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Una raver ha lanciato una petizione per vietare i pantaloni di Hello Kitty ai rave «I rave non sono pigiama party. I pantaloni del pigiama servono per dormire», ha scritto Samantha Scott su Change.org, in una petizione che finora non ha riscosso grande successo.
L’UE vuole che il Canada diventi un “membro associato” dell’Unione, ma nemmeno l’Unione sa cosa vuol dire diventare un membro associato dell’UE Ursula von der Leyen ha avanzato la proposta, il Canada si è detto interessato, resta solo da capire che cosa comporti questa proposta.
La prima ricerca sul disastro in Nepal ha confermato quello che tutti sospettavano: la crisi climatica c’entra eccome in quello che è successo Lo ha realizzato la climatologa Friederike Otto dell'Imperial College di Londra: per lei, i nepalesi stanno pagando una crisi provocata dalle emissioni di combustibili fossili.
Una città in Belgio ha affidato la cura dei suoi prati a un gregge di pecore e le pecore sono state così brave a curare i prati che ora il Comune assumerà altre pecore per curare i prati Si chiamano Lactose, Rayban, Pils, Domino, Katimini, Maria, Juliette e Puyu. E il Comune di Ixelles non può più fare a meno di loro nella cura del verde pubblico.
Stati Uniti e Israele hanno concluso una delle più grosse compravendite di una delle più grosse bombe di tutti i tempi Bombe che pesano tutte almeno una tonnellata, pensate per distruggere edifici interi e che quando esplodono lasciano crateri profondi 15 metri.
Prima di vincere la Coppa Volpi a Venezia, Mathilde Arcel è dovuta tornare a Copenaghen per presentarsi al centro per l’impiego perché è iscritta alle liste di collocamento e prende il sussidio di disoccupazione È successo subito dopo la prima di Woman Unknown, il film di May el-Toukhy che le è valso il premio per la Migliore interpretazione femminile.
Macklemore ha donato tutti i soldi guadagnati nel tour di Ed Sheeran a organizzazioni umanitarie che aiutano i palestinesi Un milione di dollari a sei diverse organizzazioni umanitarie. «Una vita palestinese non vale meno di qualsiasi altra vita sulla Terra», ha detto.
JD Vance si è lanciato in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».

No, Jennifer Lopez no

Analisi del nuovo spot della Fiat 500; ecco perché la scelta pop di J-Lo convince poco

14 Novembre 2011

Avrete di certo notato in questi giorni che in tv e sul web sta passando il nuovo spot della Fiat 500. Sì, quello con Jennifer Lopez testimonial globale. Sì, la versione 30” del suo videoclip. Sì, quello della canzone dal titolo “Papi”. Sìì, proprio quello dove appare per ben sei volte la scritta Pop con cinque font differenti. Siamo sinceri: era da tempo che non si vedeva una roba così raffazzonata, sopratutto se si pensa che è abbinata a un prodotto importante e di qualità come la 500, specialmente per il mercato estero.

Ma partiamo dall’inizio, perché la nuova Fiat 500 ha da sempre con la pubblicità un rapporto controverso: una strategia di comunicazione non chiara basata su poche campagne e tutte utilizzando un linguaggio diverso. Il lancio italiano (luglio 2007) fu accompagnato da uno spottone mieloso e celebrativo. Se non lo ricordate, bastano tre elementi per farvi capire il genere: inizio e fine con le immagini di Nuovo Cinema Paradiso, colonna sonora di Giovanni Allevi e voice over di Ricky Tognazzi. Se non vi basta, eccolo qui.

Poi per un sacco di tempo nessuna campagna tv o stampa, privilegiando investimenti sul web o su altri media cosiddetti “non convenzionali”, ma che hanno sortito uno scarso impatto. Del resto l’auto era e continua ad essere bella e comunicativa di per sé e, nonostante i prezzi di listini piuttosto alti, vende bene. Nel corso del tempo qua a là qualche campagna tv e affissioni, alcune anche carucce, ma niente che sia rimasto nella memoria e nel linguaggio collettivo. Anche le operazioni di co-marketing a edizione limitata con Diesel e Gucci dal punto di vista della comunicazione (e delle vendite) non hanno lasciato il segno, anche per i bassi investimenti in advertising. Peccato, perché la campagna Disconnect era carina e divertente, ma solo in pochi l’hanno vista.

Poi è arrivato il lancio della 500 negli States, trainato dall’acquisto di Chrysler da parte di Fiat. Sinceramente ci si aspettava una cosa roboante visto anche il rilancio in grande stile dell’auto simbolo dell’azienda di Detroit con lo spot trasmesso lo scorso Febbraio durante il SuperBowl. Aspettative disattese. L’esordio in pubblicità della 500 in verità è stato piuttosto triste e squallidino. Gli elementi della campagna erano il viaggio nel tempo, il cinema del passato e il drive-in (Gesù, i drive-in, una luogo che per il target a cui è rivolto la Fiat500 ha lo stesso appeal che per noi hanno le brutte sagre di paese). Questo il risultato. Ne parlai già qui.

Ok, ma veniamo ad oggi.

In questo momento negli States il successo di tanti prodotti icona deriva più da un product placement intelligente piuttosto che da campagne milionarie sui media tradizionali (un caso su tutti: le cuffie Beats di Dr.Dre che oltreoceano, grazie alle apparizioni in tv show e videoclip hip-hop, sono diventate una sorta di sinonimo di prodotto). Così il marketing USA di Fiat decide di adottare questa strategia e fa un pesante investimento sul ritorno alle scene musicali di Jennifer Lopez.

No, dico. Jennifer Lopez. Una che negli ultimi anni ha avuto così poco da dire, al punto che – questa almeno è la percezione – ha bisogno della notizia della separazione dal marito e di far tirar fuori video osé per riguadagnarsi le copertine dei giornali. Boh, magari il marketing Usa ha inquadrato come target primario la comunità ispanica, gli ex-boys and girls from the block, tanto per ricordare l’unico suo successone musicale memorabile (targato 2002). Magari vuol far intendere che le sedute sono comode e spaziose al punto da contenere il voluminoso panettone della Jennifer. Chissà.

Comunque, una buona metà del clip del singolo “Papi” (no, non ci abbassiamo a fare le scontate battute sul titolo) ritrae il viaggio di J-Lo in 500 mentre uomini impazziti la inseguono. Il video piace così tanto a Marchionne (pare proprio che l’ad di Fiat voglia mettere l’ultima parola su qualsiasi spot pubblicitario) che decide di farne la campagna ufficiale di Fiat per gli States, giocando sul gioco di parole “on line/in line” visto che uno dei canali principali in cui sarà venduta la 500 sarà proprio internet.

Ci sfuggono del tutto però i motivi che stanno alla base di voler adattare uno spot, che a sua volta è la riduzione di un modesto videoclip, specialmente se si considera che la 500 venduta in USA è piuttosto diversa da quella italiana, a cominciare dai vistosi catarifrangenti arancioni sui parafanghi, in parte rimossi in post produzione. Per non parlare poi della grafica, degna di un programma per bambini, usata per differenziare lo spot italiana da quello americano e dell’abuso del termine Pop (ssshhh, in Fiat sono convinti che J-Lo sia un’icona pop..).

Per fortuna che la pubblicità non influisce sugli acquisti.

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