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01:59 martedì 19 maggio 2026
C’è un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.
Una ricerca ha scoperto che le AI costrette a lavorare troppo si sindacalizzano, si radicalizzano e diventano marxiste E non solo: cercano anche di convertire al marxismo le altre AI, per evitare a loro le stesse sofferenze.
Javier Bardem ha usato la sua conferenza stampa a Cannes per dire che Trump, Putin e Netanyahu sono dei maschi tossici e guerrafondai «Il mio ca**o è più grande del tuo e per questo ti bombarderò», questa, secondo Bardem, la filosofia che guida i tre Presidenti.
C’è una mappa online che raccoglie tutte le librerie ribelli, radicali e autogestite d’Italia In tutto il Paese sono 39 gli spazi di questo tipo. In Lombardia, (r)esistono 4 centri, e si trovano tutti a Milano.
Un gruppo di scienziati era vicinissimo a sviluppare un vaccino per l’hantavirus ma si è dovuto fermare all’ultimo momento perché avevano finito i soldi Servivano 7 milioni di dollari per concludere la sperimentazione, ma il Covid ha interrotto tutto. Ci vorranno tra 12 e 24 mesi per tornare al punto in cui lo studio era stato lasciato.

Nel suo nuovo libro Tom Wolfe attacca Chomsky (e Darwin)

01 Settembre 2016

The Kingdom of Speech è uscito il 30 agosto scorso per Hachette, è l’ultima opera del celebrato autore de Il falò delle vanità e prende di mira Darwin e Chomsky. Il New York Times, recensendolo, l’ha definito «il più audace tra quelli realizzati finora» dall’ottantacinquenne Wolfe, che nella sua lunga carriera non si è mai preoccupato di farsi nemici: «se non litigate con nessuno, non sapete se siete vivi svegliandovi al mattino», aveva detto nel 2004 in un’intervista al quotidiano inglese Guardian. Nel 1975 ha pubblicato Come ottenere il successo in arte (titolo originale The Painted Word), una rappresentazione impietosa dei soloni dell’arte moderna, seguito nel 1981 da Maledetti architetti (From Bauhaus to Our House), incentrato sulle idiosincrasie dei nomi prestigiosi dell’architettura. Prima ancora, nel ’70, aveva ritratto un certo mondo di socialite coniando un’espressione destinata alle migliori fortune in Radical chic: il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto (Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers).

kingCon The Kingdom of Speech, Wolfe prende di mira nientemeno che la teoria dell’evoluzione, da lui considerata meno scientifica rispetto anche a ciò che definisce, prendendo in prestito le parole di alcuni genetisti del passato, «un’ipotesi disordinata, trasandata, acquitrinosa e che fa acqua da tutte le parti». E il secondo grande oggetto polemico del nuovo libro dell’autore è Noam Chomsky, il celebre linguista e teorico delle comunicazioni: Wolfe lo ribattezza «Noam Charisma» e attacca direttamente i suoi lavori, con un atteggiamento definito dal Times di «disprezzo». «Più precisamente», continua la recensione, «copre il signor Chomsky di catrame e piume, prima di mettergli un naso rosso da clown e metterlo in un passeggino lanciato verso un burrone». Wolfe attinge a piene mani dai libri che contestano le principale teorie chomskiane.

Quanto alla teoria evoluzionistica, lo scrittore non vi si scaglia contro usando una prospettiva religiosa, essendo ateo, ma considera, ad esempio, il concetto di Big Bang come una storiella ridicola priva di fondamento scientifico, una sorta di storia della buonanotte che l’uomo si racconta per dare un senso alla propria esistenza. «Trattandosi di un libro di Tom Wolfe», scrive anche il Times, «ci sono molte chiose acide e divertenti delle classi sociali». Sull’ipotesi che Darwin, un nobiluomo inglese facoltoso e con molte conoscenze importanti dei suoi tempi, possa aver “preso in prestito” alcune delle sue teorie dal ben più anonimo Alfred Russel Wallace, in The Kingdom of Speech si legge:

The British Gentleman was not merely rich, powerful, and refined. He was also a slick operator … smooth … smooth … smooth and then some. It was said that a British Gentleman could steal your underwear, your smalls and skivvies and knickers, and leave you staring straight at him asking if he didn’t think it had turned rather chilly all of a sudden.

E poi, altrettanto prevedibilmente, ci sono i ritmi serrati, la prosa “cattiva” e le frequenti iperboli tipici dell’opera di Wolfe. «Più che una dissertazione, The Kingdom of Speech vuol essere una provocazione», scrive il Times. Ma anche questo, d’altra parte, è del tutto à la Tom Wolfe.

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