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18:27 martedì 27 gennaio 2026
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.
La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
I cittadini di Minneapolis hanno organizzato una festa per il licenziamento di Greg Bovino davanti all’hotel dove alloggiava Cori, canti, balli, musica, festeggiamenti. Fino a quando la polizia non è intervenuta per interrompere violentemente il party improvvisato.
Ad Amsterdam saranno installate lungo i canali delle mini scale per aiutare i gatti che cadono in acqua Centomila euro che il Comune ha deciso di investire nella costruzione di quelle che tecnicamente si chiamano “scale per l’uscita della fauna selvatica”.
Dopo il litigio con il figlio Brooklyn, una canzone di Victoria Beckham di 25 anni fa è arrivata in cima alle classifiche inglesi A 23 anni dal lancio, "Not Such An Innocent Girl" raggiunge la vetta di ben due classifiche inglesi, grazie al pubblico litigio tra Victoria e David da una parte e il figlio Brooklyn dall'altra.
Per la prima volta Pitchfork ha spiegato come assegna e cosa significano i voti che dà agli album È una guida che introduce anche gli abbonamenti al sito, che permetteranno agli utenti di aggiungere il loro voto a quello dei giornalisti.

Netflix sta andando peggio del previsto

20 Aprile 2022

Dopo dieci anni di ininterrotta crescita del numero degli abbonati, per la prima volta Netflix ha registrato una perdita di iscritti. Alla fine del primo trimestre del 2022, infatti, 200mila persone hanno deciso di non rinnovare il loro abbonamento alla piattaforma streaming (forse siamo davvero all’inizio della “grande disiscrizione” di cui abbiamo parlato settimane fa su Rivista Studio), causando una perdita di valore del titolo azionario dell’azienda pari al 20 per cento. Il mercato si aspettava cifre molto diverse: a Wall Street si prevedeva un aumento di 2.5 milioni di abbonati. Adesso, Netflix ha dovuto rivedere al ribasso tutte le sue previsioni e ha annunciato di aspettarsi di perdere ben due milioni di abbonati alla fine del trimestre appena cominciato.

Netflix ha fornito diverse ragioni per spiegare questi numeri. Innanzitutto, l’azienda ha raggiunto ormai delle dimensioni tali che è difficile continuare a immaginare una crescita continua come quella vissuta in questi anni. Senza considerare che, all’inizio del decennio di crescita ininterrotta di cui si è detto, la competizione non era nemmeno lontanamente numerosa e agguerrita come adesso: le guerre dello streaming, insomma, prima o poi dovevano fare delle vittime. E poi c’è la più generale crisi dell’economia globale dovuta alla pandemia, aggravata dalla guerra in Ucraina (soltanto la decisione di chiudere il servizio in Russia è costata circa 700mila abbonati).

E poi, una questione di cui si è molto discusso in queste settimane, anche in Italia: i problemi portati dall’abitudine di condividere le credenziali di accesso allo stesso account Netflix tra più persone. Se è vero, come dice l’azienda, che 222 milioni di famiglie possiedono un abbonamento alla piattaforma, ce ne sono almeno altre 100 che accedono ai contenuti Netflix grazie al cosiddetto “password sharing”. Un problema che l’azienda ha già fatto capire di voler risolvere a breve: in Cile, Costa Rica e Perù si sta già testando un aggiornamento della piattaforma che prevede che per ogni nuovo account che accede al servizio usando le stesse credenziali, l’intestatario dell’abbonamento debba pagare una quota aggiuntiva. Al momento, però, non è chiaro se e quando questo aggiornamento verrà introdotto in altri Paesi.

In tutti questi anni, inoltre, ci siamo abituati a guardare serie tv e film su Netflix (e sulle altre grandi piattaforme) senza l’interruzione della pubblicità. Anche questo, a quanto pare, per Netflix sta diventando un problema. Il calo degli abbonati porta inevitabilmente a un calo del fatturato, soldi in meno che da qualche parte, in qualche modo, devono rientrare. È per questo che nelle ultime settimane si sta discutendo della possibilità di inserire spot pubblicitari sulla piattaforma. Per il momento, l’opzione sarebbe solo per quegli abbonati che sottoscrivono il piano più economico. Della possibilità di inserire spot pubblicitari ha parlato anche il Ceo di Netflix, Reed Hastings: «Sono sempre stato contrario alle complessità del modello pubblicitario e ho sempre preferito la semplicità dell’abbonamento. Preferisco ancora di più, però, concedere al consumatore il massimo della libertà. In questo caso, ciò significa concedere a chi vorrebbe abbonarsi a Netflix a un prezzo più basso la possibilità di farlo, a patto di accettare la pubblicità. Mi sembra una cosa sensata».

In questo momento, l’unica buona notizia per Netflix viene dal mercato asiatico. Se non fosse stato per la crescita degli abbonamenti nella zona geografica Asia-Pacific (1.1 milioni in più), le perdite del primo trimestre del 2022, infatti, sarebbero state molto più pesanti: 650mila abbonati in meno tra Stati Uniti e Canada, 350mila in America Latina, 300mila tra Europa, Medio Oriente e Africa. In una lettera inviata agli azionisti, Netflix ha confermato che in mercati come Giappone, India, Filippine, Thailandia e Taiwan la crescita dell’azienda continua.

Secondo gli analisti, il merito sarebbe in gran parte da attribuire a Squid Game, il più grande successo mai prodotto dalla piattaforma, uno show il cui valore in prospettiva è stato precedentemente stimato dalla stessa Netflix attorno ai 900 milioni di dollari. Il successo di Squid Game ha convinto l’azienda a investire molto su quel mercato. Ovviamente a cominciare da quello sudcoreano, dove nel 2021 si prevedevano nuovi contenuti per 500 milioni di dollari. E poi c’è il Giappone e, in particolare, gli anime: stando a quanto dichiarato da Kohei Obara all’Hollywood Reporter, più di metà degli abbonati a Netflix guardano gli anime. Cifre che fanno capire perché, se questo principio di crisi dovesse confermarsi, la piattaforma taglierà gli investimenti in contenuti originali in tutto il mondo, tranne che in Asia.

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