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01:35 lunedì 7 settembre 2026
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.

Cos’è oggi una casa?

Tra esterno e interno, una piccola rassegna di nuove tendenze dell'abitare, dai bar condominiali agli spazi ibridi.

17 Luglio 2016

Siamo abituati a pensare alla casa come a un concetto eterno, cristallizzato dalle prime civiltà in avanti, ma viviamo in un tempo in cui anche le certezze più consolidate vacillano. Proviamo a mettere insieme fatti diversi, che sembrano però tutti segno di qualcosa: la traccia di un cambiamento possibile nei nostri stili di vita, al cui centro c’è appunto l’abitare, un nuovo modo di abitare. A proposito di questo non è difficile sentire nell’aria che le mutazioni sociali e relazionali stanno influendo non solo sulle scelte principali – affittare, comprare, condividere – ma anche sull’organizzazione degli spazi (le stanze, i mobili, gli oggetti).

In un pezzo uscito a giugno sul New York Times si dava conto di un interessante esperimento nato in seno a WeLive, un complesso residenziale dotato di piccoli appartamenti – affittabili anche per brevi periodi – e spazi comuni a New York, downtown Manhattan. “Bere con i vicini” si intitolava il pezzo che parlava di questo bar comune dove gli abitanti del condominio possono recarsi da soli o con gli amici: ci sono serata a tema – a tema whiskey o caipirinha – altre più frequenti senza tema in cui l’inquilino porta con sé le bottiglie che vuole e ha disposizione gli strumenti del bartender per farsi i cocktail a suo piacimento. Le case perdono il loro status di fortezze mononucleari, di luoghi impermeabili allo stimolo esterno e diventano spazi più piccoli e più transitori, come dei satelliti in grado di comunicare tra loro negli spazi di intersezione. La distinzione tra esterno e interno diventa più fluida e indecifrabile. La casa non è un universo autosufficiente.

Case progetti abitativi

Qualcosa di simile viene descritta dal Guardian in un video intitolato: “Ho cinquecento compagni di appartamento”, che si riferisce a un nuovo progetto londinese, chiamato The Collective. Una specie di casa gigante dove chi affitta ha una camera da letto privata con la possibilità poi di usare spazi in comune. Difficile non riconoscere che ci sia qualcosa di eccitante in un paradigma come questo. I prezzi degli alloggi aumentano, mentre l’idea di famiglia assume forme non più riassumibili esclusivamente nell’idea di appartamento famigliare. E forse si risponde anche a una domanda di essenzialità: a cosa mi servono troppe stanze, troppi elettrodomestici, troppi oggetti? Non è che il co-housing sia un concetto nuovissimo, è che in questi due casi sembra essere maggiormente integrato con la progettazione urbana, sembra essere maggiormente legato ai nuovi modi di usare le grandi città.

Home Economics è il titolo proprio del padiglione britannico alla Biennale di Architettura in corso, che si occupa attraverso il lavoro di professionalità multi-disciplinari di ripensare l’idea di casa per rispondere alla forte crisi immobiliare della Gran Bretagna odierna. Il tema di fondo è che gli spazi non vengono organizzati a seconda della loro funzioni, ma in relazione al tempo, diviso in ore, giorni, mesi, anni e decadi. Stanze che più che essere definite per categorie come camera da letto, bagno, cucina, vengono definite per le loro qualità: luminose o scure, chiuse o aperte, private o pubbliche, morbide o dure. Si può notare tra le altre cose un letto quadrato due metri per dure per «incoraggiare lo spettro di attività che possiamo fare su un materasso e che non è per forza il dormire, un tentativo anche di interrogarsi su quale sia la struttura delle famiglie oggi».

Average House Price In The UK Rises 8% In The Year

Anche il Trend Lab del Salone del Mobile ha di recente prodotto un documento che individua tra le principali tendenze dell’abitare, quelle comprese nella ricerca Living Scapes, la cosiddetta InsideOut Home, l’abitare tra dentro e fuori. Si legge nel documento: «Lo spazio abitativo e quello lavorativo, in molti casi coincidono e molti freelance che lavorano nell’ambito del digitale e della creatività progettano la loro abitazione come un luogo “aperto” in cui, non solo vivere, ma anche lavorare», o anche: «Lo spazio domestico, da spazio privato, è diventato sempre più contaminato dall’esterno prestandosi a diventare il setting di nuove forme di socialità nonché di esperienze e pratiche culturali e di consumo “storicamente” prerogativa degli spazi pubblici». Particolarmente interessante è la parte del documento dove si esplora come questi nuovi paradigmi influiscano sul design dell’oggetto, del mobile, del pezzo. Come il Workbed, che unisce una postazione di lavoro con una di riposo. Una scrivania che si trasforma in un letto che «potrebbe esprimere al meglio tutte le sue qualità e funzionalità negli appartamenti cittadini, spesso di dimensioni ridotte, dei giovani professionisti». Il punto resta questo: in questi anni, dai rapporti professionali a quelli sociali, molto nelle vite di chi vive nelle metropoli d’Occidente è cambiato rispetto al passato e ora, come se il futuro fosse arrivato, sembra di vedere a occhio nudo questi cambiamenti riflettersi anche nell’abitare.

Foto Getty Images.
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