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23:32 lunedì 20 aprile 2026
Sono stati ritrovati i Piss Poems di Sufjan Stevens, il blocchetto in cui da giovane il cantautore scriveva una poesia ogni volta che gli scappava la pipì A lungo si è pensato non esistessero affatto o fossero andati perduti. Ora un ex collega universitario di Stevens ha rivelato di averli conservati per anni.
Nel programma della Scala di quest’anno c’è anche il cineconcerto di di Fellini E per i prossimi tre anni i cineconcerti saranno stabilmente parte degli spettacoli del Teatro: nel 2027 ci sarà Tempi Moderni di Chaplin e nel 2028 un concerto dedicato ai film di Ennio Morricone.
L’AI sta facendo perdere il lavoro a così tante persone che si inizia a parlare di mega layoff, cioè di mega licenziamenti A quanto pare sta diventando un vero e proprio "trend" tra le aziende, tanto che molte licenziano anche se non sono in difficoltà economiche.
È stato annunciato un altro sequel di Top Gun e ovviamente anche stavolta il protagonista sarà Tom Cruise Del film si sa ancora pochissimo, ma l'unica conferma che importa davvero c'è già: Maverick non va in pensione, nemmeno a 63 anni.
Secondo il Financial Times la crisi abitativa di Milano ormai è più grave anche di quella di Londra I prezzi delle case in città sono aumentati del 57 per cento nell’ultimo decennio, mentre gli affitti sono saliti di oltre il 70 per cento.
Gli Strokes hanno usato il palco del Coachella per denunciare tutti i crimini che gli Usa hanno commesso nel mondo dagli anni ’50 a oggi Lo hanno fatto con un video in cui mostravano i colpi di Stato in Cile, Bolivia, Congo (solo per citarne alcuni) e poi i bombardamenti su Gaza e Iran.
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.

Nel suo nuovo libro Tom Wolfe attacca Chomsky (e Darwin)

01 Settembre 2016

The Kingdom of Speech è uscito il 30 agosto scorso per Hachette, è l’ultima opera del celebrato autore de Il falò delle vanità e prende di mira Darwin e Chomsky. Il New York Times, recensendolo, l’ha definito «il più audace tra quelli realizzati finora» dall’ottantacinquenne Wolfe, che nella sua lunga carriera non si è mai preoccupato di farsi nemici: «se non litigate con nessuno, non sapete se siete vivi svegliandovi al mattino», aveva detto nel 2004 in un’intervista al quotidiano inglese Guardian. Nel 1975 ha pubblicato Come ottenere il successo in arte (titolo originale The Painted Word), una rappresentazione impietosa dei soloni dell’arte moderna, seguito nel 1981 da Maledetti architetti (From Bauhaus to Our House), incentrato sulle idiosincrasie dei nomi prestigiosi dell’architettura. Prima ancora, nel ’70, aveva ritratto un certo mondo di socialite coniando un’espressione destinata alle migliori fortune in Radical chic: il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto (Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers).

kingCon The Kingdom of Speech, Wolfe prende di mira nientemeno che la teoria dell’evoluzione, da lui considerata meno scientifica rispetto anche a ciò che definisce, prendendo in prestito le parole di alcuni genetisti del passato, «un’ipotesi disordinata, trasandata, acquitrinosa e che fa acqua da tutte le parti». E il secondo grande oggetto polemico del nuovo libro dell’autore è Noam Chomsky, il celebre linguista e teorico delle comunicazioni: Wolfe lo ribattezza «Noam Charisma» e attacca direttamente i suoi lavori, con un atteggiamento definito dal Times di «disprezzo». «Più precisamente», continua la recensione, «copre il signor Chomsky di catrame e piume, prima di mettergli un naso rosso da clown e metterlo in un passeggino lanciato verso un burrone». Wolfe attinge a piene mani dai libri che contestano le principale teorie chomskiane.

Quanto alla teoria evoluzionistica, lo scrittore non vi si scaglia contro usando una prospettiva religiosa, essendo ateo, ma considera, ad esempio, il concetto di Big Bang come una storiella ridicola priva di fondamento scientifico, una sorta di storia della buonanotte che l’uomo si racconta per dare un senso alla propria esistenza. «Trattandosi di un libro di Tom Wolfe», scrive anche il Times, «ci sono molte chiose acide e divertenti delle classi sociali». Sull’ipotesi che Darwin, un nobiluomo inglese facoltoso e con molte conoscenze importanti dei suoi tempi, possa aver “preso in prestito” alcune delle sue teorie dal ben più anonimo Alfred Russel Wallace, in The Kingdom of Speech si legge:

The British Gentleman was not merely rich, powerful, and refined. He was also a slick operator … smooth … smooth … smooth and then some. It was said that a British Gentleman could steal your underwear, your smalls and skivvies and knickers, and leave you staring straight at him asking if he didn’t think it had turned rather chilly all of a sudden.

E poi, altrettanto prevedibilmente, ci sono i ritmi serrati, la prosa “cattiva” e le frequenti iperboli tipici dell’opera di Wolfe. «Più che una dissertazione, The Kingdom of Speech vuol essere una provocazione», scrive il Times. Ma anche questo, d’altra parte, è del tutto à la Tom Wolfe.

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