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Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.
La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
I cittadini di Minneapolis hanno organizzato una festa per il licenziamento di Greg Bovino davanti all’hotel dove alloggiava Cori, canti, balli, musica, festeggiamenti. Fino a quando la polizia non è intervenuta per interrompere violentemente il party improvvisato.
Ad Amsterdam saranno installate lungo i canali delle mini scale per aiutare i gatti che cadono in acqua Centomila euro che il Comune ha deciso di investire nella costruzione di quelle che tecnicamente si chiamano “scale per l’uscita della fauna selvatica”.
Dopo il litigio con il figlio Brooklyn, una canzone di Victoria Beckham di 25 anni fa è arrivata in cima alle classifiche inglesi A 23 anni dal lancio, "Not Such An Innocent Girl" raggiunge la vetta di ben due classifiche inglesi, grazie al pubblico litigio tra Victoria e David da una parte e il figlio Brooklyn dall'altra.
Per la prima volta Pitchfork ha spiegato come assegna e cosa significano i voti che dà agli album È una guida che introduce anche gli abbonamenti al sito, che permetteranno agli utenti di aggiungere il loro voto a quello dei giornalisti.

Perché Netflix vuole comprare un cinema?

10 Aprile 2019

Come riporta Vulture, Netflix sta per acquistare l’Egyptian Theatre di Los Angeles, «una grandiosa ma decadente sala cinematografica» che si trova sull’Hollywood Boulevard. Non si conosce il costo preciso, ma l’affare viene descritto da più fonti come multimilionario. Più che un’acquisizione, però, l’intera operazione assomiglia più a una vera e propria partnership.

L’Egyptian Theatre, infatti, è al momento di proprietà dell’American Cinematheque, un’associazione no-profit che si occupa della conservazione e valorizzazione dei film. In base all’accordo (che non è stato ancora finalizzato) «Netflix userebbe il teatro nelle notti dei giorni feriali per ospitare proiezioni e anteprime con red carpet, mentre all’American Cinematheque rimarrebbe la programmazione dei weekend, durante i quali continuerà a organizzare conferenze, proiezioni di film classici e, occasionalmente, dei festival del cinema».

Fino a questo momento la piattaforma di streaming ha utilizzato le sale solo per brevi promozioni ed è stata aspramente criticata per non rispettare i canonici 90 giorni dall’uscita nei cinema prima di rendere disponibili online i suoi film. Questa pratica ha inviso a Netflix alcune delle istituzioni e delle personalità più di prestigio del cinema internazionale, dal Festival di Cannes a Steven Spielberg. E se Thierry Frémaux, il critico delegato generale del Festival di Cannes, ha rivisto parzialmente la sua posizione di condanna (era stato lui a escludere dalla competizione i film che non erano passati nelle sale francesi), Spielberg ha dichiarato che il colosso californiano non dovrebbe neanche partecipare agli Oscar, visto che uno dei requisiti base è che il film sia rimasto per almeno sette giorni in programmazione in un cinema della contea di Los Angeles. Ed è qui che entra in gioco l’Egyptian, dove Netflix potrebbe tenere i suoi film in programmazione nei tempi richiesti, seppur (di fatto) bypassando la rete distributiva tradizionale.

Come fa notare Chris Lee su Vulture, poi, la questione non è affatto semplice e solleva anche alcuni interrogativi sulla legittimità legale dell’operazione, visto che una vecchia regola dell’antitrust vieta che gli studi cinematografici possiedano delle sale fisiche. Dallo scorso agosto, però, il Dipartimento di giustizia ha espresso la volontà di voler rivedere quella regola, aprendo così una nuova stagione del rapporto tra studi di produzione e sale cinematografiche, senza tener conto del fatto che il divieto risale a un periodo in cui Netflix nemmeno esisteva. La piattaforma di streaming, poi, non è di certo l’unica a volersi muovere in questa direzione: basti pensare che lo hanno già fatto, per via laterali, anche Disney e Sony. Per farla breve: fatti salvi i milioni di dollari di investimento, a tutt’oggi nulla può impedire a Netflix di comprarsi «un teatro dedicato a un faraone per presentare i film che poi metterà online».

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