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06:57 venerdì 4 settembre 2026
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

Olivia Laing e lo stato dell’arte della nonfiction

Esce per Il Saggiatore Città sola, uno dei migliori esempi di letteratura contemporanea, un libro che parla di artisti, solitudine e New York.

10 Maggio 2018

Ecco un progetto perseguito con intelligenza e passione:  con un impulso temerario Il Saggiatore sta acquisendo negli ultimi tempi libri stranieri che presumibilmente non “funzioneranno” a livello commerciale, ma che rappresentano lo stato dell’arte di una direzione molto solida della narrativa contemporanea. La casa editrice milanese ha, infatti, a distanza di un anno l’uno dall’altro, pubblicato i due libri a mio giudizio più brillanti della cosiddetta nonfiction narrativa contemporanea, se non della scrittura letteraria tout court: Sabbie Bianche di Geoff Dyer, uno dei libri del 2017 di Studio, e ora (esce il 10 maggio), Città sola di Olivia Laing, libro osannatissimo l’anno passato in America e in Inghilterra. Se si considerano anche Gli argonauti di Maggie Nelson, che potrebbe rientrare lateralmente in questo discorso, e rispolverando un testo fondamentale e “a perdere” come London Orbital di Iain Sinclair, pubblicato nel 2008, per non parlare delle riedizioni di Joan Didion (quelle di Verso Betlemme e White Album),  Il Saggiatore si può considerare ormai marchio di riferimento in Italia per questo genere (se si può chiamare genere), insieme ad Adelphi (Carrère ovviamente, ma anche Lawrence Osborne e Andrew O’Hagan) ed Einaudi (tra le varie cose, il libro da citare per forza è Io e Mabel di Helen Macdonald).

I due testi hanno molto da spartire e non solo per la curiosa coincidenza che sono stati scritti da due inglesi negli Usa. Se Sabbie Bianche era una straniante ricognizione intorno al globo, una raccolta di reportage sull’inflazione turistica e sullo spaesamento trasformati ex post in libro unitario, il libro di Olivia Laing ha l’ambizione quasi accademica di essere un trattato sulla solitudine urbana, tutto però focalizzato su New York e su un certo tipo di New York, quella maledetta, decadente, sessuale, oscura in generale e, in particolare, quella che andava marcendo tra la fine dei ’70 e l’inizio degli ‘80. Ma a parte la caratteristica – quasi un’eterogenesi dei fini – di funzionare come formidabili termometri del tempo in cui stiamo vivendo, conta soprattutto il modo in cui sono scritti. Entrambi sono figli della matrice Sebald, uno scrittore considerato tra i massimi di fine Novecento, di cui però dobbiamo ancora probabilmente riconoscere l’enormità dell’influenza e il quasi magico potere di aver saputo precorrere i tempi – si è parlato più di Austerlitz che di Anelli di Saturno o Vertigini, ma si dovrebbe invertire l’ordine di importanza. Sono, questi, libri rapsodici e ipnotici che mischiano, seguendo una definizione che abbiamo più volte letto, storia personale con storia vera e propria, con anche storie di vite altrui. E ancora: compilazioni bibliografiche squarciate da ricordi; saggi critici illuminati da raggi di luce vera che entrano dalle tapparelle; biografie che si rovesciano silenziosamente in autobiografie.

In Città sola, Olivia Laing, che è una brava giornalista e critica (scrive soprattutto per il Guardian), parte dalla sua esperienza di donna sola e trapiantata in un luogo estraneo (New York appunto) per mettere in fila una personalissima sequenza di vite di artisti. Il grande Edward Hopper, innanzitutto, come emblema ante-litteram del voyeurismo urbano. L’icona Warhol, restituendole umanità. Il folle, psicotico e conturbante Henry Darger, pittore dall’infanzia tragica di bambine nude. E il rimbaudiano fotografo di strada David Wojnarowicz, che è il vero centro di tutto il libro. Il contrappunto sono, come si diceva, le annotazioni impressionistiche e sparse sulla vita dell’autrice nella metropoli, le sue passeggiate senza meta, le case in cui si sposta, i ricordi, la solitudine. L’ipnosi indotta dal susseguirsi delle pagine non permette, a differenza dei saggi in senso stretto, di separare gli argomenti uno dall’altro: è un movimento circolare in cui entrano in gioco l’infanzia, l’omosessualità, l’Aids, le trasformazioni urbane e quelle digitali e, ovviamente, l’arte e il bisogno espressivo come risposta a tutto questo.

Da scrittore in pausa, che talvolta concepisce idee per nuovi libri da scrivere, questi sono i testi che più mi mettono in difficoltà. Penso da qualche tempo che un giorno mi piacerebbe tornare a scrivere storie più o meno immaginate, meno personali, più di finzione, o che in generale sia venuto il tempo di tornare alle storie vecchio stile, ma ecco che di fronte a libri del genere, i romanzi nuovi, tranne rarissime eccezioni, ritornano ad apparirmi forzati, difficoltosi, appannati dall’esistenza di tutto il resto (internet, le serie tv e via discorrendo). Libri, come quello di Olivia Laing (o come Sabbie Bianche di Dyer) hanno il rarissimo pregio di impedirmi di distrarmi. Non corrono il rischio di essere sostituiti con altro. Sono fatti di pagine limpide che ti incantano. Forse perché nell’era della distrazione perenne hanno fatto della distrazione la loro poetica.

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