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17:47 sabato 1 agosto 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Olivia Laing e lo stato dell’arte della nonfiction

Esce per Il Saggiatore Città sola, uno dei migliori esempi di letteratura contemporanea, un libro che parla di artisti, solitudine e New York.

10 Maggio 2018

Ecco un progetto perseguito con intelligenza e passione:  con un impulso temerario Il Saggiatore sta acquisendo negli ultimi tempi libri stranieri che presumibilmente non “funzioneranno” a livello commerciale, ma che rappresentano lo stato dell’arte di una direzione molto solida della narrativa contemporanea. La casa editrice milanese ha, infatti, a distanza di un anno l’uno dall’altro, pubblicato i due libri a mio giudizio più brillanti della cosiddetta nonfiction narrativa contemporanea, se non della scrittura letteraria tout court: Sabbie Bianche di Geoff Dyer, uno dei libri del 2017 di Studio, e ora (esce il 10 maggio), Città sola di Olivia Laing, libro osannatissimo l’anno passato in America e in Inghilterra. Se si considerano anche Gli argonauti di Maggie Nelson, che potrebbe rientrare lateralmente in questo discorso, e rispolverando un testo fondamentale e “a perdere” come London Orbital di Iain Sinclair, pubblicato nel 2008, per non parlare delle riedizioni di Joan Didion (quelle di Verso Betlemme e White Album),  Il Saggiatore si può considerare ormai marchio di riferimento in Italia per questo genere (se si può chiamare genere), insieme ad Adelphi (Carrère ovviamente, ma anche Lawrence Osborne e Andrew O’Hagan) ed Einaudi (tra le varie cose, il libro da citare per forza è Io e Mabel di Helen Macdonald).

I due testi hanno molto da spartire e non solo per la curiosa coincidenza che sono stati scritti da due inglesi negli Usa. Se Sabbie Bianche era una straniante ricognizione intorno al globo, una raccolta di reportage sull’inflazione turistica e sullo spaesamento trasformati ex post in libro unitario, il libro di Olivia Laing ha l’ambizione quasi accademica di essere un trattato sulla solitudine urbana, tutto però focalizzato su New York e su un certo tipo di New York, quella maledetta, decadente, sessuale, oscura in generale e, in particolare, quella che andava marcendo tra la fine dei ’70 e l’inizio degli ‘80. Ma a parte la caratteristica – quasi un’eterogenesi dei fini – di funzionare come formidabili termometri del tempo in cui stiamo vivendo, conta soprattutto il modo in cui sono scritti. Entrambi sono figli della matrice Sebald, uno scrittore considerato tra i massimi di fine Novecento, di cui però dobbiamo ancora probabilmente riconoscere l’enormità dell’influenza e il quasi magico potere di aver saputo precorrere i tempi – si è parlato più di Austerlitz che di Anelli di Saturno o Vertigini, ma si dovrebbe invertire l’ordine di importanza. Sono, questi, libri rapsodici e ipnotici che mischiano, seguendo una definizione che abbiamo più volte letto, storia personale con storia vera e propria, con anche storie di vite altrui. E ancora: compilazioni bibliografiche squarciate da ricordi; saggi critici illuminati da raggi di luce vera che entrano dalle tapparelle; biografie che si rovesciano silenziosamente in autobiografie.

In Città sola, Olivia Laing, che è una brava giornalista e critica (scrive soprattutto per il Guardian), parte dalla sua esperienza di donna sola e trapiantata in un luogo estraneo (New York appunto) per mettere in fila una personalissima sequenza di vite di artisti. Il grande Edward Hopper, innanzitutto, come emblema ante-litteram del voyeurismo urbano. L’icona Warhol, restituendole umanità. Il folle, psicotico e conturbante Henry Darger, pittore dall’infanzia tragica di bambine nude. E il rimbaudiano fotografo di strada David Wojnarowicz, che è il vero centro di tutto il libro. Il contrappunto sono, come si diceva, le annotazioni impressionistiche e sparse sulla vita dell’autrice nella metropoli, le sue passeggiate senza meta, le case in cui si sposta, i ricordi, la solitudine. L’ipnosi indotta dal susseguirsi delle pagine non permette, a differenza dei saggi in senso stretto, di separare gli argomenti uno dall’altro: è un movimento circolare in cui entrano in gioco l’infanzia, l’omosessualità, l’Aids, le trasformazioni urbane e quelle digitali e, ovviamente, l’arte e il bisogno espressivo come risposta a tutto questo.

Da scrittore in pausa, che talvolta concepisce idee per nuovi libri da scrivere, questi sono i testi che più mi mettono in difficoltà. Penso da qualche tempo che un giorno mi piacerebbe tornare a scrivere storie più o meno immaginate, meno personali, più di finzione, o che in generale sia venuto il tempo di tornare alle storie vecchio stile, ma ecco che di fronte a libri del genere, i romanzi nuovi, tranne rarissime eccezioni, ritornano ad apparirmi forzati, difficoltosi, appannati dall’esistenza di tutto il resto (internet, le serie tv e via discorrendo). Libri, come quello di Olivia Laing (o come Sabbie Bianche di Dyer) hanno il rarissimo pregio di impedirmi di distrarmi. Non corrono il rischio di essere sostituiti con altro. Sono fatti di pagine limpide che ti incantano. Forse perché nell’era della distrazione perenne hanno fatto della distrazione la loro poetica.

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