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09:41 venerdì 23 ottobre 2026
In una nuova biografia viene svelata l’origine del leggendario odio di Cormac McCarthy per la punteggiatura Da studente fu pagato per "sfoltire" i saggi del '700, a cominciare da Swift. Da lì inizio a odiare virgolette e punti e virgola, e a usare le virgole col contagocce.
Paul Mescal, Daisy Edgar Jones, Jonathan Glazer, Irvine Welsh, Tilda Swinton, i Kneecap e molti altri hanno firmato una lettera in difesa di Sally Rooney «Sally Rooney è una scrittrice, non una terrorista», inizia così la lettera pubblicata dopo che l'editore Faber ha ritirato i libri della scrittrice irlandese dai negozi del Regno Unito per via del suo sostegno a Palestine Action.
L’AI ha scoperto nel linguaggio su cui si regge il 70 per cento dei siti web una falla gravissima che era lì da 10 anni e di cui nessuno si era mai accorto Due vulnerabilità critiche in PHP permettono di prendere il controllo dei server senza autenticarsi. Adesso si tratta di correggerle prima che AI "cattive" ne approfittino.
Sulle nuove sterline Winston Churchill, Jane Austen, William Turner e Alan Turing lasceranno il posto a un riccio, un barbagianni, un bombo e una pulcinella di mare Quasi mezzo milione di britannici ha votato gli animali che sostituiranno i personaggi storici sulle prossime sterline. Hanno vinto il riccio, il barbagianni e il bombo, a cui la Banca d’Inghilterra ha aggiunto la pulcinella di mare.
A quanto pare tanti uomini leggono romanzi romance, ma si vergognano a dirlo e lo fanno di nascosto Leggono Bridgerton e romantasy, ne parlano solo su Discord e chiedono l’anonimato. In Italia sono quasi uno su cinque nella fascia tra i 25 e i 54 anni.
Richard Linklater sta girando il suo film più ambizioso, così ambizioso che non sarà pronto prima del 2040 È un adattamento del musical Merrily We Roll Along di Stephen Sondheim e per il momento sono ne state girate tre parti su nove.
Il 50 per cento dei Gen Z dice che evita di ballare in pubblico per paura di essere ripreso e diventare virale Quasi un ragazzo della Gen Z su due evita di ballare in pubblico per paura di essere filmato e finire sui social. Lo dice un sondaggio di LifeStance Health, secondo cui la FOMO ha lasciato il posto alla paura di diventare content senza volerlo.
Dopo 188 anni si è finalmente scoperto il luogo in cui è stata scattata la prima fotografia della storia a ritrarre degli esseri umani Nel 1838 Louis Daguerre voleva fotografare un boulevard, ma sulla lastra rimasero impressi anche due sconosciuti: un lustrascarpe e il suo cliente. Quasi due secoli dopo, tre registi hanno ritrovato il punto esatto in cui si trovavano, e ora una targa li ricorda.

Ok Computer, un bilancio

Vent'anni fa i Radiohead cambiavano la storia della musica con un album. Artisti, esperti e fan che ne sono stati influenzati ricordano un momento irripetibile.

05 Maggio 2017

I Radiohead hanno appena annunciato l’uscita di OKNOTOK, la ristampa del loro leggendario album: sarà una versione rimasterizzata dei primissimi nastri con 3 inediti e le 8 b-side originali, oltre a due libri con gli appunti di Thom Yorke e del grafico di fiducia della band Stanley Donwood. Il mese prossimo Ok Computer compie vent’anni: abbiamo chiesto ad artisti, giornalisti musicali e semplici fan di parlarci dell’uscita che ha rivoluzionato la storia del rock, e segnato un’epoca.

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Chiudete gli occhi e tornate indietro nel tempo fino al 1997. Bill Clinton sta per iniziare il suo secondo mandato da presidente degli Stati Uniti, in Inghilterra alla radio imperversa il britpop degli Oasis e dei Blur; mentre in televisione esordiscono i Teletubbies, Toni Blair guida alla vittoria elettorale i laburisti dopo 18 anni di governo conservatore. In Italia Target è uno dei programmi più popolari, il primo a parlare al grande pubblico in maniera pop della neonata rete internet, una volta alla settimana il viso angelicato di Gaia De Laurentiis ci racconta dello splendido futuro in cui saremo tutti connessi e riusciremo ad approfondire qualunque interesse istantaneamente. Come un piccolo automa le obbedisco e il 1997 è anche l’anno in cui compro il mio primo personal computer. Poi improvvisamente cambia tutto: sparano a Notorious B.I.G., sparano a Gianni Versace. A Venezia un manipolo di scoppiati occupa il campanile di San Marco nel tentativo di rifondare la Serenissima Repubblica marinara. Lady Diana si schianta a Parigi sotto il ponte de l’Alma inseguita dai paparazzi. A maggio viene pubblicato Ok Computer dei Radiohead. Se ci sono anni in cui sembra più facile separare un prima da un dopo, il 1997 è uno di questi.

Fino a quel momento i Radiohead sono stati una band come tante altre. Hanno avuto successo con “Creep”, il singolo del loro primo disco Pablo Honey. The Bends, il secondo album, è stato accolto in maniera confusa: troppo triste per far parte dello scintillante mondo britpop e troppo poco incazzato per entrare nel circo rock vero e proprio. Hanno un seguito di culto e nulla più. La loro etichetta Emi si aspetta molto dal nuovo Ok Computer: secondo i loro calcoli se i ragazzi di Oxford giocheranno bene le loro carte il disco potrà arrivare a vendere 2 milioni di copie. Gli stessi manager che abbasseranno questa previsione a 500 mila copie dopo aver ascoltato il disco in anteprima: troppo difficile e troppo poco commerciale. Si tratta però solo dell’ennesimo errore della discografia nell’intuire il proprio futuro. Ok Computer venderà negli anni 4,5 milioni di copie, più di 30 mila soltanto in Italia (dove è entrato al massimo al 31esimo posto) diventando senza dubbio uno degli album più discussi degli ultimi due decenni. Un prodotto culturale il cui peso non accenna a diminuire, anzi.

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Se l’influente Pitchfork ha dedicato all’anniversario un filotto di approfondimenti, qui in Italia basta citare il titolo del disco o ricordare le date del tour live di quell’anno a Milano, Modena o Firenze per sentirsi rispondere con un coro di “io c’ero”, di chi ha la sensazione di aver assistito a qualcosa di irripetibile. C’è Lara che pur di vederli si era fatta «cinque ore indimenticabili nel cesso del regionale Ancona-Milano con una bottiglia di Martini caldo» o Massimo che ha seguito tutto il concerto seduto di fianco a una giovanissima Carmen Consoli: «Ho ancora l’autografo che le ho chiesto prima che iniziasse». Quella musica era un mix di pop, rock progressivo ed elettronica “art” in completa controtendenza con la moda del tempo, il tutto dosato in modo così perfetto da rendere difficile replicarlo. E memorabili erano anche le canzoni: dal singolo fuori misura “Paranoid Android” fino a “Karma Police”, “Lucky”, “Airbag”. A produrre il tutto per la prima volta c’è Nigel Godrich, che da lì in poi sarebbe diventato inseparabile collaboratore nella band. Ma dato che una leggenda non è tale se non è capace di costruire un immaginario degno della storia che sta raccontando, di quel disco rimangono anche i video: l’animazione low-fi di “Paranoid Android”, l’inseguimento lynchiano di “Karma Police” o la claustrofobia spaziale di “No Surprises”. Tutto questo, e in verità molto altro, ha contribuito alla grandezza di un disco capace di spiegare il presente riuscendo anche ad anticipare alcuni aspetti del futuro prossimo, come riesce a un buon libro di fantascienza.

«È stato forse il primo disco che ho aspettato da vero fan. Li avevo scoperti con “Just” in una compilation della Levi’s ed entrai subito in fissa con The Bends. Ok Computer ha cambiato il mio modo di suonare e di ascoltare la musica, per la prima volta capii l’importanza della produzione e dell’uso delle chitarre al servizio della canzone e non come grande sega individuale». A parlare è Colapesce, uno dei più interessanti cantautori italiani, già vincitore della Targa Tenco per il suo disco d’esordio Un meraviglioso declino. «Anche l’uso del basso è rivoluzionario in quel disco, l’utilizzo della pause è incredibile, già da “Airbag” Colin Greenwood gioca con l’assenza e quando non suona lo riesci ugualmente a sentire. È un disco perfetto, ha un’alchimia unica, è il disco che ho ascoltato di più nella vita e conosco ogni fruscio, ogni sospiro. Presi l’autobus da Solarino, il mio paesino, per andare a Siracusa e ritirare i miei due ordini: The Fat of the Land dei Prodigy e Ok Computer dei Radiohead. Rimasi fulminato da entrambi, ma Ok Computer a differenza del primo è cresciuto negli anni ed è diventato un manifesto».

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Ok Computer è piombato su di noi col suo tono da catastrofe imminente proprio un minuto prima che il mondo si trasformasse nella brutta copia di una puntata di Black Mirror. Come ricorda Andrew Crowford proprio su Pitchfork: «Raramente un disco così tanto apprezzato ha prodotto una tristezza così totale». Tra i tanti che anche qui in Italia hanno assorbito i malinconici arpeggi progressivi di cui è intriso questo disco c’è anche Giorgio Poi. Canzoni come le sue “Niente di Strano” o “Tubature” sono figlie della malinconia pop di un album come questo, come conferma lui stesso a Studio. «Nel 1997 avevo 11 anni, e delle turbe di Thom Yorke e compagni fortunatamente mi importava poco. Fu invece nel 2001, quando di anni ne avevo 15, che Ok Computer entrò in maniera potentissima nella mia vita. Lo comprai a caso quando fui spedito in Irlanda a imparare l’inglese durante l’estate, durante una gita giornaliera a Dublino. Ricordo di averlo ascoltato per la prima volta in pullman, su un lettore cd senza anti-shock e che quindi saltava a ogni buca. Conoscevo soltanto “Karma Police” e “No Surprises” perché avevo visto i video, ma riconobbi subito in quelle canzoni così strane e malinconiche alcune sensazioni che avevo iniziato a provare. In quel periodo ero innamorato pazzo di una ragazza, che però non mi filava, e peggio, faceva i giochini, e io credevo che non avrei mai potuto vivere senza di lei. Fortunatamente mi sbagliavo, ma quel disco sublimava e in qualche modo giustificava il mio sentimento, aggravando peraltro la mia già serissima condizione di innamorato non corrisposto».

Il 1997 è stato uno spartiacque non solo nel costume, ma anche nella tecnologia. La discografia sta per toccare il suo apice economico: da una parte il formato cd ha aumentato le vendite convincendo tanti nostalgici a riacquistare i loro vecchi vinili in questo nuovo supporto. Dall’altra l’esplosione del fenomeno boy/girl band (le Spice Girls si formano nel 1994, i Backstreet Boys nel 1993) ha fatto arrivare nelle tasche delle multinazionali della musica un fiume di denaro mai sperimentato prima. Dove sono allora i fantasmi tecnologici di cui canta Thom Yorke in ogni traccia di Ok Computer? Si nascondono in un sottoscala americano in cui due ragazzi stanno per inventare una cosa chiamata Napster, un piccolo software sufficiente a trasformare l’El Dorado dell’industria musicale nel suo peggior incubo. «Due cose ricordo: la prima è che evidentemente quel disco suonava già per essere qualcosa lager than life. Sembrava un album programmaticamente realizzato per segnare un’epoca, sin dal momento della sua uscita. La stampa inglese e l’eredità artistica di The Bends ha fatto il resto. L’altra cosa che ricordo è che “Paranoid Android”, primo singolo del disco e brano scelto per anticipare l’album, mi sembrò irrimediabilmente bruttissimo all’epoca». A ricordarlo così è Rossano Lo Mele, giornalista musicale e attuale direttore della rivista specializzata Rumore, che all’epoca trattò con grandissima severità un album destinato a diventare pietra miliare. «La recensione di Ok Computer rimane uno dei casus belli della storia di Rumore. Per quanto ricordo lo recensì Carlo Bordone, devo dire con grandissimo, ammirevole coraggio. Lo stroncò e secondo me nel farlo rilevò alcuni aspetti del mondo Radiohead su cui è difficile dissentire. Non ricordo una rettifica, se non una presa di coscienza  – da parte di Carlo stesso – di quanto scritto e fatto un anno fa circa, proprio sulle colonne di Rumore. Non credo scriverebbe più quella recensione, oggi: ma era un altro mondo, un’altra critica».

Il gioco di distinguere un prima e un dopo “Ok Computer” funziona proprio per una questione storica. È uscito a cavallo di quelli che forse sono stati gli ultimi anni in cui è stato possibile distinguere le forme di avvenimenti che scorrevano fuori dal finestrino di un’auto lanciata verso il futuro. Poi, all’aumentare della velocità, tutto è diventato terribilmente confuso. Ok Computer ha raccontato il cambiamento che sarebbe venuto, descrivendo in contemporanea con precisione il periodo della propria uscita, un momento in cui l’elettronica era una cosa diversa dal rock, in cui aveva ancora senso parlare di “contaminazione”; un tempo in cui le paure riguardanti il futuro erano solo un piccolo controcanto alle speranze di un mare più vasto, e non viceversa. Vent’anni fa cantando di una Karma Police nessuno avrebbe pensato a reti di sorveglianza tecnologica onnipresenti e sempre all’ascolto di ogni nostro sussurro.

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