Hype ↓
21:39 lunedì 1 giugno 2026
La pregiatissima collezione di vini di Stalin verrà venduta per finanziare l’apertura di una scuola di enologia in Georgia Al suo interno sono conservate più di 40 mila bottiglie, in parte prese dalle cantine degli zar e in parte scelte personalmente da Stalin.
Il prossimo film di Alice Rohrwacher sarà un adattamento del Barone rampante di Italo Calvino La regista non ha fatto in tempo a finire le riprese di Three Incestuous Sisters che è già arrivato l'annuncio del suo prossimo progetto.
La Filarmonica di Berlino lancerà il suo festival letterario e la prima ospite sarà Han Kang Il 7 settembre la scrittrice terrà una lettura della sua nuova opera, La scatola delle lacrime, accompagnata dai musicisti della Filarmonica.
È disponibile in streaming Roma illegale, il documentario sulla leggendaria scena rave romana degli anni ’90 Uscito nel 2021, il film di Andrea Scarcella arriva finalmente in streaming, sulla piattaforma OpenDDB.
In Norvegia la crisi climatica sta facendo emergere dal permafrost cadaveri vecchi di secoli I corpi dei cacciatori di balene a Likneset, la Punta dei Cadaveri delle Isole Svalbard, stanno emergendo dai ghiacci che si pensava eterni.
Netanyahu ha detto apertamente di aver ordinato all’IDF di occupare almeno il 70 per cento della Striscia di Gaza Questo nonostante sia formalmente in vigore un cessate il fuoco che già garantiva a Israele il controllo sul 53 per cento della Striscia.
In Toy Story 5 c’è anche Bad Bunny e si è scoperto che interpreta il personaggio Fetta di pizza con occhiali Personaggio al momento molto misterioso, di cui sappiamo solo che è una fetta di pizza, che indossa occhiali da sole e che è «estremamente cool».
C’è un tracker di voli aerei che segue solo i voli sui quali c’è qualcosa che non sta andando per il verso giusto Variazioni di altitudine, turbolenze, manovre inaspettate, rotte sbagliate: tutto quello che non vorremmo succedesse mai in volto, a portata di clic.

Agli Oscar hanno candidato i buoni

Dall'Academy sembrano dire: avete visto quanti neri? Quanti gay? Quante minoranze? E così le statuette dell'Academy diventano un premio per il movimentismo.

25 Gennaio 2017

Messaggio alla nazione, ma che dico al mondo: il nuovo presidente degli Stati Uniti è Donald Trump. Per chi non l’avesse ancora capito, sono arrivate le nomination agli Oscar a ricordarlo. Ieri Cheryl Boone Isaacs, presidente (afroamericana) dell’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, era tutta gongolante all’annuncio dei candidati: avete visto quanti neri? Quanti gay? Quante minoranze di ogni genere e grado? Quanti discriminati, bullizzati, quante femminicidiate? Con un sottotesto ulteriore: l’anno scorso – quello degli #OscarsSoWhite, vale a dire la Fiera del Bianco – ci avete dato dei razzisti; ora che c’è un vero razzista alla Casa Bianca, osate ancora parlar male di Hollywood?

Dei nove film nominati, due sono a tema (per così dire) nero: Moonlight e Il diritto di contare (Hidden Figures). Uno parla di bambini indiani sperduti e adozioni: Lion. Su venti attori nominati, sei sono afroamericani, più uno di origine indiana (Dev Patel). Il record di cui l’Academy già si fregia sta nella cinquina delle attrici non protagoniste, per la prima volta a maggioranza nera: Viola Davis per Barriere (Fences), Naomie Harris per Moonlight, Octavia Spencer (già vincitrice nel 2013 con The Help) per Il diritto di contare. Viola Davis, che certamente vincerà, è anche la prima attrice afroamericana a essere stata candidata tre volte. È dunque già preventivamente assicurato: qui si fa la Storia, signori.

TOPSHOT-US-POLITICS-TRUMP-PROTEST

L’altro record (in realtà è un pareggio) è detenuto da La La Land di Damien Chazelle, quattordici candidature totali come in passato Eva contro Eva e Titanic. È senza dubbio il film dell’anno – l’abbiamo scritto – ma a questo punto la sua vittoria non è più così scontata. A un mese dall’insediamento di The Donald, può Hollywood non cogliere la ghiottissima possibilità di premiare un titolo che in un colpo solo parla di neri, froci, bullismo, integrazione (inteso ovviamente come: difficoltà di), droga? E cioè Moonlight: è lui il concorrente più pericoloso per La La Land. Il paradosso è che, messo a confronto con un musical che omaggia il cinema-come-una-volta ma che in realtà racconta i sogni e le frustrazioni della contemporaneità, il film-di-neri più acclamato dell’anno schiera un immaginario vecchio, anzi decrepito. Per questo fa così paura: i votanti dell’Oscar in tutto ciò che è vecchio ci sguazzano.

Il cinema americano sta vivendo un’ondata di anti-trumpismo come manco qui da noi ai tempi di Silvio il Caimano. Sono solo più veloci: un paio di mesi e la protesta è già organizzatissima, per non parlare di quanto è telegenica. Discorsi accorati in mondovisione, marce femministe, per sintetizzarlo in due parole: Meryl Streep. La Fiorella Mannoia d’America (ah no, oggi la vera Mannoia è in odore di grillismo, cambia todo cambia) è il baluardo su cui Hollywood può sempre contare, oggi di più: la più stimata delle dive si è scoperta fiera girotondina, da “attrice più brava del mondo” può permettersi ciò che vuole. Quando, dopo l’infuocato discorso di lei agli ultimi Golden Globe, Trump ha azzardato l’aggettivo «sopravvalutata», si è gridato alla lesa maestà. Anche Streep detiene un record personale in questa edizione degli Oscar: è la prima attrice ad aver raggiunto le venti candidature totali (tre sono diventate statuette), i secondi in classifica si fermano a dodici (Katharine Hepburn e Jack Nicholson). Nel delizioso Florence di Stephen Frears è al solito impeccabile, ma certo quel posto tra le migliori attrici protagoniste tolto a Amy Adams (candidabile sia per Arrival sia per Animali notturni) è un chiaro risarcimento dell’Academy verso tutto quel che sta facendo come movimentista di piazza. Per parlare di cose nostre: è stata Streep, da presidente di giuria al Festival di Berlino dell’anno scorso, ad assegnare l’Orso d’oro a Fuocoammare di Gianfranco Rosi, adesso in corsa per l’Oscar come miglior documentario. Meryl la pasionaria gli porterà fortuna pure il 26 febbraio? Da Trump a Lampedusa, sarà una lotta più agguerrita del referendum, tra i buoni e i cattivi di Hollywood.

Immagini Getty Images
Articoli Suggeriti
Il prossimo film di Alice Rohrwacher sarà un adattamento del Barone rampante di Italo Calvino

La regista non ha fatto in tempo a finire le riprese di Three Incestuous Sisters che è già arrivato l'annuncio del suo prossimo progetto.

La Filarmonica di Berlino lancerà il suo festival letterario e la prima ospite sarà Han Kang

Il 7 settembre la scrittrice terrà una lettura della sua nuova opera, La scatola delle lacrime, accompagnata dai musicisti della Filarmonica.