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CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Populismo e tecnocrazia contro la politica

Tecnici e nuovi portavoce del popolo hanno un nemico comune: la politica. E non è superandola col mito della società civile che li si sconfigge.

01 Giugno 2018

La tecnocrazia, il governo dei tecnici, e il populismo, il governo del popolo, hanno un nemico comune: la politica. Per i primi, è una costruzione barocca che impedisce di fare le cose che andrebbero fatte; per i secondi, è un coacervo di corruzione e potere che impedisce che sia fatta la volontà popolare. E così, finisce che gli uni e gli altri assumano un linguaggio simile, fatto di contratti laddove la politica prevede compromessi fra visioni diverse, fatto di portavoce e di professori invece che di parlamentari e di dirigenti, che per carità i partiti, che iattura.

Capita così che la retorica delle “cose da fare” che sono più importanti dei nomi, del “finalmente si parla di contenuti e non di partiti”, trovi un partner inaspettato in chi aspira a ridurre la cosa pubblica a una lista di regole cui attenersi per raggiungere gli obiettivi prefissati. Capita, in questa strana alleanza, che uno individui nell’altro il totem contro cui urlare (“Bruxelles! I mercati! Il debito è mio e me lo gestisco io!”, “i populisti! I No euro! Giù le mani dal patto di stabilità!”) e poi si ritrovi a braccetto nello stesso governo, accomunato dalla voglia di applicare, alla lettera, un contratto. Carta canta, altro che destra e sinistra, società aperta e società chiusa. Un governo notarile, fatto di documenti da passare e vidimare (e che vuoi che sia se quel documento è un foglio di via, il fattore umano è un intralcio quando c’è di mezzo il contratto), non a caso guidato da un avvocato. Un governo che di politico ha il sostegno in Parlamento, e questo ovviamente basta per farlo partire, ma non diciamolo troppo forte, che la politica oggi proprio non tira.

Del resto, il contratto, con gli italiani in quel caso, lo aveva già proposto Silvio Berlusconi, uno che si presentò come il nuovo contro i partiti, uno che, non dimentichiamocelo, voleva Tonino Di Pietro nel suo governo del cambiamento, prima che diventasse la sua nemesi e quindi il miglior amico dei suoi nemici (tutto si tiene). Quale fu la reazione a quel trionfo populista rivenduto come rivoluzione liberale? Ancora una volta, si decise che la politica non era la risposta, che gli italiani non ne volevano sapere, neanche quelli “per bene”. E quindi, via con la società civile, i girotondi, i Palasharp, gli appelli, i post-it: a populismo, populismo e mezzo. Oggi, l’errore che si rischia di commettere sul fronte che avversa politicamente il governo che nasce oggi, è proprio questo: tornare ai girotondi e all’allarme democratico, ripartire dalla superiorità antropologica (“i congiuntivi!”) e dal “superamento del Pd” (o dalla sua derenzizzazione, vasto programma) per un nuovo contenitore “largo”, che vada da … a … (ognuno metta i nomi che creda, a seconda dei gusti). Ah, l’Ulivo, che stagione. Ah, l’Unione.

C’è poi un altro aspetto che va a braccetto con quanto detto fin qui. L’ironia vuole infatti che chi oggi si è già ricollocato in prima fila per la sfilata del fronte popolare capace finalmente di superare i partiti, etc. per fare muro contro i nuovi barbari, sia proprio chi, col nuovo nemico populista, voleva farci un governo. Quindici giorni fa, non due anni. Forte, fra l’altro, di aver appoggiato già con forza il governo Monti, per dire la coerenza. Il suggerimento a chi si è prodigato per un nuovo centrosinistra che superasse il Pd e che si ritrovasse attorno al Movimento Cinque Stelle, che il nuovo bipolarismo ormai era quello fra loro e la Lega, è di prendersi una lunga vacanza. Che qui, fra senso di responsabilità e conseguenti governi tecnici, slanci giovanili e conseguenti agognate alleanze coi nuovi portavoce dei cittadini, qualcuno si è dimenticato di fare un po’ di manutenzione all’unico strumento che, storicamente, ha provato con fatica a tenere insieme ideali alti, pulsioni un po’ meno alte, aspirazioni, elemento umano, senso della realtà: la politica.

Tocca a chi ci crede ancora renderla una cosa funzionante e minimamente attraente, compito molto complicato in tempi di disintermediazione, democrazia diretta, talk show urlati, e giornali tendenza “dagli alla Casta”. Ma non ci sono altre soluzioni, ora che la strana alleanza fra populismo e tecnocrazia è venuta allo scoperto.

Foto Getty
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