentato la solitudine nelle maniere più varie: chi ne è stato una vera e propria vittima, come David Wojnarowicz, artista e scrittore straordinario stigmatizzato perché gay e malato di Aids, chi per tutta la vita non ha fatto altro che inventare tecniche per tentare di evitarla, come Warhol. Chi ha vissuto la sua vita blindato in un isolamento volontario, come Henry Darger, chi pur non essendo affatto solo, come Edward Hopper, sposato e di successo, nella sua arte rivelava una percezione profondissima delle barriere tra le persone. La solitudine può essere vissuta in tantissimi modi diversi. In questo senso può essere considerata un’avventura: ci obbliga a osservare la vita con maggiore intensità, a inventare nuove modalità per esprimerci. E paradossalmente ci impedisce di dimenticarci degli altri».

Laing analizza la relazione tra rapporti sociali e affettivi con il desiderio sessuale, la depressione, la malattia, il denaro, internet, le imposizioni della società, sottolineando gli svantaggi che l’essere donna e artista comporta, senza però fossilizzarsi nel discorso sulla condizione femminile, ma anzi aprendosi a un continuo confronto con artisti di tutti i tipi, uomini e donne, sani e malati, falliti e famosi, gay e etero, poveri e ricchi, tutti uniti dall’aver esplorato in qualche modo i confini che ci separano dagli altri. Le chiedo se è stato difficile scrivere un libro così dolente. «Per niente», risponde lei. «Essendo cresciuta in una famiglia con problemi di alcolismo, ho fatto molta più fatica a scrivere The Trip To Echo Spring, che parla del legame tra alcool e scrittura. Certo, l’esperienza della solitudine è stata molto dolorosa mentre la vivevo. Non appena ho deciso di scriverne, però, l’imbarazzo ha lasciato il posto alla rabbia. Perché dobbiamo vergognarci di essere soli? La solitudine è un’esperienza estremamente potente: le domande che pone sono fondamentali».

Nata nel 1977, Laing ha pubblicato il suo primo libro a 34 anni. To the River racconta il viaggio solitario intrapreso lungo il corso del fiume Ouse, quello dove Virginia Woolf si è annegata, e inaugura lo stile personalissimo con cui l’autrice elabora la sua esperienza: facendosi aiutare dalle vite, dalle storie e dalle immagini dei suoi scrittori e artisti preferiti. Da anni Laing scrive di arte per diverse testate, tra le quali Guardian e Frieze. «Ho cominciato scrivendo di libri», racconta Laing (è stata responsabile della sezione libri per l’Observer, nda), «ma trovavo lo scrivere di scrittura estremamente faticoso. Scrivere di immagini e di oggetti tangibili è stata una rivelazione». Una parte importantissima del libro è proprio il racconto delle opere create da altri. Dai quadri ai film, dalle fotografie alla musica, sono le parentesi felici e luminose di queste storie, preziosissimi momenti di estasi in cui lo spirito dell’escluso trova finalmente sollievo e si libera attraverso i sensi e l’immaginazione.

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